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“Can food be art?” (Il cibo può essere arte?)

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“Can food be art?” (Il cibo può essere arte?)

“Can food be art?” (Il cibo può essere arte?)
gennaio 11
11:12 2018

lunedì 15 gennaio 2018 alle ore 15.00
inaugurazione della mostra “Can food be art?” (Il cibo può essere arte?) con fotografie di Salvo d’Avila
ed alla conferenza “Il cibo nell’arte occidentale, dall’antichità ad oggi” che sarà tenuta dallo storico dell’arte Lia De Venere, curatrice della mostra.

Tali eventi si terranno presso la Sala Lettura della Biblioteca Storica Nazionale dell’Agricoltura

Palazzo dell’Agricoltura
Via XX Settembre n.20
00187 Roma
Ingresso libero

La mostra resterà aperta dal 15 al 30 Gennaio 2018 presso la Biblioteca Storica Nazionale dell’Agricoltura.
E’ visitabile dal lunedì al venerdì dalle 09.00 alle 14.00.

L’Avv. Salvatore Vescina (nome d’arte Salvo d’Avila)

è un avvocato con l’arte della fotografia.

Romano d’adozione dal 2002, nasce in Puglia nel 1968. Sua madre è uno storico dell’arte e insieme a suo padre ha lungamente diretto una galleria di arte contemporanea.

Salvo coltiva quindi la passione di famiglia per le arti visive, specialmente per la pittura, avvalendosi di un mezzo – la macchina fotografica – le cui basi tecniche consolida presso la Scuola Romana di Fotografia. I generi nei quali principalmente si cimenta sono quello del ritratto (in particolare di imprenditori e artisti, soprattutto circensi e danzatrici) e la natura morta (con vari soggetti).

E’ in questo genere che è più evidente la relazione tra la pittura, citata esplicitamente, e l’invenzione personale.

La sua mostra d’esordio “Immagini rubate all’agricoltura” è nel 2012, in una location romana insolita e suggestiva: il mercato di Campo de’ Fiori; ha tenuto mostre personali presso la galleria Le Muse di Andria (2014), l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda (2015) e l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo (2016).

Dopo essere stata esposta negli Istituti italiani di Cultura

di Stoccarda (2015),

Amburgo (2016)

e Lisbona (2017),

l’esibizione giunge presso il Ministero delle Politiche Agricole con perfetto tempismo.

Infatti se il 2016 è stato l’anno nazionale dei cammini e il 2017 l’anno nazionale dei borghi, il 2018 è l’anno dedicato al cibo italiano.

Un patrimonio, quello del Made in Italy agroalimentare, che coniuga saper fare, bellezze artistiche e paesaggistiche, rappresentando uno del migliori biglietti da visita del nostro Paese nel mondo.

Il cibo, insieme all’arte, racconta la storia delle nostre terre e delle comunità che le abitano.

Un valore immenso che il Governo italiano continua a promuovere e tutelare con iniziative in campo nazionale e internazionale.

La mostra riunisce una serie di fotografie di nature morte dalla connotazione orgogliosamente pittorialista, realizzata negli ultimi cinque anni.

Così ne scrive la curatrice Lia de Venere: “D’Avila costruisce l’immagine in uno spazio esiguo, trasformando pochi frutti, ortaggi o pesci in apparizioni improvvise che squarciano il buio assoluto dello sfondo, richiamando alla mente le rare affascinanti minimali composizioni del pittore spagnolo Francisco de Zurbarán (1598-1664), giocate su netti e sapienti contrasti tra luci e ombre; oppure li immerge in una luminosità abbagliante, quasi un rimando alla pittura iperrealista di Luciano Ventrone, definito da Federico Zeri il Caravaggio del XX secolo”.

E’ altrettanto vero quanto evidenzia Mariastella Margozzi, appena nominata direttore del Polo Museale della Puglia: “Un occhio attento al minimo dettaglio per costruire un’immagine mentale e concretizzarla in uno spazio visivo condensato per il massimo effetto percettivo. Questo mi sembra il percorso mentale, sofisticato e concreto, di Salvo d’Avila, che cerca nella realtà che fotografa molto più che il palpito della vita; ne cerca la capacità di seduzione della forma, la forza suggestiva del colore, il richiamo culturale, addirittura l’evocazione storica, riflettendovi la propria anima appassionata”.

A sottolineare l’importanza dell’evento verrà tenuta una breve conferenza dalla Prof.ssa Lia De Venere, storico dell’arte e curatrice della mostra “Il cibo nell’arte occidentale, dall’antichità ad oggi”.

La Prof.ssa Lia de Venere

è critico d’arte, curatore e docente ordinaria di Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Bari e presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bari.
Ha lavorato e svolto attività di ricerca presso musei e istituzioni pubbliche in Italia e in Francia e pubblicato saggi e articoli sui rapporti tra artisti e galleristi, su giovani scultori italiani, su artisti contemporanei italiani e stranieri.
Ha collaborato a una monografia sull’opera di Pino Pascali, edita da Laterza (Bari 1983; nuova edizione ampliata, Electa, Milano 2010) e scritto i lineamenti di storia dell’arte in un manuale di disegno per i licei scientifici (Laterza, 1988).
Oltre a numerose mostre personali in gallerie private, ha curato diverse rassegne (e i relativi cataloghi) per enti pubblici e istituzioni culturali in Italia e all’estero (Stoccarda, Bratislava, Londra). Collabora a Il giornale dell’arte e a riviste d’arte contemporanea (Segno), a Il Sole 24 Ore online e ad Artribune.

La conferenza “Il cibo nell’arte occidentale, dall’antichità ad oggi” delinea un interessante percorso attraverso l’arte occidentale, partendo dal mondo classico e giungendo sino ai giorni nostri, attraverso dipinti, sculture, fotografie, installazioni, video, in cui i cibi sono stati rappresentati o -come è accaduto a partire dalla seconda metà del secolo scorso- sono stati utilizzati per realizzare delle opere, ovviamente il più delle volte effimere o delle performance.
Accanto a opere note vengono presentati lavori poco conosciuti, che insieme offrono non solo interessanti riflessioni dal punto di vista artistico, ma anche preziose informazioni per la storia dell’alimentazione e sulle condizioni economiche delle comunità nell’ambito delle quali sono state realizzate.
In particolare, nelle opere del secondo Novecento si ravvisano allusioni più o meno dirette a problematiche di valenza epocale e di diffusione planetaria come l’ecosostenibilità, la difesa dell’ambiente, i disordini alimentari, la contraffazione degli alimenti, le manipolazioni genetiche, la disparità nell’accesso al cibo tra paesi ricchi e paesi poveri.
Il cibo, dunque, come metafora della vita in ogni suo aspetto, da quelli materiali a quelli spirituali, da quelli connessi alla vita quotidiana a quelli legati alla ritualità di tipo religioso o laico.

La conversazione è suddivisa in otto sezioni:
1. L’acquisto dei cibi: botteghe e mercati
2. La preparazione dei cibi
3. La consumazione dei cibi
4. La “natura morta”
5. Tavole imbandite
6. Arcimboldo
7. Il Novecento
8. Un’altra storia: il cibo come materia dell’opera d’arte

Un ricco apparato iconografico (circa 190 slides),

dotato di dettagliate didascalie

verrà commentato dalla relatrice

per rendere ancora più comprensibile

il significato delle immagini.
La durata della conferenza è di circa 90 minuti.

Intervengono

Salvatore Vescina

Avvocato, con l’arte della fotografia

Lia de Venere

Critico d’arte, Curatore e Docente ordinaria di Storia dell’arte contemporanea

Modera

Mario Pulimanti

 

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