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Ciampino – Il culto nell’Area Marcandreola

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Ciampino – Il culto nell’Area Marcandreola

Ciampino – Il culto nell’Area Marcandreola
giugno 30
13:22 2017

Ciò che si conosce a proposito della valenza sacra dell’area “Marcandreola” (nel comune di Ciampino), si deve agli scavi ottocenteschi di Rodolfo Lanciani. Egli riferì della demolizione di almeno tre edifici di cui uno venne interpretato come un piccolo tempio tetrastilo con un muro in opera quadrata di peperino. Sebbene Lanciani non confermò l’interpretazione sacra della struttura e ne descrisse sommariamente la pianta, persino gli scavi della villa di Quinto Voconio Pollione, portarono alla scoperta di un pratica devozionale confermata dal ritrovamento di votivi anatomici. Tra le testimonianze scritte si ricordi anche un iscrizione su un’epigrafe marmorea che prova la costruzione di un edificio dedicato a Iside e Serapide. Gli stessi scavi determinarono inoltre il ritrovamento di un altare, o cippo in peperino nella tenuta “Muri dei Francesi” con la dedica a un’antica divinità sabina Semo Sancus. Si è ipotizzato un accostamento tra quest’ultima divinità ed Ercole. La fonte principale che accosta l’antichissima divinità laziale a Ercole è Properzio nel IV libro delle Odi. La sovrapposizione tra queste divinità dipende non solo dalle fonti ma anche dai dati archeologici che accostano un tempio sul Quirinale dedicato a Semo Sancus Dius Fidius a quello della Fortuna al Foro Boario con la più antica statua acroteriale di Ercole. La divinità indossa un corpetto aderente sul petto tenuto da una fibula e la pelle leonina avente le zampe annodate sul petto. Gli stessi attributi si ritrovano in uno dei due bronzetti (l’Hercules Promachos) rinvenuti in una fossa combusta. Essi raffigurano entrambi Ercole ma distanti tra loro per iconografia e stile: uno con patera e pelle leonina ripiegata sul braccio nel gesto dell’offerente raffigura Hercules libans (fig. 1), riconducibile a una produzione di Età Classica e del Primo Ellenismo. L’altro, più difficile da collocare cronologicamente, è Ercole armato con la leonté che copre le spalle, i fianchi e le zampe del leone legate sul petto. La figura pare indossare un gonnellino o perizoma. La mano destra sollevata dietro il capo brandisce la clava è in atteggiamento di minaccia, raffigura Hercules Promachos, (fig. 2) il capo portato come elmo, la mano sinistra è assente.
Dato il rinvenimento dell’iscrizione con la dedica a Semo Sancus e dei bronzetti votivi si può prospettare che a Ciampino sia stato presente il binomio Ercole/Semo Sancus, nel senso di un Ercole romano subentrato all’Eracle greco alla fine del III secolo a.C. in un’area dove era già presente l’influenza di un’antica divinità italica. Nel caso del bronzetto con la leonté annodata sul petto si tratterebbe dell’iconografia di Ercole/Melqart divinità sincretistica di ambiente greco-fenicio che troverebbe a Cipro ampia diffusione.
Per quel che concerne la struttura rinvenuta (fig. 3), ha un basamento in blocchi di peperino addossati alla parete ricavata dal banco roccioso e legati a questa tramite un nucleo in cementizio. L’edificio presenta paraste di ordine tuscanico, una scalinata larga 1,8 m, di cui però non conosciamo le dimensioni originarie. S’inquadrerebbe in un arco cronologico relativo alla metà del I sec. a.C., per quel che riguarda la funzione, potrebbe essere un propileo d’accesso ad un’area santuariale.
Questo binomio Ercole/Semo Sancus consente forse di comprendere meglio la valenza cultuale di questo luogo. Il sito rappresenta un antico luogo di frequentazione pastorale dove si incrociavano due importanti strade la Castrimeniense e la via Cavona. Inoltre ricordiamo l’importanza dell’acqua favorita dalla conformazione della piana e spesso convogliata in fosse e opere idrauliche. Lo stesso Ercole era una divinità legata alla valenza purificatrice dell’acqua e questo in associazione all’importanza del dio come protettore dei pascoli e custode dei giuramenti; in questo percorso di passaggio dove si concentravano tradizioni diverse. Questo giustificherebbe anche la continuità del culto e la realizzazione di un santuario privato legato alla sfera della fecondità delle acque, in continuità con divinità orientali.
Bibliografia: S. Aglietti, A. L. Fischetti, Dario Rose, l’Apollo Pizio e i reperti della Contrada Marcandreola, Catalogo della mostra, 16 dicembre 2010- 30 gennaio 2011, Ciampino.
A. Betori, G. Cuccagna, A. L. Fischetti, Aggiornamenti dal sito Marcandreola a Ciampino, in Lazio e Sabina 7, Atti del Convegno, Settimo incontro di Studi sul Lazio e la Sabina, Roma 9-11 marzo 2010.
A. L. Fischetti, L’area sacra alla Marcandreola a Ciampino, in Res Sacrae Santuari e Luoghi di culto nei Colli Albani, Atti del XXXI Corso di Archeologia e Storia Antica del Museo Civico Albano, a cura di S. Aglietti, 2014, Ciampino.

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