Sommario anno X numero 4 - aprile 2001

 I NOSTRI PAESI - pag. 06

 

grottaferrata - monte compatri

La compagnia teatrale I NUOVI ISTRIONI in

Il teatro di Eduardo Scarpetta: "Cani e Gatti" (da Jalouse di Bisson)

"Eduardo Scarpetta visse nel teatro e per il teatro. Egli scrisse per far ridere ad ogni costo, aggirando la mente, saltando a piè pari la meditazione del pensiero, assolutamente consapevole e convinto che solo l’ilarità potesse offrire all’uomo l’occasione, la possibilità e il mezzo per difendersi dalla consuetudini del quotidiano e dai suoi meccanismi che distruggono e ne affievoliscono i sogni. Per Scarpetta solo il teatro possiede gli strumenti per costruire un’oasi di evasione, arrivando a forzare imprevedibilmente il ruolo e i limiti stessi della fantasia"
(Giorgio Prosperi , Il Tempo)

w06inostripaesi1.jpg (21949 byte)Ninetta e Felice due giovani sposi, a causa della gelosia incontrollata di lei decidono di separarsi e si recano dai genitori di lei a Foggia… I genitori consigliati da un avvocato, come ultimo tentativo per farli riconciliare, fingono di essere anche loro sul punto di volersi separare. La finzione si mescola alla realtà e vengono a galla peccati e peccatucci veniali in una catena comica di equivoci e false verità. Nella tradizione delle commedie napoletane tutto finisce con la riconciliazione generale.
Nella commedia c’è tutto il sorriso di Edoardo e le sue geniali e "contorte" intuizioni legate alla più fulgida tradizione teatrale napoletana. Il regista Paolo Ferrarelli al quale va il nostro plauso per averci fatto conoscere questa comiscissima e brillante commedia, ritaglia abilmente sui personaggi il volto del teatro di Scarpetta facendoci vivere le passioni e le contraddizioni di 100 anni fa… Non ci sono pause e non ci sono momenti "vuoti" e tutto rappresenta un disegno di ritmi e battute che coinvolgono il pubblico e lo rendono partecipe… Vogliamo ricordare ed applaudire in particolar modo Giulia Rossi (Ninetta) e Gabriele Piccini (Felice) che si consumano in battute, ammiccamenti e mimiche facciali meravigliosamente esaustive dei loro personaggi così come ci è apparsa molto brillante nel suo ruolo Manuela Atturo (Carmela) mista a spontaneità e simpatia. Nella commedia vi è stato un lavoro di adattamento linguistico da parte del regista Paolo Ferrarelli il quale è risultato di gradevolissimo effetto ed anche per questo lavoro nascosto a noi è sembrato in generale una esperienza assolutamente meritevole di essere stata vissuta.
Lunga vita alla compagnia I NUOVI ISTRIONI e un ringraziamento personale a Maurizio Massaro per la cortesia e l’ospitalità dimostratami.

Riccardo Faini


 

monte compatri

Centro Ricreativo Don Brivio - Sezione culturale

w06inostripaesi2.jpg (25647 byte)A Monte Compatri si sta formando il Coro Polifonico "Alessandro Moreschi", voluto da un gruppo di amanti della musica e diretto dal maestro Alessandro Borghi.w06inostripaesi3.jpg (5640 byte)
Se ti piace cantare e se ami la musica... unisciti a noi!!! Ti aspettiamo il mercoledì ed il venerdì dalle ore 20 alle ore 22 presso la "Sala Don Bassani" in via Campo Gillaro per vivere insieme momenti musicali.

Claudina Robbiati


frascati

ENEA (dimenticate Virgilio…)

XI Settimana della Cultura Scientifica 2001

L’ENEA, l’Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente, si trova a pochi chilometri da Roma, è immerso nel verde, sorge su una lussureggiante collina ed è uno dei maggiori centri di ricerca scientifica in Italia e in Europa.
Il 30 marzo i cancelli che nascondono ai profani i templi di questa roccaforte del sapere sono stati aperti al pubblico. E il vostro affezionatissimo era lì.
Parlare dell’ENEA significa parlare della fusione nucleare. Da svariati decenni ormai le maggiori nazioni del mondo, Italia inclusa, si occupano di questo argomento. Le ragioni sono molteplici, e molto evidenti: l’inquinamento, l’effetto serra, il buco nell’ozono, Los Angeles che rimane al buio perché le bollette delle aziende sono troppo salate, le crisi energetiche create con grande eleganza e savoire faire dai paesi arabi tramite aumenti del costo del greggio, eccetera. Per farla breve: energia è la domanda, fusione è la risposta. E in questo interrogativo che la società si sta ponendo ormai da molto tempo, l’ENEA è uno dei maggiori interlocutori.
Dall’esterno il complesso dell’FTU, il Frascati Tokamak Upgrade, sembra poco più di un modesto insieme di edifici beige privi di finestre e dallo scopo dubbio. All’interno, lo scenario cambia decisamente. Superata la porta d’ingresso, si accede direttamente alla vasta sala del pannello di controllo, dove un computer con otto schermi regola il Tokamak (ossia Macchina a Camera Toroidale, in russo), mentre svariati altri terminali, destinati ai fisici che ivi lavorano, si occupano dello studio dei fenomeni che l’apparecchio è in grado di produrre. Dall’altro lato della stanza, su un piedistallo, troneggia un modellino in scala del blocco interno del Tokamak.
Oltrepassata la sala di controllo ci si trova di fronte ad un portello di metallo spesso due metri, dalle dimensioni decisamente solenni, destinato, insieme alle pareti di cemento armato, ad isolare l’ambiente circostante dal potentissimo irraggiamento di particelle che si verifica durante gli esperimenti. Infine, eccolo: maestoso, luccicante, immobile nella sua solida potenza, il Tokamak. Una ciambella di metallo circondata da magneti in grado di generare campi di intensità un milione di volte maggiore di quello terrestre, il tutto immerso in un bagno di elio liquido e accerchiato da strumenti di misurazione e regolazione. Scopo dell’FTU è quello di studiare alcuni aspetti del comportamento del plasma, ossia quello stato fisico della materia in cui elettroni e nuclei non sono vincolati in atomi ma sono liberi di muoversi. All’interno della ciambella – più propriamente detta toro – l’idrogeno iniettato nella camera a vuoto spinto viene confinato, tramite i campi magnetici, in un "anello" al centro della macchina, ben lontano dalle pareti, in quanto le temperature che esso raggiunge durante gli esperimenti superano di gran lunga i venti milioni di gradi. Il lavoro che si svolge all’ENEA in questo campo è inquadrato in un progetto molto più ampio di carattere comunitario europeo, l’Euratom, il cui scopo è studiare le caratteristiche del plasma di idrogeno onde realizzare un reattore a fusione nucleare, che garantirebbe quantità illimitate di energia a costi bassissimi. Ma, cosa forse ancor più importante, il reattore non produrrebbe il minimo inquinamento, in quanto il prodotto di scarico della fusione dell’idrogeno sarebbe elio, un gas già abbondante in natura. Al momento attuale le energie della Comunità Europea sono concentrate su una collaborazione con Stati Uniti, Russia e Giappone finalizzata alla costruzione dell’ITER –International Tokamak Experimental Reactor – , un reattore sperimentale che potrebbe aprire le porte alla conquista della fusione controllata. Staremo a vedere…
La ricerca sulla fusione nucleare è certo quella di maggior rilievo nel panorama degli studi svolti all’ENEA, ma non è certo l’unica. Nella vasta rosa dei campi di indagine di cui l’ente si interessa abbiamo deciso di presentarne uno che giudichiamo di notevole interesse non solo scientifico ma anche e soprattutto sociale.
Sin dagli anno ’60 Antonio Botticelli – al quale si è unito in seguito Armando Guidoni – si occupano della realizzazione di un sistema di "vista sintetica" di cui dotare i robot industriali per permettere loro di operare nell’ambiente circostante con maggior efficienza. Il sistema consiste nella sovrapposizione, all’interno del "cervello" della macchina, di un modello tridimensionale dell’ambiente circostante –percepito tramite videocamera– e di un modello registrato in precedenza (programma o desiderio). Le differenze fra questi modelli permettono alla macchina di decidere come operare.
Nel 1994 nasce l’idea di applicare questo sistema –denominato Visio– all’intelligenza umana, utilizzando come veicolo sensoriale il tatto. Ciò che ne risulta è uno strumento di dimensioni molto ridotte in grado di riprodurre su una piastra dotata di 400 aghi un modello tridimensionale (un "bassorilievo" per così dire) dell’immagine inquadrata dalla telecamera. Questa piastra, poggiata sulla pancia di una persona non vedente, le permette di percepire l’ambiente circostante senza necessariamente entrare in contatto fisico con esso. Visio consente al non vedente di ricostruirsi nella mente un’immagine della realtà che lo circonda: con il tempo e l’esercizio egli è in grado di distinguere non solo i contorni e le forme degli oggetti, ma anche i colori, in quanto a colore diverso corrisponde una sensazione diversa prodotta dagli aghi. Il progetto è ancora in fase sperimentale, ma i risultati impressionanti che ha prodotto inducono a considerarlo una soluzione più che interessante al problema della cecità. Chi fosse interessato a proporsi come volontario per una sperimentazione, o comunque a saperne di più, può contattare Armando Guidoni all’indirizzo guidoni@frascati.enea.it

Raffaello Potestio


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