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Don Milani vive a Barbiana

Don Milani vive a Barbiana
luglio 07
07:48 2017

Don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, quest’anno, a 50 anni dalla scomparsa, ha ricevuto dal mondo della cultura molti attestati di stima. L’uomo del futuro – sulle strade di don Milani, il bel testo di Eraldo Affinati, educatore egli stesso, ha provato a ricostruirne percorsi fra i luoghi di vita e percorsi mentali, divenuti poi materia viva per la scuola nella frazione di Vicchio (Mugello), commovendo a tratti il lettore per la forza di molti passaggi. Entrare, però, nelle aule laboratorio di Barbiana, dove don Milani ha vissuto con i ragazzi per 13 anni, in quei laboratori restaurati, semplici e vivi (i libri accuratamente inseriti nelle scaffalature, le ricerche, i passaggi della preziosa Costituzione Italiana, le bottiglie di vetro del succo di frutta che raccolgono le striscioline di cartone con le parole difficili, l’astrolabio e altri strumenti costruiti con materie povere; la spiegazione del motto ‘I care’ scritta di proprio pugno dal priore); vedere l’esigua piscina costruita a mano dai ragazzi per nuotare e rinfrescarsi d’estate, gli sci di legno con cui il ‘don’ insegnò loro come appropriarsi meglio e di più di quel territorio (una volta luogo isolato di lunghi e freddi inverni), è una sensazione di forte impatto che si sia credenti oppure no.

Don Milani è nei pensieri di molti, a quanto pare. La fondazione a suo nome con sede a Firenze conta tanti iscritti e cresce ogni anno: molte persone vanno in visita lassù e alcune di loro incontreranno Barbiana lasciando l’auto un ‘po’ prima’, proseguendo a piedi e trovandosela di fronte, appena usciti dal folto bosco di querce, piccolina e potente come una selciata scagliata nel tempo. La fondazione è impegnata a far sì che da quelle parti tutto rimanga tale e quale perché forse si tentava, come spesso accade a personaggi e luoghi violentemente contestati (e amati), di farne un ‘santino’ (ma utile a chi, visto che il motore di tutto quel lavoro indelebile, perché vero, non c’è più e la scuola chiuse i battenti solo un anno dopo la morte di don Milani?).

Resta viva la curiosità per il ‘metodo didattico’ di Barbiana. Interi gruppi, giovani e adulti, fra cui insegnanti, alla luce delle ingenti perdite di sapere e di saper fare da parte di grandi e piccoli vanno lì a domandare, agli accompagnatori volontari, come sarebbe la didattica in una scuola laboratorio, come si fa, come crescere ragazzi più sani, curiosi, vivi, autodeterminati a riuscire per se stessi e per gli altri…E quel motto già utilizzato per altri fini (ma non è certo coperto da diritto d’autore) sembra rispondere: «I care – (…) è il motto intraducibile dei giovani americani migliori. ‘Me ne importa, mi sta a cuore’. È il contrario esatto del motto fascista ‘Me ne frego’». Oggi si potrebbe aggiornarne in parte la traduzione: «I care, è il contrario esatto del motto qualunquista e digital-qualunquista ‘è tutto uguale, non cambierà mai niente’», oppure?… (Serena Grizi)

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