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Cinema, la settima arte nelle mani dei Mancori

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Cinema, la settima arte nelle mani dei Mancori

Cinema, la settima arte nelle mani dei Mancori
settembre 30
11:14 2017

Tre mani di cinema di Davide Mancori e Giovanni Lupi, ed. Musei srl – Davide Mancori è l’ultimo, in ordine di tempo, di una famiglia di Direttori della Fotografia che ha fatto la storia del cinema italiano e internazionale. È figlio, infatti, di Sandro Mancori e nipote dei direttori della fotografia Guglielmo e Alvaro Mancori e Mario Sbrenna. Davide ha scritto un libro, insieme a Giovanni Lupi che, in un immaginario dialogo con il padre, ripercorre la storia dei grandi film da dietro la cinepresa. Il libro è illustrato da 65 immagini esclusive dai set più famosi su cui Davide stesso, sin da ragazzino, il padre e gli zii hanno lavorato, foto che sono parte di un archivio molto più vasto conservato da Davide.

Si va dal Decameron di Pasolini agli Spaghetti Western, specialità tutta italiana, dallo sfortunato Gengis Khan, ultima regia di Ken Annakin ai documentari naturalistici, da Romeo + Juliet a Il Giudice Ragazzino di Alessandro Di Robilant con un indimenticabile Giulio Scarpati. Grandi registi e grandi attori, perciò storie, aneddoti, personaggi: «Quando un genitore muore ci si accorge di non avergli detto davvero tutto. Non quanto lo si è amato, non quanto lo si è odiato perfino. È quasi impossibile un rapporto alla pari anche quando i capelli bianchi accomunano padre e figlio. Così rimane una sola possibilità: tornare indietro nel tempo grazie alle fotografie, immaginare che il proprio padre sia accanto a sé e raccontare tutto, davvero tutto questa volta.» Scrive Davide, e con l’aiuto di Giovanni Lupi è ciò che mette nel suo libro: «Il ritrovamento nella casa del padre da poco scomparso di una scatola contenente molte fotografie che ripercorrono un epoca gloriosa e forse irripetibile della storia del cinema italiano è un pretesto per poter ripercorrere insieme le rispettive vite. Tradimenti, pianti, riconoscenza, sfide, questo ricordano le fotografie di set di due ‘cinematografari’ che solo una ironica casualità ha voluto padre e figlio. Grandi autori della fotografia ormai scomparsi riprendono magicamente vita attraverso i ricordi di Sandro Mancori che, da uno dei gironi dell’inferno in cui ovviamente si trova ospite insieme ad altri illustri colleghi, stabilisce con il figlio Davide un dialogo surreale, ironico e graffiante». 

Il libro si apre con la prefazione di Marco Giusti (Stracult – Rai due) e la premessa di Daniele Nannuzzi (Presidente AIC – Cinecittà Studios). Il testo contiene 65 immagini B/N in grande formato su carta pregiata tratte da momenti di backstage catturati su diversi set dal 1942 (Quattro passi tra le nuvole, reg. Alessandro Blasetti) al 1992 (Gengis Khan, reg. Ken Annakin). Formato è cm 24 x cm 21.     

Oggi Davide Mancori è vicepresidente dell’Associazione Italiana Autori della Fotografia Cinematografica (A.I.C.) e membro della giuria del Premio David di Donatello. (Serena Grizi)

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