fumone
Il
Castello di Fumone
(Tania Simonetti – Marco Cacciotti) - Il castello di
Fumone fu costruito tra il IX
ed il X sec. dai rettori della Campagna. Il nome deriva o
dal
frequente addensarsi delle nubi intorno alla cima del monte in cui sorge,
o dalle grandi fumate con le quali da quel posto di vedetta, si segnalava
l’approssimarsi del nemico. Fu un vero e proprio baluardo verso il
mezzogiorno fin da quando i papi del Medioevo ebbero a temere le
incursioni dei Saraceni, accampati sulle rive del Garigliano, o quelle dei
Longobardi dal Ducato di Benevento e dei Normanni dei Principati di
Salerno e di Capua. L’enorme colonna di fumo che s’innalzava
sull’alta torre di Castel Fumone (che dista 70 Km. da Roma), era ripresa
e trasmessa da Rocca di Cave, da Castel San Pietro di Palestrina, e da
Paliano, e via fino alle torri dell’Urbe, avvisando la “Città
Eterna”, dell’imminente
pericolo. Il Castrum Fumonis fu la massima Castellanìa della
Chiesa nel basso Lazio, e rappresentò l’anello principale della catena
dei punti d’avvistamento che insieme a Paliano, Lariano, Serrone, Castro
dei Volsci, davano a Roma una gran sicurezza. Nel 1121 vi fu imprigionato
l’antipapa Gregorio VIII e nel 1296 il papa Celestino V. Secondo
cronache del tempo, la cella sarebbe stata così piccola che il pontefice
avrebbe usato per cuscino la
predella di un altare. Qui egli morì
il 19 maggio 1296, dopo circa dieci mesi di prigionia e, secondo
una tradizione, fu ucciso per mano di Roffredo Caetani, nipote di
Bonifacio VIII, con un chiodo infisso nel cranio. Nel luogo della sua
morte, Paolo VI (1963-78) fece erigere una cappella, corredata da alcune
reliquie di Celestino V. Il castello nel 1155 fu assediato invano da
Federico Barbarossa. Nel 1186 Fumone fu l’unica Rocca che riuscì a
resistere, tra tutti i castelli del centro sud, all’opera devastatrice
d’Enrico VI Hohenstaufen, fondatore in Sicilia della dinastia degli
Svevi. Il prestigio della Rocca fu motivo di mire autonomistiche e di
possesso da parte dei baroni e dei conti ai quali veniva affidata, fatto
questo che richiese numerosi interventi da parte dei papi Innocenzo III,
Onorio III e Gregorio IX, per ristabilire la sottomissione del castello di
Fumone alla Chiesa. La reclusione dell’Antipapa Gregorio VIII ci
dimostra che la fortezza di Fumone era da sempre usata dalla Santa Sede
come prigione di Stato, per importanti personaggi politici.
Nel 1584 Giovanni Longhi, patrizio romano, discendente dal porporato
Guglielmo de Longhi, acquistò ed iniziò la trasformazione dell’antica
ed austera Rocca. Gli eredi, nel settecento, completarono l’opera di
restauro ed abbellimento con la costruzione di un monumentale giardino
pensile di 3500 metri quadrati, posto sopra la Rocca. Il giardino sospeso,
annesso alla dimora principale, è uno dei rari esempi nel suo genere in
Europa, ed è tipico dell’arte del giardino classico all’italiana. Per
la sua estensione (3500 metri quadrati), è ritenuto il più grande
d’Europa tra quelli che si trovano ad un’altitudine superiore agli 800
metri sul livello del mare. La cosa più preziosa che offre quest’ameno
giardino pensile è il grandioso panorama di tutta la Ciociaria. Lo
sguardo del visitatore può spaziare dai Colli Albani fino alla lontana
catena dei Monti Aurunci, nella Campania; dai picchi dei Monti Simbruini
ed Ernici fino ai Monti Lepini. Sono decine i centri abitati che si
possono ammirare dalla Rocca di Fumone. Quando il Vesuvio era ancora
attivo, il suo pennacchio di fumo si poteva vedere da Fumone.
I motivi d’interesse della famiglia Longhi per il castello di Fumone,
trovano fondamento ed origine nel ricordo della creazione a Cardinale di
Guglielmo Longhi, cancelliere del re Carlo II d’Angiò, per opera di
papa Celestino V. I suoi discendenti continuarono l’antica tradizione
acquistando e trasformando il castello creandone così un santuario in
onore della figura di papa Celestino V. Un particolare curioso è
costituito dalla salma di un bambino imbalsamato: una leggenda narra che
il castello di Fumone è frequentato dal fantasma di Emilia Caetani Longhi
che nel 1800 fece imbalsamare il figlio morto alla tenera età di cinque
anni. È custodito in una teca di cristallo e sembra che la madre lo vada
a trovare ogni notte. Emilia cammina inquieta, facendo riecheggiare i suoi
passi. Oggi poche sono le vestigia dell’antico castello trasformato in
villa dai Longhi. Sopra la porta del paese, detta Porta Chiusa, ci sono
tracce di un antico ingresso ora murato, dove è annessa una torre mutila.
Il castello è aperto al pubblico, è possibile visitare il carcere, il
santuario e il famoso giardino pensile. Nel castello si possono
organizzare banchetti, cene di gala a tema, matrimoni, congressi,
utilizzando tutte le 15 sale collocate nel piano nobile, tra loro
intercomunicanti. Inoltre il giardino pensile può essere usato per
organizzare ogni tipo di manifestazioni.
Bibliografia: (Istituto Italiano Castelli-Manieri
del lazio-Itinerari Ciociari)
ciampino
Il
gabbiano spaurito
(ginore@tiscali.it) - Vorrei segnalare un episodio simpatico
avvenuto in data odierna a Ciampino. È ovvio che non si tratta di un
avvenimento
di rilevante importanza ma in questo torrido giugno può far sorridere! È
comunque un avvenimento non usuale ed abbastanza raro! Vengo al fatto:
L’afa di questi giorni non solo disorienta e confonde le persone ma
anche gli animali perdono la “bussola”e si ritrovano di colpo in
ambienti a loro sconosciuti. Infatti un povero gabbiano si trovava
spaurito e stanco a svolazzare in mezzo al traffico di viale Kennedy col
rischio di rimanere vittima di qualche macchina. La gente osservava
divertita e si chiedeva come un gabbiano potesse trovarsi in quel luogo.
Era presente fra gli altri Veronica Conti che da tempo si prende cura di
animali abbandonati e, dopo non poche piroette ed acrobazie fra le
macchine riusciva con un placcaggio degno di un atleta ad afferrare e
bloccare il povero gabbiano fra gli applausi dei presenti! Dopo aver
portato il gabbiano a casa ed averlo rifocillato, la signoraConti,
accompagnata dal sottoscritto, si recava sul lungotevere in corrispondenza
dell’isola Tiberina dove con una lacrimuccia di commozione rilasciava il
povero gabbiano il quale, dopo una breve esitazione, forse per dire
grazie, spiccava felice il volo e raggiungeva i suoi compagni!
marino- roma
Doriana Onorati, pittrice cosmica
(Eliana Rossi) - Nella cornice suggestiva dell’Ambasciata
della Repubblica Araba d’Egitto, in via delle Terme di Traiano 13, Roma,
tra busti di regine, statue di faraoni e affreschi di vita sul Nilo,
presso le sale dell’Ufficio Culturale, si è svolta, mercoledì 4
giugno, la mostra “LIAISON” personale degli artisti Doriana Onorati,
Anna Rita Altan, Romano Da Ferrara e Andrea Spartaco. La mostra resterà
aperta al pubblico fino al 4 agosto. Lo scrittore e direttore della casa
editrice Sovera Multimedia, Aldo Onorati, presente all’inaugurazione, ha
così illustrato l’attività pittorica e scultorea di Doriana Onorati:
“L’interesse della pittrice e scultrice Doriana Onorati, verte
sull’innesto della realtà umana terrestre con la radice cosmica della
vita e dello spirito. I suoi quadri e le sue poderose sculture si ispirano
al caos primigenio dell’universo, per trasferirsi in luce e armonia
dell’animo umano. Da una sorta di infernale struggimento - si vedano i
quadri in bianco e nero, che sono tra le sue cose più significative - si
passa a una ricerca dell’infinito che è in noi; allora, le tinte si
fanno contrastanti, lievi e forti, senza margini e senza centro, in un
discorso che approda nei volumi delle statue, nei ritratti perfetti, nelle
armonie languide e curvilinee. La sua poetica ha base e coronamento sulla
fusione dei linguaggi; infatti, la Onorati è anche poetessa fine e
sensibile. L’unità delle arti è la sua forza d’urto, in un connubio
fertile e personalissimo”.
Doriana Onorati è nata a Marino, dove risiede e lavora. Pittrice e
scultrice, ha portato a maturazione le tecniche artistiche presso
l’Accademia delle Belle Arti di Roma. Frequenta corsi di trompe l’oeil
e si è specializzata nella riproduzione di opere antiche, tanto che le è
stata commissionata l’immagine della Madonna del Popolo posta, oggi, su
uno degli altari della Basilica di San Barnaba di Marino.
Con un gruppo di incisori romani approfondisce le tecniche
calcografiche, ampliando con esse gli spazi su cui proiettare la
propria poetica. Fondatrice nel 1992 dell’Associazione culturale
l”Astrolabio”, ha lavorato nell’ambito della pittura come
organizzatrice di mostre e di manifestazioni
a carattere multimediale. Come scultrice, ha vinto nel 1999 la
selezione del V Salone Internazionale di Barcellona. Ha firmato dodici
copertine per la casa editrice Sovera Multimedia riguardanti libri di
poesie e narrativa, che hanno avuto premi e ristampe. Ha esposto in
numerose gallerie e città, tra cui Roma, recentemente all’Istituto di
Cultura dell’Ambasciata Egiziana; Firenze in Santa Croce; Rieti; Perugia;
Frascati, presso le Scuderie di Villa Aldobrandini; all’estero, Londra
e Barcellona.
È stata premiata in Campidoglio per le arti figurative, nel 2000, alla VI
edizione del Premio “Fiore di Roccia” e nel 2003 in Santa Maria degli
Angeli per la scultura.
L’artista ha ricevuto, altresì, il “Riconoscimento alla carriera”
dal IV Municipio del Comune di Roma nella rassegna “Una Vetrina per
l’Arte” 2002. In qualità di poetessa, Doriana Onorati ha vinto nel
2001 il premio Speciale della Giuria al concorso internazionale “Città
di Fucecchio”, XXIV edizione.
La Biblioteca di Filosofia Italiana, con sede
in Monte Compatri via Annibaldeschi 2, ha la necessità di consultare, per
un lavoro di ricerca, un libro che purtroppo non riesce a trovare. Il
libro è:
Marco Mastrofini - Metaphisica sublimior de Deo Uno et Trino
Pertanto, attraverso queste pagine, si rivolge un appello a chi disponesse
di una copia del libro di telefonare gentilmente ad uno dei seguenti
numeri telefonici: 06 94288758 - 06 94789077 |