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1 / 5 nov – Quartieri dell’Arte – Gran finale con Michelangelo Entangled e il Centro Sperimentale di Cinematografia

1 / 5 nov – Quartieri dell’Arte – Gran finale con Michelangelo Entangled e il Centro Sperimentale di Cinematografia
ottobre 31
13:14 2017

Da mercoledì 1 a domenica 5 novembre, a Vitorchiano, nel Complesso di Sant’Agnese (ore 21,00), Dramaturgie e Ianus presentano in prima assoluta lo spettacolo interattivo MICHELANGELO ENTANGLED di Gian Maria Cervo da AA.VV., che prende spunto dal carteggio storico tra Pietro Aretino e Michelangelo a proposito della realizzazione del Giudizio universale. La regia è di Francesco Di Mauro. Massimiliano Vadovestirà i panni dell’Aretino, mentre Buonarroti sarà Angelo Tanzi. In scena accanto a loro, gli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia. Lo spettacolo site-specific sarà una sorta di ‘Metti una sera a cena con… Michelangelo & Co’. L’allestimento prevede anche la produzione di  un instant movie. Le telecamere, infatti, saranno pronte a riprendere gli spettatori e i protagonisti intenti al banchetto, in un gioco cinematografico che potrebbe anche arrivare a capovolgere i ruoli.
In un universo parallelo, attraverso la comicità e il divertimento, riemergono i tratti rimossi dell’identità del territorio, dal Circolo degli Spirituali di Michelangelo Buonarroti, Reginald Pole e Vittoria Colonna – esponenti dell’Ecclesia Viterbiensis – ai caravaggeschi Cecco del Caravaggio e Bartolomeo Cavarozzi. Si inscena il famoso scambio di lettere sul Giudizio Universale tra Pietro Aretino e Michelangelo: fin lì tutto sembra andare come nella storia ufficiale, con Michelangelo che, non senza una certa ironia, rifiuta i consigli dell’amico letterato. Ma poi gli spettatori vengono invitati a una cena con Buonarroti, Aretino, la Colonna, Pole e altre imprevedibili figure. Un colpo di scena. Michelangelo ci ha ripensato e ha dipinto il Giudizio secondo i consigli del grande Aretino. Si aggiungono alla cena personaggi improbabili, prima di epoca barocca, poi di mondi fantastici. Gli spettatori mangiano con i protagonisti, si vestono alla rinascimentale (o alla barocca) e la cena diventa oggetto di un film che viene girato in tempo reale, di cui gli spettatori stessi, che firmeranno una liberatoria, potrebbero diventare protagonisti. Lo spettacolo si interseca con i mezzi del participatory museum, del social museum, del film e della performance-installazione. L’associazione di uno scheletro di plot-points con l’improvvisazione genera una curiosa latitudine espressiva che permette ai performer di raccontare storie su o anche di fare vaghi cenni a dettagli o scelte di vestiario o accessori dei visitatori/spettatori, ricorrendo a una strategia che allo stesso tempo allarga e mette in crisi il concetto di museo.

Il viaggio teatrale di QdA 2017 tra Rinascimento e contemporaneità si avvia così verso il gran finale. Focus di questa edizione è stato il 500° anniversario della Riforma protestante, la cui nascita, secondo tradizione, è fissata al 31 ottobre 1517. In questa data, mentre il cardinale Egidio Antonini da Viterbo era ancora Priore Generale degli Agostiniani, proprio un monaco agostiniano avrebbe affisso a Wittenberg le sue 95 tesi. Egidio, filosofo neoplatonico, fu infatti maestro di Lutero e consulente iconografico di Michelangelo e Raffaello, nonché al centro dell’Ecclesia Viterbiensis, con Vittoria Colonna, l’ecclesiastico inglese Reginald Pole suo padre spirituale, e lo stesso Buonarroti. Il movimento cercò di promuovere il dialogo tra cattolici e protestanti influenzando con i suoi contatti internazionali la pittura italiana cinquecentesca e il teatro elisabettiano. Del resto, un mix di magia, androginia, sperimentalismo e radicalismo ha informato gli eventi viterbesi già dal XII-XIII secolo e ha sicuramente avuto il suo culmine tra il XV e il XVI secolo. Molti di questi eventi, movimenti, figure della storia viterbese sono stati colpiti da damnatio memoriae, e uno degli obiettivi del Festival è riannodare i fili del racconto, attraversando la letteratura e la storia d’Europa grazie al linguaggio della drammaturgia e dell’arte contemporanea.

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