Sommario anno XII numero 7 - luglio 2003

 TEOLOGIA

Note per una teologia del dialogo (3 - Uomo capace di Dio)
Renato Vernini -
renverni@tin.it

Dallo scorso numero di maggio “Notizie in...Controluce”ospita un breve corso di Teologia. In particolare si tratta di una riflessione di base  sulla teologia cattolica più aperta ad un dialogo con le altre religioni ed i non credenti e che, per i motivi che vedremo, chiamiamo teologia politica.  Non c’è alcuna pretesa di completare in dodici numeri tutto il possibile della riflessione teologica (pretesa che sarebbe ridicola!) ma lo sforzo di illustrare in ciascun articolo almeno lo schema di un argomento, in maniera che il lettore possa seguire, il più agevolmente possibile, il filo del discorso. Per forza di cose il linguaggio sarà il più possibile lineare ed eviterà termini tecnici: ce ne scusiamo fin d’ora con i più preparati, che, d’altra parte, non hanno bisogno certo di questa introduzione alla teologia.

3.1 Uomo capace di Dio

Beato Angelico - trasfigurazioneDire, come abbiamo fatto nell’articolo precedente, che Dio, attraverso Gesù di Nazareth, chiama l’uomo ad arrivare ai vertici della sua umanità, divinizzandola, significa dire principalmente che questa umanità ha raggiunto il suo vertice in Gesù di Nazareth (cfr. § 2.2).
Ogni uomo può scorgere il suo modello in Gesù, che è vero Dio, ma che si è spogliato della sua divinità, assumendo la natura umana (Kenosi):
“non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;
7 ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini”(Fil. 2,6-7).
In Cristo, dice la tradizione cattolica, ci sono due nature (quella umana e quella divina) in un’unica persona. Questo vuol dire che Gesù era un uomo “vero”, uno che possedeva le conoscenze di un uomo del tempo (magari credeva che la terra fosse piatta!), che aveva avuto bisogno di andare a scuola come tutti i bambini di ogni tempo, ma che in lui, insieme alla natura umana era presente la natura divina.
Tuttavia l’umanità del Cristo ci dice anche un’altra cosa molto importante: l’umanità è capace, anche se in maniera imperfetta, di Dio. Questa è una affermazione di non poco conto e di principale interesse per un dialogo interreligioso. Intanto l’affermazione che ogni uomo, anche se in maniera imperfetta, è capace di Dio significa che anche fuori dalla rivelazione esplicita (testi sacri e tradizione della Chiesa, ce ne occuperemo in seguito) esiste una rivelazione naturale che è offerta a ciascun uomo proprio in virtù del fatto che un uomo è creato per poter raggiungere (se solo lo vuole) la perfezione della propria umanità. Ciascun uomo è chiamato, attraverso il suo essere uomo, da Dio. Ciascun uomo ha scritto nel suo cuore ciò che Dio vuole da lui.
S. Paolo scrive ai Romani un passo decisivo in questo senso:
Tutti quelli che hanno peccato senza la legge, periranno anche senza la legge; quanti invece hanno peccato sotto la legge, saranno giudicati con la legge.
13 Perché non coloro che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che mettono in pratica la legge saranno giustificati. 14 Quando i pagani, che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge, essi, pur non avendo legge, sono legge a se stessi; 15 essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori come risulta dalla testimonianza della loro coscienza e dai loro stessi ragionamenti, che ora li accusano ora li difendono.” (Rm, 2, 13-16)
I pagani che agiscono, secondo la legge, pur non avendo ricevuto la legge, sono legge a se stessi! Che vuol dire? San Paolo spiega: quello che è comandato dalla legge è scritto nei cuori degli uomini, i quali, infatti, a volte lo dimostrano comportandosi secondo la legge pur non avendo la legge. Questa legge dei cuori rende tutti gli uomini responsabili delle proprie azioni. Nessuno può dire “non sapevo”, perchè la volontà di Dio è scritta nei cuori di ciascuno. Questo vale per tutti, nessuno escluso:  greco, romano, ebreo, pagano, tutti, per San Paolo, sono capaci di portare la propria natura ad essere capace del compito al quale Dio chiama ciascuno.
3.2 Qualcuno è cristiano senza saperlo!
Il teologo gesuita Karl Rahner porta alle estreme conseguenze il discorso di San Paolo, affermando l’esistenza di Cristiani Anonimi. Il cristiano anonimo, per Rahner, è colui che si comporta secondo la descrizione di San Paolo nella lettera ai Romani. Il cristiano anonimo è colui che porta la propria persona a seguire Gesù di Nazareth, senza però essere a conoscenza di seguire, con i suoi atti quotidiani, Gesù di Nazareth. Naturalmente oggi quasi tutti gli uomini della terra conoscono il messaggio di Gesù e non ci troviamo nella situazione di ignoranza che era dietro al discorso di S. Paolo. Per questo le parole di Rahner sono, se possibile, ancora più pesanti e presentano interessanti conseguenze teologiche. Secondo il gesuita tedesco è possibile pensare che sia “cristiano” anche un uomo che abbia esplicitamente rifiutato il messaggio di Gesù, ma che poi lo segua con i suoi comportamenti. Non a caso Rahner prese parte a molti gruppi di dialogo interreligioso e fu uomo del dialogo in un momento in cui il mondo era segnato dalle divisioni tra le ideologie e tra le religioni. Bisogna riconoscere ad ogni uomo, a prescindere dalla religione che egli professa, la capacità, perchè uomo, di mettersi in dialogo con Dio e soprattutto di seguire Gesù.
3.3 Ma cosa significa seguire Gesù?
“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (GV, 13, 34-35).
L’amore per gli uomini e tra gli uomini è la strada per seguire Gesù. Su questo punto abbondano passi espliciti del Vangelo e non sembrano esserci dubbi neanche tra i teologi più conservatori. Il problema nasce con una logica conseguenza di questo passaggio: se amare gli uomini vuol dire  seguire Gesù, possiamo anche affermare che l’amore per gli uomini coincida sostanzialmente e formalmente con l’amore per Dio. Chi ama gli uomini ama Dio e chi fa una cosa di buono agli uomini fa una cosa di buono a Dio. Il discorso della montagna è chiaro. Coloro che saranno salvati e condannati nel giudizio finale tenteranno di giustificare i loro atti sostenendo, però, di non aver mai incontrato Gesù:
“Anch`essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l`avete fatto a me. 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (Mt, 25, 44-46).
Quindi non solo coloro che amano esplicitamente Dio fanno parte dei salvati, ma anche coloro, che pur non sapendo con questo di amare Dio, amano gli uomini hanno un merito dinanzi a Dio ed anzi fanno parte a pieno titolo della comunità di coloro che si salvano.
3.4 Fuori dalla Chiesa nessuna salvezza!?!
La famosa bolla di Bonifacio VIII, datata 1302, sancisce un principio, allora e non solo allora, caro ai sostenitori del potere papale: 
Unam sanctam ecclesiam catholicam et ipsam apostolicam urgente fide credere cogimur et tenere, nosque hanc firmiter credimus et simpliciter confitemur, extra quam nec salus est, nec remissio peccatorum (Per imperativo della fede noi siamo costretti a credere ed a ritenere, che vi è una sola Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica, e noi fermamente la crediamo e professiamo con semplicità, e non c’è né salvezza né remissione dei peccati fuori di lei ).
La bolla nasce nel contesto della polemica tra il pontefice e Filippo II il bello. In breve: Filippo II aveva imposto tributi per sostenere una guerra contro l’Inghilterra ed il papa, allora come ora, contrario alla guerra aveva risposto con due bolle : la Clericis laicos (24. 2. 1296) e la (Ineffabilis amor - 20. 9. 1296), entrambe rivendicanti l’autonomia della Chiesa ed in polemica con il re di Francia. La polemica montò, il papa rispose a numerose prepotenze del re di Francia con altre bolle, in particolare la Ausculta fili nella quale si invitano anche i re alla comunione con la Chiesa e si minacciano i ribelli professando che fuori dalla Chiesa non vi è salvezza alcuna (cfr. http://www.padre.at/bolla.htm ). La storia finirà, come sappiamo, con la reclusione di Bonifacio VIII in quel di Anagni. Ma, oltre il contesto storico, interessa leggere la bolla di Bonifacio VIII proprio nell’ottica di Rahner. Possiamo senz’altro essere d’accordo che fuori della Chiesa non vi sia salvezza. Però possiamo anche dire, rimanendo pienamente dentro l’ortodossia cattolica, che, accanto ad una Chiesa ufficiale, esista una comunione di cristiani formalmente non sancita dall’ufficialità di questa appartenenza.

Della Chiesa, di cosa sia secondo la tradizione cattolica e del suo rapporto con la storia cominceremo a parlare nel prossimo numero.

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