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Il più grande ladro di libri

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Il più grande ladro di libri

Il più grande ladro di libri
dicembre 05
11:24 2009

G.LibriIncredibile a dirsi, quasi grottesco, ma è proprio così: uno dei più grandi ladri di libri che sia mai esistito si chiamava…Libri. In verità il suo nome è piuttosto lungo quanto altisonante: Guglielmo Brutus Icilius Timeleone Libri Carucci dalla Sommaja, o, più brevemente, Guglielmo Libri, conte e matematico insigne, nato a Firenze il 1º gennaio 1803 e morto a Fiesole il 28 settembre 1869. Il conte Libri fu precocissimo: all’età di tredici anni cominciò a studiare legge all’Università di Pisa, ma la sua vocazione lo portò a rivolgersi agli studi matematici, laureandosi a soli diciasette anni.

Non ancora laureato pubblicò il suo primo lavoro matematico: Memoria di Guglielmo Libri sopra la teoria dei numeri, apprezzato da grandi matematici del tempo, quali Charles Babbage, Augustin-Louis Cauchy e il ‘princeps mathematicorum’ Carl Friedrich Gauss. A vent’anni fu nominato professore di Fisica Matematica all’Università di Pisa, ma già dall’anno successivo si ritirò dall’insegnamento per malattia, mantenendo tuttavia lo stipendio, in quanto nominato professore emerito dal Granduca di Toscana, che nutriva per lui una grande ammirazione. Nel 1825 – aveva appena ventidue anni – fu accolto a Parigi con grande rispetto dai maggiori matematici francesi e cominciò a interessarsi di storia della matematica e a sviluppare quella che diventerà poi una passione quasi maniacale per i libri, che farà di lui uno dei più grandi bibliofili di tutti i tempi, ma anche uno dei più grandi ladri di libri di tutti i tempi. Spirito patriottico e irruento, tornò in Toscana per partecipare ai moti rivoluzionari del 1831, ma in seguito al fallimento di questi e di un attentato al Granduca, fu costretto a riparare a Parigi, dove assunse la cittadinanza francese. Nel 1833 fu nominato professore di Calcolo delle probabilità, prima al Collège de France e poi alla Sorbonne, quindi membro dell’Académie des sciences di Parigi e infine, nel 1840, per la sua grande erudizione come bibliofilo, Secrétaire de la Commission du Catalogue général des manuscrits des bibliothèques publiques de France. Guglielmo Libri dette vari contributi alla fisica, soprattutto nello studio della trasmissione del calore, e alla matematica, nella teoria dei numeri e nella teoria delle equazioni differenziali, ma il suo più grande contributo – per il quale è ancor oggi ricordato – è stato nella storia della matematica. Negli anni 1838-1841, infatti, scrisse in francese, e pubblicò a Parigi, una monumentale storia della matematica in quattro volumi, cui avrebbero dovute seguire altri due: Histoire des sciences mathématiques en Italie, depuis la rénaissanace des lettres jusqu’à la fin du dix-septième siècle. Come storico ha avuto anche il merito di aver posto in evidenza l’importanza di Pierre de Fermat, il geniale magistrato-matematico che ha dato importanti contributi all’Analisi Matematica e al Calcolo delle probabilità. Molti bibliofili del passato hanno spinto il loro amore per i libri al punto da spendere vere fortune per acquistare intere biblioteche – come i Tolomei e in particolare Tolomeo II Filadelfo che pare avesse acquistato la biblioteca di Aristotele – e perfino al punto da commissionare furti, e a volte anche omicidi, pur di possedere libri e manoscritti rari. C’è, poi, chi lo ha fatto più per motivi di prestigio che di interesse culturale, come Napoleone Bonaparte, che durante la Campagna d’Italia fece razzia di tutti i codici di Leonardo da Vinci custoditi nella Biblioteca Ambrosiana di Milano. Anche alla Biblioteca Vaticana di Roma tentò il saccheggio, ma per fortuna “si dovette accontentare di poche cose quando gli relazionarono che per il saccheggio totale occorrevano quaranta chilometri di quadrupedi ben carichi. Si limitò a rubare alcune preziosità, tra le quali i manoscritti unici con i processi di Galileo, di Cecco d’ Ascoli e dei Templari”1 . Ma rubare, o meglio ‘ordinare’ di farlo, da parte di un condottiero vincitore, che ha potere di vita e di morte sui vinti, è un’operazione priva di rischi e difficoltà, che, invece, deve affrontare una singola persona, un ‘onesto’ e rispettabile cittadino in un contesto normale, di pace e addirittura di stima e consenso. Tale, infatti, fu la situazione in cui operò Guglielmo Libri, stimatissimo matematico e bibliofilo che, proprio approfittando di tali sue credenziali e della carica di segretario della Commissione del Catalogo Generale dei manoscritti delle biblioteche pubbliche di Francia, ebbe l’opportunità di accedere senza ombra di sospetto a libri e manoscritti antichi e rari, traendo da una parte una messe enorme di materiale inedito prezioso, che utilizzò nella sua opera citata sulla storia della matematica, e dall’altra parte, però, dandogli l’occasione per cedere al suo desiderio di possesso. Dal 1840 al 1848 furono almeno ben trentamila i libri e manoscritti da lui sottratti, non solo alle biblioteche francesi ma anche alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Un furto così consistente attuato da un singolo individuo ha dell’incredibile e può senz’altro giustificare l’assegnazione al Libri del primato assoluto come ladro di libri. Presagendo di venire scoperto, il conte Libri si trasferì a Londra, portando con sé, in diciotto grossi bauli, la sua agognata refurtiva. Non sbagliava: nel 1848 venne denunciato e due anni dopo la Corte d’appello di Parigi lo condannò in contumacia a dieci anni di prigione. Libri fu, però, davvero ‘sui generis’ come bibliofilo, non soltanto per la sua abitudine di strappare dai libri le pagine che più gli interessavano, ma anche per la sua vocazione di uomo d’affari. Non esitò, infatti, a porre la sua refurtiva a disposizione del mercato dell’antiquariato: in due aste del 1861 riuscì a incassare, dalla vendita di 7628 dei suoi libri, oltre un milione di franchi, una somma enorme per quei tempi, che gli consentì di vivere di rendita a Londra fino al 1868, anno in cui, presagendo la sua fine, volle tornare in patria, stabilendosi in una villa di Fiesole dove morì l’anno dopo. 

 

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[1] Armando Torno, Imperatori, cardinali, filosofi Ladri di libri per tutti i tempi Corriere della Sera 2 nov. 2003.

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