Sommario
anno X numero 4 - aprile 2001
I NOSTRI PAESI -
pag. 14
rocca priora
"Il Maghetto"
Brigantaggio nel Lazio e briganti a Rocca Priora

B. Pinelli -"Gendarmi pongono in fuga i briganti"
Tra la fine del 700 e la prima metà dell800, la cronaca
nera sul brigantaggio nel Lazio, riporta un lungo agghiacciante elenco di grassazioni,
omicidi, rapine, parricidi e assalti alle diligenze, perpetrati nei luoghi più impervi e
torvi, in particolare nella "Macchia della Faiola".
Questo orrido bosco attraversato dallantica Via Latina, viene tristemente citato
come il malfamato "nido di bande di briganti" minacciose e crudeli.
Le forre, i sentieri di sassi, il folto e irto sottobosco di rovi intrecciati, formano un
luogo ideale quale inespugnabile tana per le orde di masnadieri, crudelmente versate alle
grassazioni e agli assalti dei Postiglioni, che transitavano in questo triste luogo.
Era in essere il Governo del Papa Re che teneva in atto la pena capitale, e
parecchi briganti, quando venivano acciuffati, erano inesorabilmente condannati al ... "taglio
della testa e squarto".
Nellelenco delle esecuzioni capitali tenuto da Mastrotitta (Giovan Battista
Bugatti, carnefice romano dal 1790 al 1864), ne risultano tante legate al brigantaggio
operante nella malfamata "Macchia della Faiola", zona aspra e selvaggia tra il
"Maschio dAriano", "Monte Artemisio" e "Monte Algido",
dalla quale aveva preso il triste appellativo "La banda dei briganti della
Faiola", capeggiata dal famigerato Gasperone o Gasbarrone al secolo
Cesare de Cesaris.

Incisione depoca
Incisione depoca -"Resa del capo brigante
Gasparoni"
Fra le tante esecuzioni eseguite da Mastrotitta, la più
raccapricciante è quella avvenuta il 18 maggio 1816 nei confronti di cinque briganti
affiliati alla "banda della Faiola" Vincenzo Bellini - velletrano -, Pietro
Celestini di Montefortino-Artena, Domenico Pascucci, Francesco Formichetti e Michele
Galletti
rei di più grassazioni e omicidi, condannati al taglio della testa e
squarto; pena eseguita "al popolo" in piazza del Popolo in Roma.
Appunta Mastrotitta nellelenco delle esecuzioni "Vincenzo Bellini,
capobanda, doveva assistere alle esecuzioni dei suoi compagni e presenziare lo
"squarto", prima di essere lui stesso giustiziato. Era un belluomo dalle
forme atletiche, la barba nera fluente, occhi di fuoco corruscanti; vestiva alla ciociara
come gli altri, ma non senza eleganza.
Lesecuzione dei primi quattro fu rapida quanto poteva esserlo; nessun tentativo di
resistenza avevano fatto.
Quando ebbi impiccato uno di loro, Pietro Celestini, incominciai lo squarto, il sangue
inondava il palco. Io ero inzuppato come il Bellini che assisteva imperterrito alla
carneficina, senza che gli si alterasse il volto; non appena ebbi terminato di appendere i
quarti alle travi, si udì un mormorio; Vincenzo Bellini, strappati i legacci che gli
tenevano legate le mani incrociate, con uno sforzo sovrumano tentò di buttarsi giù dal
palco, ma io fui pronto ad afferrarlo mentre i soldati che assistevano alle esecuzione,
appuntavano le baionette sopra di lui per ridurlo alla ragione.
Fui svelto a gettargli al collo la corda con il nodo scorsoio, e afferrata per maggior
sicurezza quella di soccorso, mentre il garzone lo spingeva ai piedi, lo appesi al cappio
e con una enorme spinta lo lanciai nel vuoto... dalla folla trepidante che assisteva
normalmente allesecuzione, echeggiò uno strillo e una donna delirante svenne . Era
la sua "ganza" - la donna sua compagna - che lo aveva denunciato alla giustizia,
pentita del suo tradimento".
È questa una piccola parte del triste retaggio storico del brigantaggio nel Lazio e dei
"briganti della Faiola" guidati dal famigerato Gasperone.
"Il Maghetto"
Rocca Priora, vetta dei colli Albano-Tuscolani, per la sua conformazione orografica
costituisce un baluardo estremo a difesa della valle Latina, valle a quel tempo aspra e
selvaggia. È al cospetto dellorrido monte Artemisio o Maschio dAriano, che
racchiude in sé la tetra macchia della Faiola, nido inespugnabile, della banda
"Gasperone".
Le sue scorribande aggressive e sanguinose, tormentavano lintera zona
intercastellana al punto che, anche il governo, scosso da continue lagnanze che giungevano
dalle potenze straniere per le pessime condizioni di sicurezza pubblica nei dintorni di
Roma, che mettevano a repentaglio la vita e gli averi di coloro che colà transitavano, si
era deciso di intraprendere una campagna anti brigantaggio e condurla con energia.
La "Macchia" veniva perlustrata palmo a palmo, ma le pattuglie, purtroppo,
rientravano senza risultati apprezzabili.
Sembrerebbe che il Monte Artemisio sia collegato con il Monte Algido per mezzo di lunghe
gallerie sottostanti il massiccio. Da ricerche archeologiche effettuate, sono state
trovate tracce evidenti di questi menzionati cunicoli.
Rocca Priora non poteva restare indenne dalla sindrome della delinquenza in loco, quindi
anche la Rocca Savelliana ebbe il suo buon rappresentante: il Maghetto.
Era questo un certo Tommaso Transerici che macchiò il nome di Rocca Priora. Tale
appellativo gli veniva dalla sua spiccata agilità accompagnata da diabolica furberia. Era
affiliato alla "banda della Faiola" con a capo Gasperone, ma lui faceva
funzioni di Luogotenente.
Nellanno 1817 il Maghetto, capeggiò una bellicosa orda di banditi per
lassalto alla Villa Rufinella, di proprietà del principe Aldobrandini in Frascati,
nella quale era ospite Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone, che in tale epoca era
comproprietario del "Castello di Rocca Priora et suo tenimento".
Lazione prevedeva il sequestro del Bonaparte dal quale si aspettava una forte somma
di riscatto, ma il Bonaparte riuscì a sottrarsi alla cattura, mettendosi in salvo
attraverso i sotterranei della villa.
Un certo Monsignor Cunio, eminente prelato, si salvò dalla cattura facendo credere egli
essere un povero prete trovatosi per caso nella villa.
Il Maghetto dove accontentarsi di trasportare con sé un pittore a nome
Chatillòn, che ritenne essere il Principe Bonaparte.
Si narra che il pittore, nei boschi della Faiola fu ben trattato dai briganti, perché
dipinse a tutti il proprio ritratto e che esso venne riscattato con ben cinquecento Scudi
versati dal Principe.
Altre gesta brigantesche compì la stessa masnada, sempre capeggiata dal Maghetto
il 10 Maggio 1821 sullEremo di Camaldoli.
"Un gruppo di religiosi che era a passeggio nei viali dellEremo, si vide
allimprovviso una banda di briganti composta da sedici elementi, dei quali faceva
parte anche un prete. Lorda bellicosa penetrò dentro la Chiesa per terrorizzare,
con le armi alla gola, gli altri otto religiosi che facevano preghiera".
Il Maghetto scelse allora otto frati da condursi via, onde poter consumare
laudacissimo riscatto. Giunto poco oltre le Croci, prima rilasciò un frate che vide
non troppo abile a sostenere la marcia che intendeva effettuare e, poco dopo, un altro lo
spediva allEremo - certo Don Ambrogio - perché dicesse ai superiori che occorrevano
settemila scudi per il rilascio dei malcapitati religiosi che trascinava seco.
Litinerario percorso dai catturati eremiti fu il seguente: da Camaldoli per i colli
di Rocca Priora, guadagnata la valle Latina, si arrivò nel mezzo dellorrida selva
della Faiola, dalla quale per il Maschio di Velletri attraverso i Lepini giunsero ai
boschi di Sonnino, anche questo luogo tristemente celebre, in quanto era il "Quartier
Generale" dei più rinomati briganti dellepoca che operavano tra i boschi della
Faiola e i Monti Lepini verso Sezze.
Magra fu la somma del riscatto per il Maghetto, il quale dové accontentarsi di
poche migliaia di Scudi raccolti dal superiore dellEremo don Sergio Micara, nativo
di Frascati, mediante pubbliche sottoscrizioni.
Si sa che il Maghetto, essendosi dimostrato benevolo con il prete della Rufinella,
venne a patti con il governo ed ebbe buone condizioni. Purtroppo però venne di nuovo
attratto dallistinto brigantesco e dalla nostalgia della "Macchia", quindi
riprese la vita selvaggia dei boschi, gettandosi di nuovo nel brigantaggio.
Questa volta però, fu catturato dalla milizia pontificia insieme ad altri banditi, con i
quali venne giustiziato.
Altra figura di brigante che interessa la storia di Rocca Priora, potrebbe essere quel
tale Peppino Roccapriori di cui parla il Dumas nel suo Conte di Monte Cristo.
Seguace del celebre brigante Luigi Vampa, era da questo impiegato in tutte le imprese più
rischiose e losche.
Catturato e condannato ad essere mazzolato, ebbe salva la vita in modo misterioso. Non è
possibile giungere allidentificazione di questo bandito per difetto di
documentazione relativa al personaggio.
Per concludere con queste oscure cronache di brigantaggio a Rocca Priora, cè da
ricordare un tale "Antonello da Rocca Priora" che fu preso, condannato e
impiccato con squarto, per aver ucciso nel proprio letto, dopo averlo derubato di denari e
gioielli, il cardinale Angelotto Palozzi, di cui era cameriere, nellanno 1444 il 12
di Settembre.
Si ha memoria di un altro "Antonello da Rocca Priora", che in qualche modo
riscatta le malefatte del suo predecessore, poiché appare come Procuratore di Antonio
Colonna, Principe di Salerno dal 1463 al 1469, da cui ebbe donata una casa nel Rione
Colonna.
Inoltre, da un Francesco di Giovanni di Marco, pure di Rocca Priora, lo stesso Antonello
ebbe unaltra casa sul Colle Quirinale, e da lui poi ceduta al Cardinale Giovanni
Colonna nellanno 1499.
Ecco lintreccio della Storia "Bonus-Malus" di Rocca Priora, antica ed
arcaica "Corbio" 496 a.C., "Corbione" nellEvo antico,
"Corbium" nellEvo moderno, oggi Rocca Priora.
Mario Vinci di "B"
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