Sommario anno XII numero 7 - luglio 2003

 L'ANGOLO DELLA POESIA

Prendere un treno
            Prendere un treno
tra chi va e chi ritorna:
ginocchio contro ginocchio
in qualche vecchia carrozza,
aprirsi un po’.
            Guardare di fuori
i pensieri che hai dentro.
La massicciata scorre
come scorre il passato,
ovattarsi un po’.
            Conforta la memoria
il tatantatà che culla
e sostiene il fantasma
di una cara infantile
filastrocca.
            Di stazione in stazione
sulle guide di acciaio
abbandonarsi finalmente
alla certezza di arrivare.
Dormire un po’.
            Cardiaca contrazione
e arteriosa pulsazione
rotolano sul binario
e da ogni tunnel impavidi
rinascere.
Davide Riccio

Insonnia
Omaggio a Borges
Sono la vittima che tacita
s’immola al quotidiano sacrificio.
Nessuno,
vorrebbe per se,
il mio invidiabile officio.
Così temo la notte,
maturata di continui silenzi assordanti,
che inutili cadenzano ogni tentativo
di una respirazione regolare.
Sono il guardiano del tempo,
l’unico uomo di questa terra,
giacché la notte
a noi mortali impone,
il suo fatale peso
che ha il potere di obliare
ogni parola e fatica,
e l’universo è solo,
uno dei tanti bislacchi nomi
che regaliamo ai nostri sogni.
Salvatore Celeste

Mi piace

            Mi piace camminare nella fretta dei passi
E il sottosuolo rimbomba dei pensieri che
Sopra incedono quasi fossero distanti
Ed estranei come amici che si salutano
Per poi sparir(si) dietro l’angolo
            Mi piace osservare il fragore di cuori
Come tori nell’arena incerto il vincitore
Quando il rosso stinge
E macchia l’infedeltà di quel cieco
E il bastone anticipa il gradino (fatale)
            Mi piace cercare il nesso là
Dove pascola il non essere e
Stacco il ticket di quell’istante
Eterno nel non senso di un appetito
Che non sazia l’aver aspettato
            Mi piace seguire il lento scorrere
Di quel ruscello che concilia
Il sonno della natura, non russa
Il pastore per paura del risveglio
Chè l’alba giunge già
            Mi piace camminare, osservare, cercare,
seguire, fissare quella foto che stampa
così come sei ma il movimento toglie
la fissità e tu prosegui nelle successive istantanee,
il bianco e nero il tuo passato...
Marco Saya

Il veleggiare delle emozioni
sul mare infinito di me
sconosciuto nelle mie profondità

Io mare
sostengo il mio corpo
ma i venti ne guidano la rotta

Chiedo di ammainare le vele
Con la mia calda corrente
potrò condurlo

Ma il suono delle sirene
lo attrae e lo sospinge
ad abbreviare il viaggio

Tempo tiranno ha inventato
e si empie d’esso
dimenticando il silenzio

di me
Armando Guidoni

Bergerac così lontana

In Francia,
dietro a un naso
c’è una piazza
place de Bergerac,
dietro a un sandalo c’è un fiume,
La Garonne,
dietro a un gobbo
c’è Bordeaux e le sue guglie,
ciottoli levigati e zuccherini colorati
in un caffè.
Dietro l’promontorio in fondo,
c’è sabbia e tanto mare,
tanto di quel mare,
un mare oceanico e dietro,
triangoli di stoffe variopinte
pettinano rigide le crespe.
E dietro, molto più dietro
c’è
l’America coi suoi gendarmi.
Dario Molinari

Dormi, bambina mia

Dormi, bambina mia,
che nel tuo dormire,
veder potresti gli angeli
in mezzo al cielo in volo.
Riposa, piccolo fiorellino
del selvaggio prato,
non tremare, non aver paura,
vicino c’è la mamma tua.
Come sei bella, piccola stella,
nel tuo lettino distesa,
tra i candidi veli azzurri,
non smetti mai di sorridere.
Dormi, gioia divina,
che calor infondi alla mamma tua,
già sento del cuore in petto,
il sussurro del battito d’amore.
Tu, dormi, amor mio,
ed io a guardarti sono,
tu sogni, ed io m’affondo nei ricordi,
di quando nel grembo mio eri.
Dormi, piccola luce,
che tutto è silenzio intorno,
il sole, gli uccelli e il vento,
se non ci fossi tu, sarebbe il nulla.
Vincenzo Di Filippo

Noi soli

Noi fuggiamo,
dai nostri pensieri.
Eravamo soli,
nel buio.
Legati dai sentimenti innocenti,
di due ragazzi.
Valentina Bovi

Giungere a porsi le mani
fra i capelli
è il tentativo di domare
un incendio
con un vento di problemi irrisolti
su pensieri che si contorcono
e circoscrivere un dolore
indelebile
per cose radicate
andate in fumo.
Biagio Salmeri

Se amore è

Ho bisogno
di preoccuparmi di te,
di camminare sotto la pioggia
tenendoti per mano,
e insieme, poi,
aspettare che il sole
ci asciughi la pelle.
Nunzio Gambuti

Barlum
i
Barlumi forse di nostalgia
Sfigurano il volto profetico
Della folta mera fantasia,
che in un cammino ascetico
farà le veci dell’anima mia.
            Già brucia lo sguardo eretico
In fredda luce di sinestesia;
svelti chiamate un medico
per curare la falsa malattia!
            Ignoro il letto d’ospedale
Lavato dalle lacrime dei parenti,
ammessi uno per volta all’agonia.
            Morte libera da ogni male!
Libera tutti perché siamo assenti,
siamo folli, in noi è la follia!
Stefano Tiglio

Il tuo viso 

Traspare dal cielo azzurro
E rosa
Falce di luna smarrita
Succede all’alba un mattino
Pulito
Resta l’odore dell’ombra
Notturna
Sguardo velato senza amore
Mi sono raccolta tutta
Nei tuoi occhi
Ho atteso un abbraccio invano
Ricordo del tuo viso
Illuminato dalla gioia
Disteso dal sapere di me
Del sogno che nasceva
Bagnato dal fiume in piena
Delle parole amorose
Mi hai regalato lacrime
E perle
Emerge dal mare consumato
Eroso di marea senza calore
Il tuo viso
Che ho sognato l’altra notte
Sogno di un sogno
Lieve e delicato
Icona russa dorata e rossa
Morbida barba davanti
Allo specchio della torre
Hai sfiorato la pelle
Che adesso è malata
La pelle bianca
Riconosce solo i tuoi occhi
E si spegne silenziosa
Dolore ormai dell’anima
Vilma Viora

Sostanze organiche

Mentre questa strana imbarcazione
sopravvive in scheletriche strutture
divorate dalla ruggine, solitario, remo,
traverso contorti percorsi della ragione
tra i moti ondosi di un incerto vivere
poi, come un batterio, prolifico, lento,
avanzo e mi diffondo in muffe:
eco di una gloria mai celebrata
che percepiamo a sera, languore
tumultuoso d'insonni, attivi fermenti.
Enrico Pietrangeli

Ricordi

Tornano i ricordi come per magia
come se non fossero mai partiti:
andati via…
Quando siamo soli cadono su di noi
in uno sconfinato vuoto.
Sono tutti li, pronti a prenderci per mano
o, tagliarci le gambe.
Noi tutti li sentiamo…
Tutti! Belli o brutti ma, solo per alcuni
sono pane da mangiare…
Mario Ceccani

Pensiero
Dare senza secondi fini,
non reca disturbo.
Ma pretender d’avere, quando,
se pur inconsciamente,
già s’è preso,
e nulla altrui dato,
che fastidio mi dà!
Emanuela Pancotti

 L'ANGOLO DELLA POESIA

Sommario anno XII numero 7 - luglio 2003