Feste
di Mezza Estate...le Streghe son tornate!
(Mario Giannitrapani) - L’attuale ricorrenza della notte
detta di S.Giovanni, il 21 di giugno, ci fornisce il pretesto per rivedere
e capire un
po’
meglio il nesso profondo che fin da tempi antichi esisteva tra il giorno
del solstizio d’estate con le janare (le ancelle di Diana), ossia
le ‘streghe’ ed i temutissimi sabba, caratteristici anche di questa
famigerata notte. Recentemente a Roma (Le Streghe di S.Giovanni,
Rassegna cinematografica/convegno, giugno 2001) il risveglio di una
sensibilità per lo più ispirata da studiosi di formazione medievista ed
etno-folklorica, ha creato delle interessanti occasioni di riflessione
culturale su cortometraggi ed interessantissimi film, quali ad esempio Gostanza
da Libbiano del regista Paolo Benvenuti, basato appunto sui verbali
ritrovati negli Archivi di S.Miniato. È bene quindi, per non fermarsi ad
un approccio superficiale a determinati temi, sfogliare le pagine di
alcuni testi, a volte misconosciuti, che permettono di ricostruire le
stesse fonti di alcuni divertenti telefilm quale ad esempio Streghe,
ispirato appunto alle tradizioni anglosassoni del movimento Witch/Wicca.
Difatti, Il Vangelo delle Streghe di C. G. Leland (Ed. Stampa
Alternativa 2001), una raccolta di riti composti da invocazioni,
incantesimi e leggende, che risale al 1899 (Aradia or the Gospel of the
Witches), è quasi sconosciuto in Italia e lo dobbiamo appunto a
quel particolare spirito precursore delle moderne ricerche
etno-antropologiche che fu l’autore, il quale diligentemente collezionò
cerimoniali e racconti ricevuti da una chiromante italiana di nome
Maddalena (Margherita Taleni o Zaleni) su Diana e sua figlia Aradia (Herodias),
Endimione, la Dèa lunare Tana e Laverna. Ad una vera e propria cultura
popolare della stregoneria che sembra stia scomparendo, è dedicato
infatti il testo La Strega, La Luna, Il Solstizio (Il Cerchio,
Rimini 2002), una raccolta degli atti di un convegno con approfondita
documentazione storiografica, nei quali si indagano appunto i nomina
nuda delle magare, quelle di Lucca in particolare, nonchè le fonti e
le pratiche repressive esercitate dall’apparato ecclesiastico
inquisitoriale che qui in Italia sembrerebbe esser stato più ‘tenero’
che in altre regioni d’Europa. A queste “femmine scellerate” è
inoltre devoluto un elegante libello, Le Terribili Ancelle di Diana
di F. Milani, (Ass. Cult. Il Cervo, Castelnuovo al Volturno 2003)
sulle origini delle janàre molisane, presunte discendenti delle
striges o lamie latine (Ovidio, Fasti, VI), uccelli
notturni assetati di sangue. In questo remoto, sperduto ed affascinante
paesino molisano ai piedi delle Mainarde (M.te Marrone) che è Castelnuovo,
attraverso aneddoti ed avvincenti storie realmente accadute, ogni anno
rievocate nella suggestiva festa dell’Uomo-Cervo (cfr. M. Gioielli, L’Uomo
Cervo, Venafro 1997), esiste appunto una ‘pantomima’ di ascendenza
paleolitica cui segue una più che suggestiva manifestazione folklorica di
janàre appunto, guidate da gl’Maone, ossia una sorta di
mago/indovino/stregone delle tradizioni autoctone del Sannio.
Non bisogna dimenticare inoltre che alla base di tutte le persecuzioni
contro le streghe fu appositamente compilato il celebre testo Malleus
Maleficarum, di J. Sprenger e H. Kramers (due frati domenicani),
scritto appunto su espresso invito del pontefice, ed edito a Strasburgo
nel 1486, il cui titolo latino significa “bastone delle donne che
compiono malefici,” poi noto come “martello delle streghe,” sul cui
dettagliato contenuto rimandiamo all’ancor imprescindibile saggio di G.
Bonomo, Il Malleus Maleficarum, negli “Annali del Museo Pitrè,”
I, Palermo 1950, (ed. cons. 1995). Il Malleus si divide, come noto,
in tre parti; la prima dedicata all’origine della stregoneria e della
potenza del diavolo, la seconda dei vari malefici e rimedi di carattere
religioso da usare contro di essi, la terza, la più infame, quella ossia
che consta del modo di condurre un processo di eretica gravità. Questa
summa riprovevole di ‘ripugnanti episodi,’ divenuta la bibbia degli
investigatori, deliberatamente scritta per ‘estirpare l’eretica pravità
delle streghe,’ proclamava la legittimità di devastanti torture (straziaseni,
cavallo spagnolo...) che facevano ovviamente confessare anche atti non
commessi. Le indiziate, anche qualora fossero state indifferentemente
bambine o anziane, subivano tutte il medesimo oltraggio. La stregoneria in
senso stretto, è tuttavia un termine assai complesso, non solo dotato di
numerosi sinonimi ma soprattutto di plurisecolari stratificazioni
culturali e geografiche distinte. I prototipi di tutte le streghe
medievali e moderne dovrebbero essere infatti Erodiade e sua figlia Salomè
che chiesero la testa del Battista ad Erode, leggenda diffusasi già dal
VII sec. d.C. La festività del Santo, il 24 giugno quindi, è in
relazione con il Sole che decresce (In nativitate Christi dies crescit,
in nativitate Ihoannis nativitate decrescit (Aug., Serm. XII). Il
periodo in cui il Sole comincia a decrescere è universalmente noto come
Solstizio e da tempo immemore è sempre stato celebrato da tutti i popoli
in ogni angolo della terra. Per accostarci alla complessa casistica di
questi miti e riti di rinnovamento del Sole non possiamo che riferirci al
suggestivo saggio di R. Heinberg, I Riti del Solstizio, Ed.
Mediterranee, Roma 2001, cui dobbiamo una significativa raccolta e
documentazione di feste, rituali e cerimonie per i cicli stagionali della
Terra celebrati appunto come Solstizi. I riti del Solstizio estivo in
particolare, sembra stiano scomparendo nella moderna cultura europea ed
americana, e questo, come dice l’autore, nonostante il fatto che -
sebbene sia assai discutibile - “anticamente era proprio il Solstizio
d’Estate quello che godeva della maggior rilevanza.” Uno dei perché
è proprio nell’inglobamento nel calendario cristiano; difatti come
Giovanni fu il precursore e il profeta di Gesù, così Mezzestate annuncia
l’arrivo della svolta stagionale di Mezzinverno. Un altro motivo di
questa graduale eclissi culturale della festività per l’autore, è
anche nella progressiva subordinazione che le grandi feste della Terra e
della Luna (Calendimaggio e Luna piena) hanno ricevuto rispetto alle feste
del Sole e del Cielo in genere, ossia del principio e dell’elemento
femminile subalterno a quello maschile. Ma veniamo agli aspetti più
simpatici, ai fiori di Mezzestate per esempio che hanno relazione appunto
con i guaritori, ossia a quella straordinaria conoscenza pratica costruita
su legami intuitivi tramandata di generazione in generazione sui metodi
per estrarre dalle piante tutti quei rimedi curativi e terapeutici che
spesso appunto relegarono molte donne in passato anche al ruolo di streghe
e fattucchiere. Durante l’inquisizione infatti ben oltre 9 milioni di
donne vennero messe a morte con l’accusa di stregoneria, che spesso
altro non significava che la conoscenza e la pratica dei tradizionali
metodi di cura. Proprio nel giorno in cui le energie femminili della Terra
erano al culmine, il Solstizio d’estate era quindi il giorno migliore
per raccogliere erbe come l’Artemisia (erba di S.Giovanni), la Verbena,
da raccogliere dopo il tramonto della vigilia di Mezzestate, l’Iperico
che con i suoi allegri fiorellini gialli fiorisce proprio durante il
Solstizio, tutte piante dalle particolari qualità curative. Alla lista
possiamo ovviamente aggiungere la Camomilla, il Geranio, il Timo, la Ruta,
il Cerfoglio, la Ferola, la Menta selvatica, tutte molto apprezzate per
l’aroma che sprigionano quando vengono gettate sui falò di Mezzestate;
sono poi da ricordare le Felci e la radice di Pelosella; quest’ultima
proprio per il succo lattiginoso e rossiccio che si credeva producesse il
sangue di S.Giovanni. È l’autore Heinberg infine che ci suggerisce
l’attitudine che deve vigere in determinati momenti quali il Solstizio
d’estate, ossia “ogni uomo deve il più possibile accantonare la
propria individualità per diventare un’incarnazione del divino
maschile, e ogni donna, un’incarnazione del divino o archetipo femminile
[...] ciascuno di noi deve quindi riscoprire e alimentare un senso di
autostima che venga dal cuore del nostro essere, piuttosto che dal nostro
aspetto fisico o dal successo nel lavoro,” ricordandoci che siamo
sicuramente cresciuti negli ultimi decenni o secoli, ma siamo purtroppo
cresciuti “in una direzione soltanto e siamo diventati sbilenchi, perciò
la nostra sopravvivenza dipende dalla nostra capacità di crescere in
altri modi cui non siamo abituati, per recuperare parte di quello che
abbiamo perduto, nonché il nostro stesso equilibrio,” un equilibrio
sempre più precario...
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