Sommario anno XII numero 2 - febbraio 2003

 TRA FEDE E STORIA
San Sebastiano: martire della Chiesa
(Piercarlo D’Angeli) - Il 20 Gennaio il calendario registra il nome di San Sebastiano. Il giorno coincide con quello fissato agli inizi del IV secolo nella Depositio Martyrum, il primo catalogo liturgico dei martiri romani. Dal racconto leggendario della sua vita sappiamo che  era originario di Narbo Martius (Narbonne), una colonia romana della Gallia meridionale. Venuto a Roma, entrò a far parte dell’esercito imperiale e fu nominato tribuno della coorte pretoria. Durante le persecuzioni di Diocleziano contro i militari convertiti al cristianesimo,  rifiutò di rinnegare la fede in Cristo e per questo fu condannato ad essere trafitto dalle frecce dei commilitoni. Sfuggito miracolosamente alla morte, fu curato da una pia donna di nome Irene e non appena ebbe sanato le ferite, tornò a sfidare  l’imperatore che lo fece condurre in catene all’ippodromo del Palatino e flagellare a morte. Nel corso dei secoli il martire  ha incontrato grande favore nelle arti figurative e nella letteratura, tanto che il suo nome, in origine legato al sacrificio per la fede in Cristo,  con il tempo ha finito per identificarsi con l’eroe, l’uomo capace di dare prova di eccezionale virtù di fronte alle avversità della vita. Agli inizi del Medioevo artisti più o meno noti iniziarono ad abbellire le pareti spoglie delle primitive Basiliche e delle chiese minori con complessi cicli pittorici. La storia del martirio di San Sebastiano assieme a quelle di altri Santi comparve accanto a scene  dell’Antico e del Nuovo Testamento, a testimonianza di quanto la Chiesa  tenesse alle  immagini dei  martiri e santi, per la capacità emotiva superiore che  avevano di suscitare sentimenti di commozione e di pietà nei fedeli. Un esempio significativo in tal senso  lo si può ammirare oggi nella Basilica di Anagni, all’interno della cripta  di San Magno. Nelle pareti e nelle volte, impreziosite dagli affreschi di tre maestri benedettini che vi lavorarono in tempi diversi,  scene raffiguranti la vita  del santo locale e il martirio di San Sebastiano vennero accostate a rappresentazioni di carattere  universale, ispirate ai testi sacri, alle dottrine filosofiche e alle teorie astrologiche e cosmologiche , ereditate dal mondo antico.
In un contesto così imponente per i contenuti e per la vastità ciclica , il santo al centro della scena tra due arcieri, ritratti di spalle in atto di lanciare gli strali,  può sembrare fuori luogo; in realtà  dietro il racconto  si cela un messaggio  di ben altra portata, traspare cioè l’allusione  ad un modello di vita santa, ispirato ai principi  cristiani in conformità al volere di Dio. L’immagine figurata del sacrificio di San Sebastiano rimase legata ai concetti del martirio e della santità espressi dalla Chiesa delle origini fino alla seconda metà del XV secolo, periodo nel quale con rinato vigore venne riproposta sotto  nuove forme e con diverso significato. La celebrazione del valore dell’uomo nel Rinascimento generò, infatti, un mutamento radicale nei  rapporti che l’individuo intratteneva con se stesso, con il mondo e con Dio. La sua Rinascita spirituale   coincise con il rinnovamento della coscienza cristiana e con il ritorno alle fonti del Cristianesimo attraverso la rilettura dei testi sacri e la riscoperta del sacrificio eroico dei martiri, delle opere e dei miracoli dei santi. Fu l’epoca in cui alla cultura teologica dei Padri della Chiesa  si contrappose   la fede religiosa che formò il soldato di Cristo. Secondo la spiritualità del tempo San Sebastiano fu scelto come simbolo dell’uomo che ha fede, dell’uomo salvo, di colui che insegna agli altri a vivere e a morire, escludendo la paura della morte nella certezza interiore della salvezza. 
In un clima di profondo rinnovamento, contraddistinto da una straordinaria fioritura artistica e letteraria, personaggi già affermati nel campo nelle arti figurative come: Antonello da Messina, Perugino, Crivelli, Sodoma,  Mantegna e Raffaello,  non riuscirono a sottrarsi al fascino dell’eroico sacrificio e si confrontarono sul tema del martirio del Santo reinterpretando, così,  una tra le più alte lezioni “ umanistiche” ereditate  dalla tradizione cristiana.
Accomuna le  opere di questi artisti lo “stile rinascimentale” che si manifestò attraverso la formulazione di una soluzione unitaria in cui tutta l’attenzione fu rivolta all’uomo come individuo, sia nella componente  fisica,  analizzata nei particolari  attraverso lo studio dell’anatomia e della meccanica dei movimenti, sia  in quella emotiva,  intesa come espressione dei sentimenti e  riflesso di un preciso stato d’animo.
San Sebastiano si presenta nei dipinti come la figura di un uomo che si rapporta con lo spazio architettonico o naturale che lo circonda; uno spazio che risponde alle regole matematiche della prospettiva ed è  vivificato dalla  luce che modella e dà concretezza al  corpo che  domina in primo piano la scena. Egli si identifica, inoltre, con l’uomo ideale  in grado di autodeterminarsi, capace  di coltivare in sé le doti che gli permetteranno di  vincere se stesso  e  la natura. In questa nuova chiave di lettura la storia sacra del  martirio viene attualizzata ed avvicinata al mondo dello spettatore, e  la santità e la perfezione morale si traducono nella perfezione delle forme non intaccate dal dolore  nell’equilibrio delle proporzioni.
Nell’interpretazione pittorica del Rinascimento, dunque, più che la verità umana del martire, prevale l’idealizzazione dell’uomo e la misura dello spazio nel quale è inserito.
Scomparso come per incanto dalla scena, San Sebastiano   tornò eccezionalmente alla ribalta nel ventesimo secolo, interessando   un’altra forma espressiva  dell’arte: la  letteratura. Nel clima spirituale del decadentismo, segnato da un profondo senso di inquietudine, dalla potente attrazione per la solitudine e per la morte, nonché dall’isolamento morale ed artistico del letterato, emerse la volontà di far coincidere l’arte e la vita  e di risolvere la seconda nella prima. La proclamata superiorità della conoscenza artistica su ogni altra forma di arte coinvolse quasi tutte le grandi esperienze artistiche  manifestatesi  in  poesia e in prosa  tra la prima e la seconda guerra mondiale.
In tale temperie culturale San Sebastiano divenne per Thomas Mann “.. il più bel simbolo dell’arte in genere, certamente dell’arte del vivere”. Nel celebre romanzo del 1913, intitolato “La morte a Venezia”, narrando la storia, la fama  e il contenuto dell’opera di Gustav Aschenbach, noto scrittore cinquantenne protagonista del  racconto,  scrisse “… tutto ciò che esiste al mondo di grande è una manifestazione di resistenza, è sorto cioè nonostante il dolore e la sofferenza, nonostante la povertà, l’abbandono, la debolezza fisica, il vizio, la passione e mille ostacoli”. 
Per lo scrittore tedesco il martire  impersona quindi l’eroe del nostro tempo; è l’espressione attuale “… di una virilità intellettuale e giovanile che con fiero pudore stringe i denti e rimane salda e tranquilla mentre lance e spade le trafiggono il corpo “.
Nel corso dei secoli l’immagine leggendaria di San Sebastiano è tornata più volte alla ribalta delle cronache dell’arte, in momenti particolarmente significativi della storia  coincidenti con il Trionfo del  cristianesimo, con la Rinascita spirituale dell’uomo, con la  sua Decadenza; momenti  contraddistinti   dal rifiorire delle arti  ed in special modo della pittura e della letteratura. Egli  ha assunto ogni volta  significati e connotazioni  simboliche diverse in relazione al  momento storico-culturale preso a riferimento, e così, da martire della Chiesa all’origine, venne poi identificato  come uomo ideale del Rinascimento ed eroe del nostro secolo, per assurgere, infine, a simbolo dell’arte e portavoce  di una umanità sofferente.
 TRA FEDE E STORIA

Sommario anno XII numero 2 - febbraio 2003