(a cura di Silvia Coletti)
San Bonaventura vive in un contesto in cui si diffonde sempre più la dottrina filosofica, una dottrina contrastante con la religione, in quanto annullava del tutto la presenza di Dio. Secondo Bonaventura l'uomo possiede tre occhi. Il primo è un occhio fisico e serve per cogliere il mondo, così come appare. Il secondo coglie nella profondità del nostro essere una luce proveniente dall'alto, penetra nell'io profondo, coglie qualcosa di fisso, che non appartiene a noi, ma ci è dato dall'alto come veritas. Il terzo si arrampica al raggio di luce e risale attraverso la meditazione sulla morte e su quello che ci sarà dopo questa. In particolare la vita monastica è orientata ad essere un cammino di ascesi attraverso la meditazione.
-"Bisogna rimettere l'uomo nel mondo". L'intervento del Prof. Franceschelli, durante il secondo appuntamento del ciclo d'incontri organizzato dal comune di Monte Compatri, si apre con questa sentenza: «se Camus, nel Mito di Sisifo, affermava che l'uomo era stato separato dal palcoscenico, si avverte ora la necessità immanente di reinserirlo nel mondo, di ristabilire un collegamento intrinseco tra attore e palco».
Come quarto, rimessosi dal singhiozzo, interviene Aristofane il quale spiega la propria devozione per Eros per mezzo di un fantasioso ma significativo mito. A suo parere, all'origine del mondo, gli esseri umani erano diversi da quelli attuali; essi erano congiunti attraverso la parte frontale, erano muniti di quattro mani, quattro gambe e due volti su una sola testa e possedevano tre generi: il maschile, il femminile e l'androgino, che partecipa sia della natura maschile che di quella femminile. La forma di questi umani era inoltre circolare.