Sommario anno XI numero 6 - giugno 2002

 CINEMA - pag. 28
"Bloody Sunday" di Paul Greengrass
(Roberto Esposti)

"The trenches dug within our hearts
And mothers, children, brothers, sisters
Torn apart."

"Le trincee scavano i nostri cuori
E madri, figli, fratelli e sorelle
Sono squarciati"

Questi sono alcuni versi di "Sunday, Bloody Sunday", famosa canzone degli U2 (il disco era "War") molto più nota dell’episodio storico che l’ha ispirata: la maledetta domenica di (London)Derry del 30 gennaio 1972. Siamo in Ulster, il movimento per i diritti civili organizza una marcia pacifica nella città di Derry per protestare contro l’internamento di centinaia di irlandesi cattolici nelle prigioni inglesi. La città già dalla mattina è pesantemente presidiata da reparti dell’esercito inglese, tra cui un battaglione di parà che ad un certo punto interverranno sulla piazza col pretesto di effettuare degli arresti: il risultato saranno tredici morti, molti dei quali ragazzi, tutti disarmati. Questi morti peseranno tantissimo nella storia dell’Ulster: per loro un’intera generazione entrerà nelle file dell’IRA e ne uscirà solo dopo tremila cadaveri lasciati in una tragica guerra civile. Quanto ai colpevoli della strage, essi non subiranno mai un processo, anzi saranno decorati tempo dopo da Elisabetta II.
Tutta questa storia viene raccontata (bene) da "Bloody Sunday" di Paul Greengrass (al suo attivo "La teoria del volo") in uscita sugli schermi romani dopo la vittoria ex-aequo dell’Orso d’oro al Festival di Berlino. Nel film ci si entra e ci si resta grazie allo sguardo di quattro personaggi: Ivan Cooper (James Nesbitt, già visto in "Lucky Break" e "Svegliati Ned"), protestante e parlamentare, leader del movimento dei diritti civili; Gerry Donaghy, ragazzo cattolico con precedenti penali legati alla protesta, ma ormai intenzionato ad abbandonare la lotta per sposarsi con una ragazza protestante; il generale di brigata Patrick Mac lellan, comandante delle truppe di intervento inglesi a Derry, militare che possiede una coscienza; un giovane parà radiofonista, coinvolto nell’operazione, che coprirà con la sua omertà l’azione dei commilitoni.
Grazie ad un montaggio parallelo molto preciso, giocato sui quattro protagonisti, il film segue la marcia che avanza nelle strade di Derry, le vicende personali di Ivan e di Gerry, le decisioni del comando militare. Con il procedere della storia la tensione cresce, decisamente, costantemente, passando dalle scaramucce tra dimostranti e soldati per arrivare all’esplosione dell’azione dei parà, vista alternativamente con l’occhio dei quattro, resa magistralmente da un’agitatissima cinepresa a spalla che segue l’azione, trasmettendone tutta la drammatica concitazione. Il film rallenta solo per mostrare alcune fredde esecuzioni dei cecchini inglesi e ritorna a passeggiare quando arriva il momento dei bilanci in ospedale ed i momenti del pianto e della rabbia.
Nei titoli di coda passano i nomi delle persone uccise e i resoconti delle inutili inchieste, il tutto sottolineato (obbligatoriamente) da Sunday, Bloody Sunday (in versione dal vivo) di Bono e compagni che dà una grossa mano ad uscire dal cinema commossi e perché no un po’ incazzati.
Per sapere in quali cinema danno il film consultate www.primissima.it o www.romace.it

 CINEMA - pag. 28

Sommario anno XI numero 6 - giugno 2002