(a cura di Eugenia Rigano)
Marco Bonardelli intervista Elisabetta Pellini, co-protagonista della fiction "Rosso San Valentino" nel ruolo della perfida Daria Danieli. In questa intervista, la bella Elisabetta si racconta anticipando un nuovo lavoro per la tv al fianco di una grande attrice italiana.
(Tratto da http://genekellyfans.com - adattamento di Irene Romano). Siamo ormai nel 2013 ma ancora si parla di loro: i danzatori indimenticabili Fred Astaire e Gene Kelly. Ogni nuovo performer musical cinematografico viene spesso paragonato a loro. Nel corso degli anni, Fred Astaire e Gene Kelly sono stati confrontati e contrapposti davvero all'infinito: spesso son entrambe presenti e citati in retrospettive del cinema. Quando si tratta di danzatori uomini nel cinema americano tra il 1940 e il '50, loro due erano praticamente tutto quello che avevamo.
Il documentario supportato da Roma Lazio Film Commission "Giuseppe Tornatore, ogni film un'opera prima" di Luciano Barcaroli e Gerardo Panichi prodotto da Stile Libero Produzioni e presentato nella sezione Prospettive Italia della settima edizione del Festival Internazionale del film di Roma, ha vinto il Premio al Miglior Documentario di Cinema ai Nastri d'Argento 2013.
Diretto da Roland Sejko, montaggio di Luca Onorati, Anija è tra i cinque titoli finalisti per il "Nastro d'argento" 2013, per il miglior documentario. La selezione delle pellicole finaliste è stata effettuata dal Direttivo Nazionale del SNGCI (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani). Il documentario di Sejko e Onorati è stato prodotto da Cinecittà-Istituto Luce, ed ha già riscosso vasti consensi di pubblico al Festival di Torino, nonché di critica su testate nazionali ed internazionali. Il "Nastro d'Argento" è il più antico e autorevole riconoscimento nel campo del cinema. Il regista albanese Roland Sejko ha ricostruito con dovizia di particolari gli avvenimenti dell' Albania nel 1990, cioè le migrazioni di massa verso l'Italia per trovare – a costo della vita stessa- la libertà. La nave (Anija) è un film di genere documentario della durata di 83 minuti.
Bianca come il latte rossa come il sangue è un film (regia di Giacomo Campiotti) attualmente al cinema, nato dalla collaborazione tra Lux Vide ( che ha dato vita a dei veri capolavori della lunga serialità televisiva italiana tra cui spicca la fortunata serie Don Matteo) e Rai Cinema. Tratto da un best seller scritto dal professor Alessandro D'Avenia è un piccolo, affascinante e preciso affresco sull'adolescenza.
Proponiamo l'intervista che Marco Bonardelli ha realizzato per la nostra redazione con Sabrina Duranti. Marco Bonardelli è blogger e collaboratore de La Gazzetta del Sud. Esperto conoscitore del mondo del doppiaggio, scrive per le pagine culturali ed edita un sito internet dal titolo "Luci della Ribalta".
«Con Quentin Tarantino non vorrei mai lavorare. Sceglie le musiche senza coerenza e io non saprei cosa fare con uno così» ha affermato Ennio Morricone nel corso di una sua lezione, tenutasi il 15 marzo scorso presso l'Università Luiss Guido Carli di Roma. A proposito dell'ultimo film dell'inventore del pulp, del quale il compositore italiano ha pure firmato la colonna sonora, insieme a Mary Ramos, Morricone ha aggiunto: «Anche Django Unchained non mi è piaciuto, c'era troppo sangue».
Piccola e rara perla teatrale dei giorni d'oggi, la commedia Allora come va? è andata in scena al Teatro Manhattan dal 5 al 10 Marzo e riaprirà a breve i battenti al Teatroinscatola di Trastevere.
Quattro cugini dell'alta borghesia si ritrovano nella sala d'attesa della clinica Salus per il tanto sospirato passaggio a miglior vita del loro ricchissimo zio Ferdinando Ferrer.
Si è svolto dal 14 al 17 marzo sul palcoscenico del Teatro Trastevere a Roma la divertentissima commedia della drammaturga francese Isabelle Candeliere Andrea La Magnifica, con la regia di Eugenio Pochini. Tra i protagonisti di questo esilarante testo, che ha già vinto quattro premi Molière, troviamo Carlotta Proietti con Ialeli Anselmo, Pietro Morachioli, Emanuele Guzzardi, Alessio D'Amico. A fronte di un pubblico numeroso e divertito, lo spettacolo ha raccolto moltissimi consensi, dimostrando un carattere forte e meticoloso grazie all'interpretazione magistrale della compagnia e alla fantastica scelta della scenografia.
Ho visto in questi giorni Flags of Our Fathers, diretto da Clint Eastwood nel 2006. Un film che non mi ha scaldato il cuore, né raggelato. Il che è tutto dire quando il pernio tematico è la guerra. Insomma, la materia, ossia le esperienze di alcuni reduci americani della battaglia di Iwo Jima, ha perduto tutte le copiose componenti tragiche e umane di quell'evento luttuoso della seconda guerra mondiale, nel quale persero la vita quasi settemila soldati americani e circa ventiduemila giapponesi: in sostanza 30.000 persone o giù di lì; un vero macello.
Non è la prima volta che assisto a un lavoro teatrale firmato e interpretato da Teresa Polimei, ma ogni volta rimango basito e un po' disorientato: pur essendo per mia natura aperto a considerare le molteplici facce della personalità umana, non riesco a immaginare Teresa nei panni del severo e razionale ingegnere impegnato nello svolgimento dei compiti dirigenziali che il suo lavoro all'ENEA le impone. Per me, che l'ho conosciuta da sempre come attrice e regista teatrale, Teresa è questa, è la napoletana che ha nel sangue l'innato dono del comunicare con la voce e la gestualità, strumenti primari e indispensabili del vero attore.
È di Nicolantonio Mucciaccia, il trittico denominato Light Box. Artista e stilista romano presente sulla scena artistica italiana e internazionale da diversi anni. Un'opera contemporanea virtuale dove le linee e le forme, come trame labirintiche, conducono visualmente verso un'altra dimensione: quella surreale e visionaria della realtà mucciacciana. Una rappresentazione vitale ed energica nonostante l'evidente astrazione.
Dai produttori di Juno e tratto dal romanzo epistolare di Stephen Chbosky, "Noi siamo infinito" è uscito nelle sale italiane il 14 febbraio 2013. Un film che prende il titolo dalla rivisitazione di una frase del protagonista che, portato da una macchina in corsa sotto lo stesso tunnel che la cinepresa segue all'inizio del film, dà voce a un pensiero guardando la ragazza di cui è innamorato: "Mi sento infinito."
Se un titolo che crediamo ben riuscito non basta a definire uno dei propri cineasti preferiti, tre titoli cominciano a diventare una bella coincidenza: è il caso dell'austriaco Michael Haneke, che dopo i suoi ultimi lavori Funny Games (2007) e Il nastro bianco (2009), ha diretto Amour (2012) con Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva, splendidi ottantenni entrambi, meritata Palma d'Oro a Cannes e un Oscar come miglior film straniero.