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Aldo Onorati, Canto per Canto: Manuale Dantesco per tutti

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Aldo Onorati, Canto per Canto: Manuale Dantesco per tutti

Aldo Onorati, Canto per Canto: Manuale Dantesco per tutti
dicembre 07
12:59 2017

Aldo Onorati, Canto per Canto: Manuale Dantesco per tutti, (Enciclopedia Infinita, Società Dante Alighieri, 2017).

Nella foto: da sinistra il prof. Di Peio, al centro Aldo Onorati, a destra Luca Spagnolo durante la presentazione del libro nella sala del Primaticcio (sede della Dante Alighieri, piazza Firenze 27, Roma)

Questo volume di Aldo Onorati costituisce uno dei punti di forza del progetto editoriale della “Dante Alighieri”, pensato per diffondere presso un pubblico sempre più vasto e con strumenti originali e innovativi la straordinaria ricchezza culturale del nostro paese, a cominciare da quell’autore, Dante Alighieri, e da quell’ opera, la Commedia, che sono sì patrimonio dell’umanità, ma che costituiscono in primo luogo le fondamenta dell’identità nazionale italiana, non solo dal punto di vista linguistico. Il progetto si intitola Enciclopedia infinita e, per conoscerne tutte le articolazioni, basta collegarsi al sito ladante.it.

Ma venendo al libro è opportuno che ci soffermiamo innanzi tutto sul titolo e, in particolare, su quel “per tutti” che va proprio inteso alla lettera: è diretto cioè ad un pubblico che va dal semplice lettore di poesia desideroso di conoscere meglio Dante, allo studente che sta per accostarsi alla Commedia, al giovane liceale e universitario e, su su, fino ai dantisti di professione, agli accademici, i quali potranno anche loro trarre vantaggio dalla conoscenza di questo “manuale”, almeno dal punto di vista della capacità comunicativa che l’autore dimostra di possedere in maniera straordinariamente efficace.

Infatti la vera cultura non è quella che si rinchiude nella propria torre d’avorio ma quella che trova la formula giusta per dialogare con tutti, tanto più oggi, in un’epoca in cui gli accessi, in questo campo, sono diventati estremamente facili, basta un clic, ma proprio per questo è estremamente importante che tutti siano dotati di strumenti affidabili di verifica e di controllo di tutto quello che circola nella rete.

A queste finalità il libro di Onorati risponde in pieno, prima di tutto perché è il frutto di una lunghissima e appassionata frequentazione dell’opera omnia di Dante e, naturalmente, dei cento canti della Commedia, nonché della conoscenza, la più ampia possibile, di tutta la letteratura dantesca e dei commenti, dai più antichi ai più recenti, al Divino Poema.

Infatti, solo con queste premesse, con queste risorse, era possibile accettare la sfida che è la caratteristica fondamentale del volume: riassumere, ma per dir meglio, sintetizzare, concentrare il testo dantesco in due o tre pagine per ciascuno dei cento canti, senza fargli perdere nessuna delle sue suggestioni, anzi stimolando il lettore a prendere in mano il volume della Commedia, per ascoltare direttamente la voce di Dante.

Naturalmente, il libro è corredato da schemi e da pagine di approfondimento, tra le quali, utilissimi, i cenni sulla tecnica dell’endecasillabo, la cui conoscenza è un elemento imprescindibile nel rapporto con la Commedia. Onorati, con quella particolare sensibilità per il ritmo e l’armonia che gli viene anche dalla sua storia personale, la possiede in maniera approfondita, al punto che, dopo avere elencato tutte le difficoltà che rendono assai complesso lo studio della Commedia da questo punto di vista, può concludere così il volume: «Ma tutto ciò sarà materia di un prossimo lavoro specifico, in cui cercherò di rendere l’idea che il capolavoro dell’Alighieri è anche un’immensa sinfonia orchestrale e corale al solo leggerla, senza voler attingere ad altri significati che a quelli della superba musicalità dell’opera» (p. 287).

In questo modo, Onorati fornisce a tutti, proprio a tutti, l’apertura per apprezzare la Commedia nella sua interezza, a cominciare dal significante e dalla sua strutturazione poetica.

Ma poi, in questo libro di Onorati c’è un quid che lo distingue da ogni altro lavoro analogo, anche di pregevole fattura: c’è la sua personalità, sempre vivace e arguta, reattiva, la sua incapacità di restare distaccato dinanzi a ciò che legge, a ciò che racconta, a ciò che spiega, la sua spontanea attitudine a dialogare sempre con il lettore, fornendogli avvertimenti, suggerimenti, indicazioni preziose.

Facciamo un solo esempio: nel canto ottavo dell’Inferno entriamo nel V cerchio, dove nelle acque limacciose della palude Stigia sono immersi in varie posizioni gli iracondi, i tristi e gli accidiosi.

Qui Dante incontra il fiorentino Filippo Argenti, personaggio iracondo, manesco, il quale accortosi che Dante e Virgilio sono nella barca condotta da Flegiàs, si avvicina cercando di rovesciarla con entrambe le mani, per vendicarsi del fatto che Dante lo ha riconosciuto, nonostante la lordura del fango che lo ricopre. Sentiamo ora come prosegue Onorati:

«A questo punto accade una cosa di estrema significazione nel contesto di tutta la Commedia, e che solo pochi esegeti hanno messo in luce (di recente anche Giorgio Barberi Squarotti in L’artificio dell’eternità). Virgilio, accortosi dell’intenzione malvagia di Filippo Argenti, lo ricaccia indietro, abbracciando Dante, baciandogli il volto e sentenziando: “Alma sdegnosa,/benedetta colei che in te s’incinse!”(vv. 44-45). È una perifrasi che riporta immediatamente al Vangelo, con riferimento a Cristo e alla Vergine Maria, quando l’anonima donna della folla (Luca, 11:21) invoca: Beato il ventre che ti ha portato e il petto che ti ha nutrito. È un momento solenne, ingiustificato in questa azione di litigio fra il vivente e il dannato.

Perché Virgilio, tanto misurato e forse severo con il suo allievo, si slancia in una lode ricalcata addirittura sull’apostrofe evangelica? Qualche commentatore parla di un parallelo fra Dante e Cristo, nel senso che l’Alighieri si ritiene il profeta dell’Età dello Spirito vaticinata da Gioacchino da Fiore. D’altronde, se non si legge la Commedia in chiave profetica, si è fuori strada.

Tolto l’attimo di altissima benedizione da parte del maestro, il linguaggio torna triviale, nel senso dell’accostamento della parola alla situazione: annominazioni, allitterazioni, ripetizioni, uso di gutturali etc… fanno di questo intreccio metrico un capolavoro di accorgimenti retorici che pongono in attesa il lettore. E vedremo perché » (pag. 24).

Ho scelto di riportare questo passo, perché mi sembra che esso sia un saggio, un’efficace dimostrazione di come è composta tutta l’opera. Qui c’è tutto quello che è necessario tener presente nell’accostarci alla Commedia: ci sono i riferimenti alla critica dantesca più accreditata, l’indicazione della fonte, questa volta il Vangelo di Luca, e il significato della sua utilizzazione che porta Onorati a citare le interpretazioni di quegli studiosi che parlano di un parallelo fra Dante e Cristo, sino alla conclusione fulminante: «D’altronde se non si legge la Commedia in chiave profetica si è fuori strada».

Questo è l’acme, il punto più alto dell’VIII canto, come lo ha rivissuto Onorati, il quale, peraltro, riprende poi subito in mano gli strumenti dell’analisi linguistica e stilistica, utilizzandola come premessa alla conclusione, ancora tutta da scoprire.

Del resto al profetismo dantesco come elemento caratterizzante della Commedia si collega strettamente il punto di vista generale che Onorati assume dinanzi alla Commedia, quello cioè di farsi il più possibile contemporaneo di Dante, di immergersi nella sua epoca, quel Trecento, anzi quel Duecento, che fu un «secolo di complessa realtà religiosa, di lotte alle eresie, di nascita del francescanesimo per contro alla ricchezza ostentata della Chiesa-istituzione. Dante è uomo del suo periodo, anche se la sua opera è proiettata al futuro…» (p. 181).

Tale impostazione gli consente tra l’altro di superare definitivamente il giudizio romantico, ma potremmo dire, pur con tutti i suoi pregi, il pregiudizio romantico, che aveva privilegiato l’Inferno e sottovalutato il Paradiso per il suo spessore teologico e dottrinale. Non può essere così, perché altrimenti non si comprenderebbe quel carattere profetico che è l’essenza del poema dantesca.

Ascoltiamo in proposito queste lucide, conclusive parole dell’autore: «Questo è il pensiero cardine di Dante nel profetare una Età dello Spirito, di cui la Divina Commedia può e deve considerarsi una sorta di “Quinto Evangelio”.

Questa suprema unità dell’opera si compie proprio nella terza cantica perché è qui che l’Alighieri fa il passo decisivo: deluso dalle aspettative terrene (il sogno dell’alto Arrigo naufragato, sogno dell’Impero che mettesse pace nelle fazioni di ogni città-stato), mira unicamente alla visione di Dio: ecco l’itinerarium mentis in Deum che si realizza in Paradiso.

Se Dante avesse scritto soltanto la prima cantica, avremmo un percorso monco, allo stesso modo che se avesse aggiunto solo la seconda. Rileggere il Poema Sacro con gli occhi, la mentalità, la tensione spirituale di un uomo del Trecento significa dare il massimo spazio al Paradiso, il quale dà significazione a tutto il resto» (pp. 183-184).

A questo punto permettetemi una domanda: non vi sembra riduttivo definire questo libro un “manuale”?

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1 Commento

  1. maria
    maria dicembre 08, 09:46

    ammirazione e gratitudine per Aldo Onorati, personaggio straordinario e persona amabilissima. per il resto, parlano le sue opere e il suo instancabile operato.
    grazie

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