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marzo 02
20:37 2018

“L’Europa è il nostro futuro comune.” Questa è la parola “chiave” che conclude la “Dichiarazione di Roma”, Dichiarazione dei leader dei 27 Stati membri e del Consiglio europeo, del Parlamento, e della Commissione europea, firmata a Roma il 25 marzo 2017 per le celebrazioni del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, avvenuta nel 1957.

Considerare che l’Europa posta in essere dagli attuali Trattati, TUE e TFUE, sia una struttura “burocratico-statale”, potrebbe essere un fatto? D’altronde, per far sì che l’Europa diventi uno Stato, magari federale, si è partiti dalla dichiarazione Schuman, cercando di raggiungere l’obiettivo in maniera “indiretta”, attraverso “piccole realizzazioni concrete”: il mercato unico e un’attribuzione di competenze via via maggiore. Il problema è che i cittadini non si sentono molto cittadini dell’Unione Europea. Forse perché non hanno molta voce in capitolo. Una miriade di procedure, molte Istituzioni con compiti “vari ed eventuali” e un Parlamento “latitante di funzioni”. Allora dovremmo concepire l’Unione Europea come l’Unione dei Popoli europei. Con tale premessa, centrale è il Parlamento Europeo.

La storia del Parlamento è significativa. Nasce come Assemblea con funzioni consultive e composta di rappresentanti degli Stati membri da essi designati, in ambito del primo Trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Da quel momento all’attuale Trattato di Lisbona ha acquisito diverse attribuzioni: non si chiama più Assemblea ma Parlamento; i suoi membri sono eletti a suffragio universale e diretto, con il Consiglio partecipa alla procedura legislativa e approva il bilancio. E i limiti? Tra i molti, non si occupa del settore PESC (Politica estera e sicurezza comune) e non ha proposta legislativa.

Se dovessimo riformare le Istituzioni, come potremmo fare? Dare più potere ai Popoli o agli Stati? D’altronde, l’Unione ha basato la sua esistenza sull’integrazione governativa, più potere agli Stati, e sul metodo comunitario, più potere alla democrazia. Se volessimo, per gioco, riformare la struttura Ue, come fare? Innanzitutto, il Parlamento dovrebbe acquisisce un ruolo centrale. E le altre Istituzioni? Il Consiglio potrebbe avere proposta legislativa. La Commissione potrebbe essere nominata solo dal Parlamento e Consiglio e possedere funzioni esecutive, compreso il settore PESC, dove le linee strategiche sarebbero delineate da Parlamento e Consiglio, e non più dal Consiglio europeo. Il Consiglio Europeo potrebbe essere abolito. Se si addivenisse addirittura alla formazione dello Stato federale, l’identità nazionale sarebbe tutelata dal principio di sussidiarietà e dai diritti inalienabili presenti nella Costituzione agli art. 2, 11, 117 e 118 Cost. Sempre presenti i principi di sussidiarietà, solidarietà e cooperazione. Naturalmente le decisioni, le Istituzioni le dovranno assumere tramite il principio della maggioranza; evitando maggioranze qualificate e tantomeno all’unanimità. Soprattutto in quest’ultimo caso, si rischia che un singolo Stato decida su tutti gli altri. Pertanto, l’Unione politica è ciò che occorre. Certo, poi c’è la questione se l’Ue si deve dotare di una Costituzione o basarsi sul Trattato.

Con la mancata ratifica nel 2004 della Costituzione europea, il principio dell’acquis parrebbe non più rispettato. Ciò comunque non significa che sia stato abolito. Un principio, anche se non scritto, se non è operante, rimane comunque latente.

Altri elementi continueranno a caratterizzare ogni singolo Stato Ue rispetto agli altri: popolo, territorio, sovranità su alcune materie e cultura. Viviamo in un Mondo globale, con Stati che hanno “Regioni” grandi come singoli Sati europei. Semplicemente si tratta di concepire l’unità dell’Essere Europa nell’unità della pluralità degli “Stati-Regione” membri. Ogni Stato avrà il suo “Senato” che si occuperebbe di questioni nazionali e il Parlamento comune a tutti gli Stati è quello europeo. Con lo Stato federale, il Consiglio diventerebbe il Senato federale che, col Parlamento federale, darebbe la fiducia al Governo federale Europeo. La pluralità dei Popoli europei nell’Unione del Popolo europeo. L’Europa d’altronde, è dimensione occidentale. Dalla citata dichiarazione, emerge che “…la costruzione dell’unità europea è un’impresa coraggiosa e lungimirante… dotata di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo Stato di diritto…”. È dichiarato che “Renderemo l’Unione europea più forte e più resiliente, attraverso un’unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni.”, dove “agendo singolarmente saremmo tagliati fuori dalle dinamiche mondiali.” È affermato che “La nostra Unione è indivisa e indivisibile.” Naturalmente, con la nascita dello Stato Europa, il suo nome non sarà più Unione europea ma appunto, EUROPA. Un nome “antico”. Un “sogno” antico!

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