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Chiamami col tuo nome, la recensione del nuovo film di Luca Guadagnino

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Chiamami col tuo nome, la recensione del nuovo film di Luca Guadagnino

Chiamami col tuo nome, la recensione del nuovo film di Luca Guadagnino
febbraio 07
15:39 2018

E’ la calda estate del 1983 in una villa nella provincia tra Brescia e Bergamo. Elio (Timothée Chalamet), diciassettenne italoamericano di straordinaria cultura, passa le vacanze insieme a suo padre, professore di archeologia, e a sua madre, “sciura” elegante e moderna traduttrice, nella loro villa nella provincia tra Brescia e Bergamo. Una famiglia discretamente ebraica, così gli piace definirsi. A fare irruzione nella loro vita quotidiana è Oliver (Armie Hammer), giovane studente americano ospite del professore che lavora insieme a lui alla tesi di post dottorato. Ad un primo sentimento di odio di Elio nei confronti di Oliver ne segue, come spesso accade, uno d’amore e coinvolgimento che nascerà e crescerà nelle sei settimane del loro soggiorno estivo tra gite in bicicletta al lago e verso la città, e momenti intimi in piscina o nascosti in soffitta.
Luca Guadagnino dirige Chiamami col tuo nome, film tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman e candidato a quattro premi Oscar, tra cui quello meritatissimo per miglior canzone originale di Sufjan Stevens, Mystery of love. Il cantautore statunitense firma la colonna sonora con altri due pezzi, Futile Devices e Visions of Gideon, quasi a ricoprire il ruolo di narratore nascosto durante tutto lo svolgimento della storia. Magnifica la fotografia di Sayombhu Mukdeeprom, che coglie la luce calda e rassicurante dell’estate italiana in ogni suo piccolo dettaglio. Curatissimi anche gli arredi degli interni: la cucina, i pavimenti, le porte, i letti sono tipici delle case dell’alta borghesia del nord Italia, molto simili a quelle della riviera ligure – dove infatti il libro di Aciman è originariamente ambientato. A braccetto con la scenografia vanno i costumi, particolarmente ricercati da Giulia Persanti.
Il film fatica un po’ a decollare nel primo tempo anche se Timothée Chalamet (già visto nella serie di successo Homeland – Caccia alla Spia) è bravissimo e cattura l’attenzione fin dal primo momento. La storia si concentra e si sviluppa invece nell’ultima parte: qui, d’un tratto, si assiste ad un travolgimento emotivo che coinvolge protagonisti e coprotagonisti (tra le altre scene particolarmente belle, l’incontro di Elio con l’ex ragazza Marzia, il discorso del padre/professore e il momento della telefonata con Oliver). Tantissime le citazioni da scovare in un film assolutamente calato nel suo contesto storico e che merita di essere visto anche solo per la maniacale attenzione ai particolari, forse molto più curati rispetto all’equilibrio temporale
nell’evoluzione della trama.

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