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Sommario anno XIII numero 3 - marzo 2004

 FILOSOFIA DELLA MENTE

Un’ipotesi di educazione alla conoscenza 1.
(Silvia Coletti) - Che cos’è la gnoseologia? Tutto ciò che riguarda la conoscenza e le sue teorie filosofiche rientra nell’ambito della gnoseologia. Due grandi problematiche ruotano intorno a queste teorie: che cosa si può definire conoscenza nel suo specifico e come si stabilisce il patrimonio conoscitivo comune di una determinata epoca culturale.
Nel primo caso si tratta di distinguere la conoscenza in sé da esperienze o attività mentali comuni come: opinioni, giudizi, immaginazioni e atti di fede. Nel secondo caso la giustificazione di quello che la coscienza comune sceglie come patrimonio di conoscenza relativo ad una determinata epoca non è slegato dal primo caso. Infatti poiché la giustificazione di una conoscenza si trova nell’applicazione di strutture formali proprie dell’intelletto a un materiale che ha origine nelle sensazioni è inevitabile saper rispondere alla domanda: che cos’è una conoscenza?
Se fondiamo le due domande, possiamo definire la conoscenza come l’immaginazione di natura mentale relativa all’oggetto di conoscenza. L’uso che facciamo della percezione e della memoria quando siamo in rapporto con un oggetto qualsiasi ne sono un esempio. Un nuovo quesito si pone: qual è il confine fra ciò che proviene dall’oggetto che percepiamo e quello che fa parte a priori del soggetto conoscente, all’interno di un processo di conoscenza? Così formulato questo problema classico che risale a Democrito e a Platone e che venne ripreso dalla filosofia moderna, introduce fra soggetto ed oggetto la mediazione data dagli strumenti della conoscenza stessa. La chiarezza delle idee e l’esposizione sono la chiave per una struttura valida di una conoscenza, facendo riferimento alle verità logico-matematiche (es.: 3+5= 8). Ma la conoscenza non è solo struttura, è anche contenuto e forma. A partire da Aristotele e fino a buona parte della filosofia del Novecento, oggetto della conoscenza non sono esclusivamente le cose, ma le loro relazioni. Una conoscenza è allora ciò che è conforme ai fatti e la giustificazione è identificata nella sua derivabilità dai principi.
Studi sull’apprendimento. Apprendere attraverso un processo mentale, significa coinvolgere le funzioni dell’intelligenza e della creatività scaturite da emozioni in relazione ad una qualsiasi esperienza. Bisogna distinguere fra un apprendimento meccanico e un apprendimento condizionato. In riferimento a quest’ultimo aspetto, la psicologia e in particolar modo la psicopedagogia e la psicologia applicata hanno svolto insieme alle scienze cognitive un ruolo fondamentale riguardo alle varie forme di apprendimento. Un settore importante nello studio della psicologia applicata è il controllo del processo educativo alla conoscenza, esprimendo concretamente la propria specificità nell’elaborazione di contenuti di programmi scolastici, in relazione alle capacità cognitive e di apprendimento dell’allievo, tenendo conto delle diverse fasi del suo sviluppo mentale. Negli anni Cinquanta del XX secolo, la psicologia sperimentale si è concentrata in particolar modo sullo studio di soggetti umani in età scolare in una prospettiva di addestramento implicante l’apprendimento di materiale simile a quello scolastico, usufruendo per esempio di un’istruzione programmata con macchine per insegnare. Nella prospettiva odierna, prevalentemente cognitivista, un ruolo centrale hanno assunto le teorie di Piaget sullo sviluppo intellettuale. Egli sostiene la possibilità di accelerare la maturazione del pensiero mediante particolari programmi di addestramento. Ultimamente è la teoria dell’informazione e in particolar modo il rapporto insegnante e alunno nell’apprendimento, inteso come trasmissione di informazione, la strada a cui si è aperta la psicopedagogia.
Rapporto insegnante – alunno nell’apprendimento. Il compito dell’insegnante nel trasmettere informazioni all’alunno non consiste solo in quello di inviare un messaggio per una crescita culturale di chi ascolta, ma soprattutto consiste nel concettualizzare in modo corretto e nell’organizzare l’esposizione di ciò che va comunicando e insegnando, ossia l’insegnante deve educare ad una formazione. Questa è la base di partenza per una corretta trasmissione dell’informazione.
L’apprendimento e lo sviluppo di tale informazione da parte dell’alunno si attua attraverso una preparazione intellettuale attiva e passiva: attiva, nella misura in cui afferra, elabora e ricostruisce fattivamente nella sua mente l’informazione, attuando un proprio accrescimento intellettuale; passiva, nella misura in cui meccanicamente individua qualcosa dal di fuori e lo fa proprio, senza il suo intervento.
La difficoltà di questa relazione comunicante sta nel fatto che fra l’esposizione attiva dell’insegnante e l’apprendimento dell’alunno, l’intelletto partecipa della volontà e questo significa che in un certo qual modo è l’alunno che decide se e come voler apprendere consapevolmente o meno un’informazione.
È qui che entra in funzione l’educazione didattica.

 FILOSOFIA DELLA MENTE

Sommario anno XIII numero 3 - marzo 2004