e
di trovar solo armonia
non basta
che d’empirismo è la cultura fatta d’idee
e a concertar totale
d’homo
non è l’oltre
di vivere in pace
è solo la vita
che d’anima
ancora resta nascosta
che l’armonia fa forte piattaforma
e di poggiar quanto nel tempo
di vita è sedimento
e son disarmonie quanto s’emerge d’onda
che storia con lui e con lui
quella d’ognuno con quella dell’altro
sono tensioni e strappi
punti incrociati di storie
che a intersecar vettori
strappano oggetti
vite mentali
che storie d’ambiente
centripete fanno
che di partir da sé dentro la pelle
tornano a sé
attraversando la pelle
che lui e che lei
d’ogni lei e d’ogni lui
d’intorno a sé
d’entrar di storie
han collocato
di metter sguardo a intorno fuori la pelle
quanto s’avviene
è intorno a me
dentro la pelle
che d’ogni aggiustamento a scena intorno alla pelle
intorno a me dentro la pelle
eco m’avverto
e d’imparar di mover passi miei
d’aggiustamento ho fatto del fuori
che a divenir la risonanza melodia d’abbrivo
di mia presenza fosse d’accolta anche per dopo
di risonar la condizione fino a bel suono
tra scena dentro la pelle e fuori
d’unico ho concepito
che d’elefante andando
di perseguir crescendo
presi o rigettai
incontrando
e quando poi
d’aver scoperto l’alleanze e i manichini e i mimi
a concertar mediai le loro note
che di centripetar e a me dentro la pelle
flussi aggiornavo
che a concepir progetti fino a figure
a ciò soltanto presi destrezze
ed ora la vita
a mantenere i flussi
l’ho tutta ridotta
ch’altro
l’ignoro
e gran disgrazia avverto
se dissonanza appare
quando incontrando
diverso è il vettoriare
e d’incontrar d’altrui flussar per sé
gorghi si forma
che perdo o vinco
o a catturar per me
l’adatto
d’ascoltar le note
ognuno crede la vita
e di trovar concerto s’aggira
che a me incontrando
l’offendo e lui m’offende
che poi
a ripristinar purezza
di non saper come si fa
di sentimento
m’ho divenuto stallo
padre nostro che sei d’immenso
delle risorse trovate dentro la pelle
a curar le scene per me fuori la pelle
ho solo imparato
antonio
Amici
Loro nei miei pensieri
Sempre,
navigano.
Le loro onde riempiono
La mia mente
E la loro spuma si espande
Nei laghi di grandi dimensioni
D’affetto!
Valentina Bovi
Scrivo per ciò che vedo
Scrivo quello che sento
Annuso tra pozzanghere di mille colori
Il tiepido motivo dell’esistere
Assaporo l’acqua piovana
Abbeveratoio per visi sporchi
Levati in alto come ultima domanda
Di sentirsi una lacrima per un istante scendere...
Marco Saya
Luce dal Passato
Risorga ancora il passato, risorga!
Viso, dietro cui si nasconde il teschio
D’un dio, dagli occhi Ricordo ne sgorga
Così tanto d’ abbeverarne un èschio.
Immagini leggere come effimere,
di Naiadi dai capelli fluenti,
riescono gaie e ridenti a redimere
il tedio ai monotoni avvenimenti
intingendo la purezza alla fonte.
Questa spontanea fresca sorgiva,
che zampilla dal cuore di un monte,
l’anima è del passato rediviva.
Stefano Tiglio
L’universo che è
in te
Ogni parola è suono,
toni, accordi, melodie,
scorgo umori.
Noia, ansia, dolore,
gioia, serenità e ancora…
mari in tempesta, venti impetuosi,
fonti gorgheggianti, brezze marine.
Ascolto l’universo che è in te.
Sì che cerco di arrivare,
lì dove gli occhi non posson guardare,
penetrando conosco te,
nonl’immagine tua.
Materia si scioglie,
non più corpi,
qui miro l’esser puro,
venti di pensiero,
ondi calde e fredde,
lievi e forti,
emozioni e sentimenti.
Quanto vagar ancora…
Un altro universo immenso ci attende.
Emanuela Pancotti
Parla Nino er
trattorista
Io c’ho un trattore de settanta cavalli.
Io la potenza der motore la sfrutto,
quanno passo co’ la fresa trito tutto,
puro li sarmenti 1 ) co’ li
fioretti gialli 2 ),
La matina me arzo quanno canteno li galli,
freso sempre quanno er tereno è asciutto,
io so’ uno che er concime ce lo butto,
li sacchi drento lo spanditore 3 ) devo svotalli.
Tutti l’anni ce dò la pollina 4 ),
perché la vigna mia è scoscesa,
stà un pò a scolà, rimane in collina.
E a marzo, quanno la tera se ‘n tosta,
metto sotto la terza de fresa 5 ),
e me ne vado via crosta crosta 6 )
Saturno Ganassa
1)
Sarmenti: i tralci della vigna
2) Fioretti gialli: una
qualità di erba
3) Spanditore:
spandiconcime
4) Pollina: un tipo di
concime organico
5) Terza de fresa: una
marcia del trattore
6)
Crosta: terra dura in superficie
Omaggio a Giorgio
Gaber
Qualcuno era comunista
Qualcuno
era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà ... la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina
come una poesia, il comunismo come
il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo
cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva,
la pittura lo esigeva, la letteratura anche. . . lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima? prima?prima? era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma
lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste
popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un
altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che
voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma
dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di
classe...
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per
frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali,
parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico
per il Vangelo secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la
classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista
d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di
governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di
Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera?
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che
ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella
americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo
se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa
di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché
forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un
desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno
era come? più di sé stesso. Era come? due persone in una. Da una parte
la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a
una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza
essere capaci di volare?come dei gabbiani ipotetici. E ora? Anche ora ci
si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa
ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e
dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché
ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
Ciao
Giorgio! |