Sommario anno XII numero 1 - gennaio 2003

 ARTE
Il cardinale Ranuccio Farnese e la croce di Vallecupola
(Alberto Crielesi) - La croce astile in lamina d’argento e listata in rame rorato - da qualche anno nel Museo Diocesano di Rieti - ha, Jacopo Del Duca, la Croce di Vallecupola (Part. con lo stemma del Cardinale Fra Ranuccio Farnese)come noto, la sua provenienza dalla chiesa di S. Maria della Neve di Vallecupola, un piccolo centro della bassa Sabina, tra la Valle del Turano e quella del Salto, soggetto, dalle origini sino al 1591, al potere temporale e spirituale dell’abbazia nullius di S. Salvatore Maggiore le cui vicende chiariscono la presenza in loco del manufatto in questione, l’epoca della sua realizzazione - tra il 1547-1563 - ed assegnano un nome al committente, il cardinale Ranuccio Farnese (1530 – 1565).
Orbene, alla fine del secolo XV, al pari di quella di Farfa, avviatasi da tempo alla decadenza spirituale, materiale e patrimoniale, l’Abbazia era stata data in commenda; unificata nel 1495 con quella di Farfa sotto un unico abate commendatario, la prebenda divenne prerogativa per più di un secolo degli Orsini, e questo sino al 1546 quando fu ceduta da Paolo III al suo nipote Cardinal Ranuccio.
Quest’ultimo, noto come “cardinalino di Sant’Angelo o napoletano”, era figlio di Gerolama Orsini e di Pierluigi Farnese, duca di Castro e poi di Parma e Piacenza, fratello del più noto Alessandro (1520 – 1589).
Nato nel 1530, dopo aver percorso“ la carriera degli studi in Bologna e in Padova”, poco più che decenne (1540), Ranuccio è già Titolare della Prioria Gerosolimitana di Venezia, una delle più importanti della Langue d’Italia, e fu in concomitanza di questa carica che adotta come stemma l’emblema tradizionale dei Farnese, ossia i gigli azzurri in campo oro, coll’aggiunta del “capo” dell’Ordine Gerosolimitano (una croce d’argento in campo rosso). L’usanza di adornare il blasone di famiglia col “capo” dei Cavalieri Gerosolimitani era prevalsa agli inizi di quegli anni ed era una prerogativa dei Titolari delle Priorie.
Nel 1544 dal 13 agosto, è Arcivescovo di Napoli, ed è sempre in quegli anni che, per dare lustro alla sua residenza a Roma, sceglie Palazzo Farnese come propria dimora, commissionando la decorazione degli appartamenti del primo piano.
Infine la porpora: nel concistoro del 16 dicembre del 1545, da parte dell’avo Paolo III è elevato a cardinale diacono (1546, del Titolo di S. Lucia in Silice e dall’ottobre dello stesso anno di S. Angelo in Pescheria, da qui il titolo di Cardinale S. Angelo).
Come stemma cardinalizio - per non confonderlo con quello del fratello Alessandro che lo aveva preceduto nel Sacro Collegio già da un decennio (18 dicembre 1534) - Ranuccio conferma l’emblema precedentemente adottato, il tutto adornato della croce diaconale e sormontato dal galero con tre ordini di nappe.
Nel 1546 è pure Legato Pontificio della Marca Anconitana e dall’ottobre Penitenziere Maggiore; l’anno successivo (1547), il 25 marzo, è Arciprete di S. Giovanni in Laterano, così come ricorda il Moroni sottolineando la sua magnanimità nel donare raffinati arredi liturgici. Lo stesso anno, il Cardinal Ranuccio diviene, come già accennato, Abate commendatario di Farfa e di San Salvatore Maggiore, e come tale è ricordato in parecchi documenti che sottolineano il suo operato o nei manufatti che recano il suo sigillo: fra questi, appunto, la Croce di Vallecupola, guarnita in recto dell’importante emblema di Legato Pontificio (due chiavi decussate) e nel verso dallo stemma proprio del Cardinal Ranuccio. 
L’opera - con le sue mezze figure “stipate” (quasi un’energia compressa e mal trattenuta) nell’esiguo spazio degli ormai ieratici “compassi gotici”, con la sua Madonna o il Cristo così vigorosamente scultorei, con quel fare plastico (quasi gibboso) della loro resa volumetrica – richiama fortemente (e questo a conferma di quanto proposto da Paola Berardi) alcuni lavori, primo decennio della seconda metà del Cinquecento, di Jacopo Del Duca (1520 – 1604) o della sua stretta cerchia: n’è un bell’esempio di paragone, tra altro, il bassorilievo con il San Bartolomeo che adorna l’ingresso della Certosa di Trisulti (1561).  
Ma tornando sulla croce di Vallecupola, era stata donata dal Cardinal Ranuccio, nelle vesti d’Abate commendatario, all’arcipreturale di S. Maria della Neve, una delle due parrocchie del piccolo centro sabino e questo, in concomitanza della riconsacrazione, dopo gli ampliamenti apportati, alla chiesa, intorno al 1554, resisi necessari, essendo l’edificio divenuto angusto per una popolazione in crescita.
Il governo su Vallecupola e circondario, del Cardinal Ranuccio Farnese, si sarebbe protratto sino al 1563 - data post quem per la croce argentea - quando, dopo essere stato insignito della cattedra episcopale di Bologna, lascia la commenda di Farfa e di S. Salvatore Maggiore al fratello Alessandro che la terrà sino alla sua morte, nel 1589.
Nel 1565, il 7 febbraio, Ranuccio Farnese è nominato Cardinal Vescovo di Sabina, sede di Magliano, ma la morte lo coglie prematuramente, appena 46enne, a Parma, era   il 29 ottobre 1565.   Era stato Governatore di Montefiascone e di Stroncone in Abruzzo, Commendatario di S. Pietro della Cimarella, dell’abbadia di Rosazzo nell’Udinese, ecc., amico di dotti, aveva avuto per segretario Fulvio Orsini (1529 – 1600) illustre antiquario e bibliotecario, e per cameriere un altro colto come l’oratoriano Francesco M. Tarugi di Montepulciano.
La sua figura fu  pure determinante  per la storia delle nostre contrade: nel 1562, aveva comperato dal  cardinal  Giovanni Ricci da Montepulciano una  sua proprietà sulla via di Monteporzio con una villa in fase di costruzione. Questo edificio, ultimato dal Farnese,  divenne “ Villa Angelina” (dal Titolo Cardinalizio di Ranuccio, S. Angelo in Pescheria). Alla sua morte, la proprietà passò alla madre Gerolama e ai suoi fratelli, il cardinale Alessandro e Ottavio duca di Parma, Piacenza e Castro che  nel 1567 lo rivenderono al cardinale Marco Sittico Altemps. L’edificio verrà, così, ridenominato Villa Tusculana e, dopo la costruzione di Mondragone, sarà la cosiddetta  Villa Vecchia.
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