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Sommario anno XIII numero 3 - marzo 2004

 I NOSTRI PAESI - pagina 4

lanuvio
Il Castellaccio ieri e oggi
(Luca Ceccarelli) - Il treno che parte da Roma Termini alle 15.34 arriva a Lanuvio alle quattro e un quarto circa. Lanuvio è quella che nel linguaggio tecnico delle Ferrovie dello Stato si chiama una “stazione impresenziata”, e come tutte le stazioni impresenziate costituisce un monumento all’abbandono.

Mancano perfino gli orari, e i cartelli con il nome del paese sono già tutti staccati. Qualche minuto più tardi, arriviamo alla nuova fermata di San Gennaro. Quest’ultima non è  “impresenziata”, è stata già immaginata, prima che fosse costruita pochi anni fa, per non essere presenziata da nessuno: una banchina, qualche panchina, una pensilina, punto. Del resto nessuno potrebbe occuparsi, costerebbe troppo. Sotto, il parcheggio, incustodito ma grande. Comunque venga la fine del mondo, saranno quasi tutti ad aspettarla in macchina, con l’aria condizionata naturalmente. Fuori la strada, con le rare macchine che sfrecciano da una parte e dall’altra, verso i Colli Albani o verso il Mar Tirreno. C’è una stampa di Luigi Rossini del 1831 che raffigura il “Castellaccio”. È una delle migliori di questo architetto-incisore peraltro non eccelso. Gli manca il genio visionario di Piranesi e l’estro bozzettistico di Pinelli. La stampa raffigura il “Castellaccio”, sulla collina di San Gennaro. L’ho scoperta in una raccolta di acqueforti e sono stato preso dalla curiosità di vedere com’è oggi la località.
Non molto diversa, in fondo. Il rudere del castello medievale è ancora lì, cupo e abbandonato, sommerso da più vegetazione che nell’incisione. Questo punto veniva chiamato il Sublanuvium, la parte di Lanuvio che nell’antichità era a diretto contatto con Roma tramite la via Appia. Più tardi venne abbandonata a causa della malaria, e il centro medievale e rinascimentale risorse più in alto, con il nome di Civita Lavinia. La costruzione del “Castellaccio”, stando ai libri di storia, risale al XIII secolo. Appartenne a lungo agli Annibaldi. All’inizio del secolo successivo fu devastato dai veliterni in armi, per passare ai Savelli che nel 1369 ne vendettero la metà, con relativi appezzamenti terrieri, al monastero di Santa Eufemia di Roma. Il castrum Iennare (così era chiamato in un documento notarile) passò di proprietà altre volte, rimanendo però, dopo il Medio Evo, sempre disabitato, e le sue proprietà terriere vennero frazionate (nell’Ottocento, una parte era della famiglia Barberini). Nessuno, che io sappia, ha mai pensato di restaurare il castello, e d’altra parte sarebbe stata un’operazione poco fruttuosa. E così, a differenza di altri palazzi e castelli storici, il Castellaccio sulla collina di San Gennaro gode di una gloria artistica solo sull’acquaforte di Luigi Rossini. Sono passato decine di volte su questa ferrovia, andando e tornando da Velletri, ma non ero mai sceso a San Gennaro. Torno indietro, è un pomeriggio invernale, non invaso dal ronzio delle cicale, solo latrati isolati, qualche cinguettìo, un vento leggero. Passo vicino ad un agriturismo, e davanti al mio sguardo si stende una pianura che sembra immensa. Filari di vigne, ulivi, è la “provincia marittima” dello Stato della Chiesa, di cui Velletri era capoluogo. Ad un secolo e mezzo di distanza, l’agricoltura preserva ancora dal cemento questi luoghi.


castelli romani
Bombardamenti
(Alessio Colacchi) - Il 22 Gennaio 1944, poco più di 60 anni fa, iniziavano quattro mesi di duri bombardamenti per il territorio dei Castelli Romani. Fu infatti proprio il giorno dello sbarco di Anzio, che il fuoco alleato iniziò a farsi sentire in tutta la sua potenza nei nostri paesi, causando danni ingenti all’abitato ed a ciò che rimaneva ancora dopo oltre vent’anni di duro regime fascista.

Il 22 Gennaio le armate alleate giungevano nel Lazio centrale, ma senza ancora un progetto di conquista della capitale. Infatti, sebbene all’inizio del 1944 i Castelli Romani già intravedessero un barlume di speranza per quanto concerneva la liberazione dal nazifascismo, gli americani si rinchiusero in oltre quattro mesi di guerra di logoramento lungo la litoranea, senza mai approdare all’interno, né avanzare oltre la linea segnata dalla ferrovia che attraversava la campagna di Campoleone.
Le testimonianze di anziani residenti nella provincia di Roma raccontano di una scarsa presenza di tedeschi ancora all’indomani dell’8 Settembre, per cui anche una minima organizzazione militare avrebbe permesso un loro immediato respingimento.
Invece persino nel Gennaio 1944 le armate alleate decisero di attendere più di 100 giorni prima di avanzare e portare un immediato attacco alle roccaforti più strategiche del nazismo nel Lazio, se non in Italia: Frascati e Roma. Un’attesa forse motivata dal fatto che lo sfondamento della linea Gustav nei pressi dell’abazia di Monte Cassino avrebbe fatto arretrare verso nord ulteriori divisioni delle truppe naziste. Vista da questa angolazione l’attesa serviva per evitare che la ritirata tedesca potesse compromettere le operazioni americane.
Ma il dato concreto che si può evincere da un’analisi di quel triste periodo è che migliaia di persone perirono dinnanzi all’ambiguità della situazione.
Rastrellamento tedesco o fuoco alleato: questa la scelta dinanzi la quale decine di migliaia di cittadini si trovarono in quei mesi bui. Intere città messe a repentaglio.
Un territorio, quello dei Castelli Romani, dove la maggior parte delle aree abitate venne distrutta dai bombardamenti. Interi quartieri rasi al suolo; ma il dato che più colpisce è la percentuale delle abitazioni cadute sotto i colpi delle bombe. Più dell’80% per paesi come Genzano e Albano, quasi la totalità per Frascati e Velletri. Per questi due infatti la situazione fu più tragica. In entrambi i casi i morti furono più di 600.
600 vittime per il secondo bombardamento alleato effettuato in Italia: quello che l’8 Settembre 1943, il giorno della dichiarazione dell’armistizio, gli americani, con oltre 30 bimotori partiti dall’Algeria, compirono per spingere con la forza i nazisti ad allontanarsi dal paese, sede del comando nazista che controllava tutto il meridione della penisola.
Una nota: il comando nazista aveva sede in villa Grazioli; gli americani colpirono tutto il centro abitato, causando solo morti civili, e misero a ferro e fuoco villa Torlonia, distante circa duecento metri dal comando nazista, dove di armi tedesche non c’erano nemmeno le tracce. Invece, in quei paesi dove il centro storico venne colpito solo parzialmente, come Castel Gandolfo, i bombardamenti si fecero comunque sentire laddove la popolazione era raccolta. Il 4 Febbraio 1944, infatti, gli aerei alleati distrussero il convento della Propaganda Fide, dove larga parte della popolazione albanese trovava allora rifugio. Anche in quel caso più di 600 furono i morti.
Analoga situazione. Comando alleato stivato all’interno di una villa nobiliare lungo la strada che s’affaccia sul lago Albano. Ma ad essere colpita fu solo la parte di villa pontificia che ospitava i civili, mentre le ville vennero sfiorate dalle bombe.
Il 2 Febbraio inoltre venne colpito il centro storico di Marino, mentre il 17 quello di Lanuvio, dove 130 furono i morti. Il 10 Febbraio 1944 una nuova incursione aerea sfondò la volta di una grotta che era sita proprio in piazza Marconi a Genzano (duomo vecchio). Per l’ostruzione causata a metà della stessa ed a causa dell’arrivo dei nazisti che rastrellarono quanti stavano cercando di portare soccorso a quei civili, più di 30 persone perirono sotto le macerie. Il racconto di chi assistette alla scena del recupero dei cadaveri testimonia che i corpi si trovavano tra loro abbracciati, accompagnati dall’ultimo pianto prima della tremenda morte per soffocamento.
Questo è solo un esempio di cosa può portare una guerra.


marino
L’Istituto d’Arte apre le porte all’Europa
(Ferdinanda Lodolo) - Il 4 febbraio 2004 un gruppo 15 di studenti dell’I.S.A. P. Mercuri di Marino-Ciampino, con due accompagnatori, ha raggiunto la cittadina di Logroño per immergersi nella lingua e cultura spagnola. Il Progetto Socrates Comenius 1, vede coinvolto  il “Paolo Mercuri” e la scuola d’Arte di Logroño.

Per due settimane, gli alunni della scuola di Marino saranno accolti dalle famiglie dei ragazzi spagnoli, per poi ricambiare l’ospitalità tra aprile e maggio prossimo. Nei giorni di permanenza in Spagna i ragazzi seguiranno i corsi delle materie affini e seguiranno un percorso, riferito ad un periodo artistico, da ricercarsi all’interno del proprio territorio. L’attenzione sarà focalizzata su monumenti e opere d’arte che evidenziano i modi di pensare della gente ed i gusti artistici prevalenti. Gli studenti ospitanti faranno da guida. Tanto i ragazzi spagnoli che quelli  italiani si confronteranno su discipline artistiche essendo le due scuole Istituti d’Arte e questo  faciliterà, al momento dello scambio, l’integrazione degli allievi durante le lezioni. I ragazzi realizzeranno progetti, disegni, sculture e quindi una mostra delle opere che meglio rappresenteranno la città. Successivamente si pubblicherà un opuscolo con i lavori dei ragazzi e note  esplicative per ogni opera nelle rispettive lingue.  Insieme si potrà apprendere  scambiare e approfondire le conoscenze.
Informazioni: http://www.bdp.it/socrates/come.htm - http://www.bdp.it/~rmsd0001/ - http://www.escuarte.com/ - http://www.spain.it/rioja.html


monte compatri
Auguri e per ben iniziare...
(Roberto Esposti flann.obrien@email.it) - Nel fare di auguri di rito alla ri-neo-eletta giunta comunale di Monte Compatri cominciamo subito a portare richieste da cittadini rompiscatole.

Tutti noi monticiani sappiamo che il comune in cui viviamo soffre di una quantità di problemi dovuti al (mal)non-governo degli ultimi anni e quindi la richiesta che mi accingo a rivolgere potrà sembrare futile e bizzarra, ma non è così. Nel novembre 2002 su queste pagine ci occupammo di dare qualche lume sulla nuova tecnologia di trasmissione dati ADSL rimarcando il fatto che pochissimi comuni dei Castelli Romani erano coperti dal servizio: tale copertura dev’essere infatti sollecitata dal Comune stesso, soprattutto se Telecom Italia non ha un grosso tornaconto economico nel cablare comuni di piccole dimensioni come i nostri (vedi il vergognoso caso del Comune di Lanuvio su (http://www.comune.lanuvio.rm.it/comune/comunicati12.htm). Bè, da allora i comuni di Monte Porzio Catone, Rocca di Papa, San Cesareo tra gli altri hanno conquistato la cosiddetta “banda larga” ed ormai risultano cablati quasi tutti i paesi della zona. Tale servizio consente ai cittadini di questi comuni di fruire di tutte le opportunità a cui accennammo a suo tempo e può costituire un grosso volano per l‘economia di centri piccoli, che non ospitando industrie di rilevanti dimensioni potrebbero creare occupazione (soprattutto giovanile) impiantando software-house, studi di web-design, web-farm ecc.. Perché regalare ai giovani di altre città tali opportunità quando con una piccola richiesta a Telecom Italia tutto questo potrebbe diventare disponibile? Faccio appello a voi Sindaco e Giunta Comunale ad iniziare anche da qui la vostra azione di governo, convinto che tale richiesta sia condivisa da buona parte della cittadinanza e che basti davvero poco per recuperare uno dei tanti ritardi che la nostra Monte Compatri deve sopportare.

 I NOSTRI PAESI - pagina 4

Sommario anno XIII numero 3 - marzo 2004