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Energia
solare - Il progetto “Archimede”
(Giuliana Gentili) - Lo scorso 4 novembre a Roma è stato
presentato alla stampa il progetto “Archimede”
risultato
di una stretta collaborazione fra Enel ed Enea. Il dott. Paolo Scaroni,
Amministratore delegato Enel e il prof. Rubbia, presidente dell’Enea,
hanno sostenuto la conferenza stampa per la presentazione ufficiale del
progetto che è in studio da diversi anni e che nasce ponendo le basi
proprio sulle nuova tecnologia solare sviluppata dall’Ente di ricerca. “Un
vero e proprio salto tecnologico” – l’ha definito il prof. Rubbia – “che
permetterà, se utilizzato in scala adeguata, di contribuire in modo
determinante ad una maggiore indipendenza energetica e alla riduzione dei
gas serra, in particolare per le aree ad alta insolazione come le regioni
del Sud del nostro Paese”. Un progetto tutto italiano, dunque, che pone il
nostro Paese in una posizione del tutto invidiabile, visto che già vanta
il primo posto tra i paesi industrializzati nell’utilizzo di energia
rinnovabile. Abbracciando e facendo proprie le innovazioni tecnologiche
dell’ENEA, l’Enel punta all’ambizioso progetto di incrementare
notevolmente la produzione di energia elettrica attraverso fonti
alternative ai combustibili fossili, responsabili dell’effetto serra. Se
anche si volesse ragionare solo in termini di indipendenza economica e di
risparmio ci sarebbe di che andare fieri. Ma si pensi all’enorme vantaggio
che il nostro paese avrebbe anche in termini di produzione di energia
pulita. Questo basta a convincerci del tutto. Del resto, già gli sforzi
dell’Enel si sono concentrati in questi ultimi anni a ridurre
sensibilmente la produzione di ossido di carbonio triplicando addirittura
quanto fu richiesto e ratificato negli accordi di Kyoto (4/5 milioni di
tonnellate in meno tra il 1990 e il 2002) in tempi più brevi e in un
periodo del tutto in controtendenza nel nostro paese. Si pensi che mentre
l’Enel abbatteva, migliorando le condizioni delle proprie centrali ed
utilizzando fonti alternative di energia, 12 milioni di tonnellate di
ossido di carbonio, l’intero paese registrava un incremento nella
produzione dello stesso gas velenoso del 5,5 %. Con questi presupposti si
poteva non accogliere a braccia aperte la nuova tecnologia messa a punto
dai ricercatori Enea? E su cosa si basa? E perché è “nuova”? Non è certo
intuizione dei tempi moderni quella di vedere nel sole una fonte preziosa
di energia. Non è nuova certo l’idea di usare lenti e specchi per
convogliare i raggi solari e concentrarli su punti ben precisi; basti
pensare, anche se qualcuno sostiene che siamo ai limiti della leggenda,
che il primo ad averla utilizzata è stato proprio Archimede 2000 anni fa,
anche se l’obiettivo che s’era posto non era certo quello di accendere
delle lampadine. Nuova però perché, grazie ai ricercatori ENEA, i limiti
cui eravamo di fronte fino a qualche anno fa sembrano superati: costi
troppo elevati e discontinuità della fonte (la luce del sole non è
disponibile di notte e non è disponibile quando il sole è coperto). La
“tecnologia solare a concentrazione” che sta sviluppando l’ENEA si basa
sull’utilizzo di semplici specchi parabolici a basso costo che,
concentrando l’energia solare, scaldano un fluido termovettore composto da
sali fusi (comunemente usati come fertilizzanti) e la accumulano
convertendola in calore ad alta temperatura (550°C) . L’idea è geniale, i
fluidi non sono corrosivi, non sono infiammabili, sono stabili alle alte
temperature e, soprattutto, possono essere immagazzinati. Il fluido viene
convogliato in un serbatoio detto “caldo” e questo aggira proprio
l’ostacolo della discontinuità della fonte. La temperatura nel serbatoio,
infatti, rimane costante a 550°C grazie alla variazione della portata dei
sali in funzione dell’intensità della radiazione solare. Il resto avviene
come in una centrale termica di tipo convenzionale, i sali del serbatoio
“caldo” vengono inviati ad uno scambiatore, mentre un generatore di vapore
ad alta pressione e alta temperatura attiva il ciclo termico per la
produzione di energia. I sali vengono quindi convogliati in un altro
serbatoio “freddo” (290°C) e da qui re-immessi nel ciclo.
“L’alta temperatura operativa del fluido termovettore dell’impianto solare
ENEA consente di produrre vapore in condizioni di pressione e temperatura
tali da essere utilizzato direttamente nelle turbine a vapore di altra
pressione del ciclo esistente, con modeste modifiche impiantistiche” e qui
sta l’altra intuizione geniale. Pensare di smantellare gli impianti
esistenti e sostituirli completamente con impianti di nuova concezione
sarebbe stato un limite invalicabile, economicamente insostenibile. Per il
progetto pilota, che prevede dunque l’integrazione di un impianto solare
con una centrale convenzionale, è stato scelto il sito ENEL di Priolo
Gargallo. L’integrazione della centrale minimizza notevolmente
l’investimento iniziale che sarà per altro coperto “solo” al 40% dal
finanziamento pubblico.
Il programma ENEA non si ferma qui. Due sono le principali linee
perseguite.
La prima si realizzerà, in parte, con il progetto pilota e tenderà ad una
continua evoluzione della tecnologia e degli impianti fino a tentare di
coprire una grande varietà di applicazioni industriali nonché, e
principalmente, alla produzione di energia elettrica, anche esportabile in
zone a bassa insolazione, a costi molto competitivi e senza emissione di
ossido di carbonio.
La seconda, sicuramente più ambiziosa, linea del progetto è quella che
tenterà di captare e accumulare calore a temperature ben più alte
(superiori agli 850°C) per la produzione diretta di idrogeno per usi
energetici.
Le basi, le idee innovative, i progetti e le menti ci sono dunque.
Speriamo solo che il nostro Paese e i nostri Governi presenti e futuri ci
credano a tal punto da dare alla ricerca il giusto spazio e la giusta
considerazione e ci tolgano finalmente dall’imbarazzo di essere,
notoriamente, il fanalino di coda, fra i paesi industrializzati, per i
finanziamenti e i giusti riconoscimenti alla ricerca e ai ricercatori. Un
paese civilizzato e moderno si riconosce anche e soprattutto da quanto è
disposto ad investire su se stesso, sulle proprie risorse, sulla propria
gente, sulla ricerca e sulla formazione. |