Il
cardinale Ranuccio Farnese e la croce di Vallecupola
(Alberto Crielesi) - La
croce astile in lamina d’argento e listata in rame rorato - da qualche
anno nel Museo Diocesano di Rieti - ha,
come
noto, la sua provenienza dalla chiesa di S. Maria della Neve di
Vallecupola, un piccolo centro della bassa Sabina, tra la Valle del Turano
e quella del Salto, soggetto, dalle origini sino al 1591, al potere
temporale e spirituale dell’abbazia nullius di S.
Salvatore Maggiore le cui vicende chiariscono la presenza in loco del
manufatto in questione, l’epoca della sua realizzazione - tra il
1547-1563 - ed assegnano un nome al committente, il cardinale Ranuccio
Farnese (1530 – †1565).
Orbene, alla fine del secolo XV, al pari di quella di Farfa, avviatasi da
tempo alla decadenza spirituale, materiale e patrimoniale, l’Abbazia era
stata data in commenda; unificata nel 1495 con quella di Farfa sotto un
unico abate commendatario, la prebenda divenne prerogativa per più di un
secolo degli Orsini, e questo sino al 1546 quando fu ceduta da Paolo III
al suo nipote Cardinal Ranuccio.
Quest’ultimo, noto come “cardinalino di Sant’Angelo o napoletano”,
era figlio di Gerolama Orsini e di Pierluigi Farnese, duca di Castro e poi
di Parma e Piacenza, fratello del più noto Alessandro (1520 – †
1589).
Nato nel 1530, dopo aver percorso“ la carriera degli studi in Bologna
e in Padova”, poco più che decenne (1540), Ranuccio è già
Titolare della Prioria Gerosolimitana di Venezia, una delle più
importanti della Langue d’Italia, e fu in concomitanza di questa
carica che adotta come stemma l’emblema tradizionale dei Farnese, ossia
i gigli azzurri in campo oro, coll’aggiunta del “capo”
dell’Ordine Gerosolimitano (una croce d’argento in campo rosso).
L’usanza di adornare il blasone di famiglia col “capo” dei Cavalieri
Gerosolimitani era prevalsa agli inizi di quegli anni ed era una
prerogativa dei Titolari delle Priorie.
Nel 1544 dal 13 agosto, è Arcivescovo di Napoli, ed è sempre in
quegli anni che, per dare lustro alla sua residenza a Roma, sceglie
Palazzo Farnese come propria dimora, commissionando la decorazione degli
appartamenti del primo piano.
Infine la porpora: nel concistoro del 16 dicembre del 1545, da parte
dell’avo Paolo III è elevato a cardinale diacono (1546, del Titolo di S.
Lucia in Silice e dall’ottobre dello stesso anno di S. Angelo in
Pescheria, da qui il titolo di Cardinale S. Angelo).
Come stemma cardinalizio - per non confonderlo con quello del fratello
Alessandro che lo aveva preceduto nel Sacro Collegio già da un decennio
(18 dicembre 1534) - Ranuccio conferma l’emblema precedentemente
adottato, il tutto adornato della croce diaconale e sormontato dal galero
con tre ordini di nappe.
Nel 1546 è pure Legato Pontificio della Marca Anconitana e
dall’ottobre Penitenziere Maggiore; l’anno successivo (1547),
il 25 marzo, è Arciprete di S. Giovanni in Laterano, così come
ricorda il Moroni sottolineando la sua magnanimità nel donare raffinati
arredi liturgici. Lo stesso anno, il Cardinal Ranuccio diviene, come già
accennato, Abate commendatario di Farfa e di San Salvatore Maggiore, e
come tale è ricordato in parecchi documenti che sottolineano il suo
operato o nei manufatti che recano il suo sigillo: fra questi, appunto, la
Croce di Vallecupola, guarnita in recto dell’importante emblema
di Legato Pontificio (due chiavi decussate) e nel verso dallo
stemma proprio del Cardinal Ranuccio.
L’opera - con le sue mezze figure “stipate” (quasi un’energia
compressa e mal trattenuta) nell’esiguo spazio degli ormai ieratici
“compassi gotici”, con la sua Madonna o il Cristo così
vigorosamente scultorei, con quel fare plastico (quasi gibboso) della loro
resa volumetrica – richiama fortemente (e questo a conferma di quanto
proposto da Paola Berardi) alcuni lavori, primo decennio della seconda metà
del Cinquecento, di Jacopo Del Duca (1520 – 1604) o della sua stretta
cerchia: n’è un bell’esempio di paragone, tra altro, il bassorilievo
con il San Bartolomeo che adorna l’ingresso della Certosa di
Trisulti (1561).
Ma tornando sulla croce di Vallecupola, era stata donata dal Cardinal
Ranuccio, nelle vesti d’Abate commendatario, all’arcipreturale di S.
Maria della Neve, una delle due parrocchie del piccolo centro sabino e
questo, in concomitanza della riconsacrazione, dopo gli ampliamenti
apportati, alla chiesa, intorno al 1554, resisi necessari, essendo
l’edificio divenuto angusto per una popolazione in crescita.
Il governo su Vallecupola e circondario, del Cardinal Ranuccio Farnese, si
sarebbe protratto sino al 1563 - data post quem per la croce
argentea - quando, dopo essere stato insignito della cattedra episcopale
di Bologna, lascia la commenda di Farfa e di S. Salvatore Maggiore al
fratello Alessandro che la terrà sino alla sua morte, nel 1589.
Nel 1565, il 7 febbraio, Ranuccio Farnese è nominato Cardinal Vescovo di
Sabina, sede di Magliano, ma la morte lo coglie prematuramente, appena
46enne, a Parma, era il
29 ottobre 1565. Era
stato Governatore di Montefiascone e di Stroncone in Abruzzo,
Commendatario di S. Pietro della Cimarella, dell’abbadia di
Rosazzo nell’Udinese, ecc., amico di dotti, aveva avuto per segretario
Fulvio Orsini (1529 – 1600) illustre antiquario e bibliotecario, e per
cameriere un altro colto come l’oratoriano Francesco M. Tarugi di
Montepulciano.
La sua
figura fu pure determinante
per la storia delle nostre contrade: nel 1562, aveva comperato dal
cardinal Giovanni
Ricci da Montepulciano una sua
proprietà sulla via di Monteporzio con una villa in fase di costruzione.
Questo edificio, ultimato dal Farnese,
divenne “ Villa Angelina” (dal Titolo Cardinalizio di Ranuccio,
S. Angelo in Pescheria). Alla sua morte, la proprietà passò alla
madre Gerolama e ai suoi fratelli, il cardinale Alessandro e Ottavio duca
di Parma, Piacenza e Castro che nel
1567 lo rivenderono al cardinale Marco Sittico Altemps. L’edificio verrà,
così, ridenominato Villa Tusculana e, dopo la costruzione di
Mondragone, sarà la cosiddetta Villa Vecchia. |