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Difendiamo insieme la villa di Cesareo e Massenzio

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Difendiamo insieme la villa di Cesareo e Massenzio

dicembre 15
13:39 2014

Il Comitato di Difesa del Territorio Colli Prenestini Castelli Romani, in occasione della seconda seduta della conferenza dei servizi per la “Realizzazione del nuovo complesso parrocchiale di San Giuseppe”, invita la cittadinanza tutta, di San Cesareo e non, a partecipare mercoledì 17 dicembre alle ore 11,00 al presidio autorizzato presso gli uffici della regione Lazio, sede della conferenza, in via del Giorgione, 129.
Come ormai è noto ad alcuni, ma ancora non a tutti, negli ultimi anni a San Cesareo sono stati rinvenuti degli importanti ritrovamenti archeologici, tra cui parti della famosa Villa Imperiale di Cesare e Massenzio, i cui possedimenti andavano da Santa Croce in Gerusalemme fino ad Anagni.
Lo studio di questi, e di altri reperti scoperti sul territorio, sta portando alla luce la ricostruzione di un interessante tracciato archeologico.
Altrettanto note appaiono le azioni della Soprintendenza che, mentre da un lato sembra essere particolarmente impegnata a farsi lustro delle azioni di musealizzazione dei beni rinvenuti negli scavi, dall’altro si mostra scarsamente attenta alla destinazione finale dei siti archeologici che, diversamente, potrebbero risollevare l’ economia di un intero territorio.
Sembra infatti oramai evidente la tendenza a decontestualizzare questi, seppur importanti, “frammenti” destinati ad essere raccolti nei diversi musei nazionali, lasciando poi alle ortiche un capitale, sicuramente di difficile gestione, ma di una importanza storica ed economica certamente diversa.
Sarà forse un caso, se gli scavi eseguiti a San Cesareo, a Ciampino ed a Valmontone, che probabilmente sono parte del medesimo complesso imperiale, che fanno capo ai medesimi responsabili del MIBACT, vivono oggi le medesime condizioni di abbandono?
In queste aree, dove negli ultimi anni sono stati forti gli interessi della speculazione edilizia, la soprintendenza archeologica non sembra cercare il confronto con i cittadini, unici veri eredi di questo patrimonio nazionale se non mondiale, ma cerca la “quadra” con costruttori ed amministratori (gli stessi che intendono delegare la manutenzione del complesso archeologico della Villa di Massenzio ai condomini).
Dopo una prima “conferenza di servizio blindata” nella quale si è tentato di discriminare tra i diversi portatori di interessi, la seconda seduta viene convocata lontana da San Cesareo, più precisamente presso gli uffici della Regione Lazio, in via Del Giorgione, 129.
Se è vero quanto affermato dalla D.ssa Calandra e dal suo predecessore la D.ssa de Spagnolis, secondo cui il compito della soprintendenza si limita alla musealizzazione dei singoli reperti e non alla valorizzazione dell’intero patrimonio archeologico,
ci si domanda:
Quale ordine dello Stato si occupa della tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico?
Se è vero che il tutto sembra demandato alla attività di volontariato prestata dai cittadini
DIFENDIAMO INSIEME
LA VILLA DI CESARE E MASSENZIO
IL NOSTRO TERRITORIO
LA NOSTRA PRIMARIA RISORSA ECONOMICA
Come ormai è noto ad alcuni, ma ancora non a tutti, negli ultimi anni a San Cesareo sono stati rinvenuti degli importanti ritrovamenti archeologici, tra cui parti della famosa Villa Imperiale di Cesare e Massenzio, i cui possedimenti andavano da Santa Croce in Gerusalemme fino ad Anagni.
Lo studio di questi, e di altri reperti scoperti sul territorio, sta portando alla luce la ricostruzione di un interessante tracciato archeologico.
Altrettanto note appaiono le azioni della Soprintendenza che, mentre da un lato sembra essere particolarmente impegnata a farsi lustro delle azioni di musealizzazione dei beni rinvenuti negli scavi, dall’altro si mostra scarsamente attenta alla destinazione finale dei siti archeologici che, diversamente, potrebbero risollevare l’ economia di un intero territorio.
Sembra infatti oramai evidente la tendenza a decontestualizzare questi, seppur importanti, “frammenti” destinati ad essere raccolti nei diversi musei nazionali, lasciando poi alle ortiche un capitale, sicuramente di difficile gestione, ma di una importanza storica ed economica certamente diversa.
Sarà forse un caso, se gli scavi eseguiti a San Cesareo, a Ciampino ed a Valmontone, che probabilmente sono parte del medesimo complesso imperiale, che fanno capo ai medesimi responsabili del MIBACT, vivono oggi le medesime condizioni di abbandono?
In queste aree, dove negli ultimi anni sono stati forti gli interessi della speculazione edilizia, la soprintendenza archeologica non sembra cercare il confronto con i cittadini, unici veri eredi di questo patrimonio nazionale se non mondiale, ma cerca la “quadra” con costruttori ed amministratori (gli stessi che intendono delegare la manutenzione del complesso archeologico della Villa di Massenzio ai condomini).
Dopo una prima “conferenza di servizio blindata” nella quale si è tentato di discriminare tra i diversi portatori di interessi, la seconda seduta viene convocata lontana da San Cesareo, più precisamente presso gli uffici della Regione Lazio, in via Del Giorgione, 129.
Se è vero quanto affermato dalla D.ssa Calandra e dal suo predecessore la D.ssa de Spagnolis, secondo cui il compito della soprintendenza si limita alla musealizzazione dei singoli reperti e non alla valorizzazione dell’intero patrimonio archeologico,
ci si domanda:
Quale ordine dello Stato si occupa della tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico?
Se è vero che il tutto sembra demandato alla attività di volontariato prestata dai cittadini
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