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Intervista al prof. Giovanni Di Peio, Presidente del Comitato di Roma della Dante Alighieri

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Intervista al prof. Giovanni Di Peio, Presidente del Comitato di Roma della Dante Alighieri

Intervista al prof. Giovanni Di Peio, Presidente del Comitato di Roma della Dante Alighieri
settembre 04
16:13 2017

Dal prossimo ottobre fino al mese di maggio 2018 la Società Dante Alighieri ha predisposto un calendario di incontri nei quali alcuni studiosi e autori contemporanei offriranno il loro contributo originale nella esegesi del mondo umano e poetico di Dante. Il titolo del ciclo di incontri, curato da Lucia Caravale e Aldo Onorati, è “I poeti di Dante” e consentirà di approfondire il rapporto che Dante aveva con i poeti latini e quelli contemporanei al suo mondo.
Nell’occasione, abbiamo intervistato il prof. Giovanni Di Peio, Presidente del Comitato di Roma della Dante Alighieri.

Intervista

D – Prof. Di Peio, il programma 2017-2018 che riportiamo nell’immagine allegata è molto impegnativo. Com’è nata questa idea?

R – Il ciclo delle conferenze dantesche della precedente stagione 2016-2017 indagava un aspetto molto significativo della tessitura della Commedia, cioè la presenza in essa dei cosiddetti “canti gemelli”, nei quali la durata dell’episodio va oltre la scansione del singolo canto, evidenziando così una sorta di tensione tra la struttura formale dell’opera e il respiro poetico che l’attraversa.
Quest’anno, invece, abbiamo voluto rivolgere l’attenzione al concreto operare poetico di Dante, all’”officina” della Commedia e alla presenza in essa di materiali attinti, direttamente o indirettamente, da altri poeti, materiali che però vengono puntualmente e spesso liberamente rielaborati al fuoco di una nuova visione.
In seconda battuta, è certamente molto interessante e utile comporre un ideale catalogo di quel settore della “libreria” di Dante nel quale erano custodite le opere dei poeti latini (è noto che egli non conosceva il greco) e di quelli medievali, a lui più prossimi o addirittura contemporanei.

D – Le fonti di Dante sono infinite, talvolta nascoste, e questo vale soprattutto per Ovidio, dalle cui Metamorfosi l’A. prende a piene mani ma senza dargli l’onore che continuamente versa a Virgilio.

R – Naturalmente nel sistema intellettuale, filosofico, religioso di Dante e nei motivi ispiratori della Commedia Ovidio non è, e non può essere, Virgilio. Ma il poeta sulmonese è spesso ricordato in tutte le opere dantesche, dalla Vita Nuova alla Commedia, passando per il Convivio, il De vulgari eloquentia, la Monarchia, e finanche in un’Epistola, la III, quella dedicata a Cino da Pistoia. Con lui, e con Lucano, Dante entra esplicitamente in concorrenza, dichiarando la propria superiorità, quando deve descrivere, in Inferno, XXV, le strabilianti e orripilanti metamorfosi dei ladri.
Per la cronaca, aggiungo che l’idea del ciclo dantesco di quest’anno ha cominciato a prendere corpo durante una conversazione di chi le parla con Aldo Onorati e Lucia Caravale, vicepresidente del Comitato, quando abbiamo ricordato che nel 2017 ricorreva il bimillenario della morte di Ovidio, osservando che tale ricorrenza non poteva non essere sottolineata da una nostra iniziativa. Poi, da uno dei “poeti di Dante” siamo passati a “I poeti di Dante”, tra i quali Ovidio merita in pieno di essere annoverato.

D – I relatori sono esperti di Dante, poeti e scrittori essi stessi. Ci parli di loro.

R – Il Comitato di Roma è davvero onorato di potere ospitare anche quest’anno relatori di grande rilevanza culturale e assidui ed esperti frequentatori della Commedia e del mondo dantesco. Si tratta di otto studiosi a ciascuno dei quali, previo un precedente accordo, è stato assegnato quel poeta della “costellazione” dantesca al quale egli ha dedicato ricerche e pubblicazioni particolarmente approfondite e innovative.
La maggior parte di essi è già conosciuta dai nostri soci, ma di tutti possiamo assicurare che uniscono alla padronanza dell’argomento una grande capacità di comunicazione e di interlocuzione.
Ciò premesso, vorrei dire che tutti meriterebbero di essere presentati singolarmente  in questa sede per le loro specifiche caratteristiche, per il loro curriculum e per la loro bibliografia, ma non potendolo fare anche per ragioni di tempo, mi limiterò a dare un’informazione alla quale tengo molto: tra i nostri relatori c’è il prof. Piero Boitani dell’Università “La Sapienza” di Roma al quale è stato assegnato il Premio Balzan 2016 per la letteratura comparata con una motivazione che mette, tra l’altro in luce “la sua straordinaria capacità di rappresentare la letteratura mondiale come un dialogo vivente con i classici dell’antichità, del Medioevo e dell’età moderna”.

D – L’occhio mi va, leggendo il calendario, su Arnoult Daniel, poeta provenzale, il quale si esprime proprio nella lingua d’oc. Quale importanza vedete in esso riguardo all’economia del linguaggio di Dante?

R – Come è noto, dal XXI al XXVI canto del Purgatorio Dante ci fa incontrare con una serie di poeti, da Stazio ad Arnoult Daniel, appunto, in episodi che ci permettono di ricostruire momenti particolarmente significativi della sua formazione e della sua esperienza letteraria.
Al centro c’è naturalmente l’episodio di Bonaggiunta Orbicciani e la definizione del Dolce Stil Novo. Ma la sperimentazione linguistica, che è una caratteristica forte della poesia dantesca, lo porta ad esplorare altri territori: si pensi alla tenzone con Forese Donati e ad Arnoult Daniel, che fu il principale artefice del trobar clus e che Dante loda nel De vulgari eloquentia, prendendolo a modello per le rime petrose e introducendolo a parlare direttamente in lingua d’oc.
In questi canti, nella loro straordinaria ricchezza di temi e di situazioni, Dante celebra la sua consapevolezza di appartenere alla “confraternita” dei poeti, una confraternita senza limiti di tempo e di spazio, appunto come la vita della poesia: da Omero, “quel greco//che le Muse lattar più ch’altro mai (Purg., XXII, 101-102), ad Arnoult Daniel che “fu miglior fabbro del parlar materno” (Purg., XXVI, 117), a Guido Guinizzelli, a se stesso che, tra modestia e orgoglio, ha dichiarato, in Inferno, IV, 102. di far parte della “bella scola” di Omero, sia pure “sesto tra cotanto senno”.

D – Torno al primo incontro con Aldo Onorati, il quale parla di Virgilio. Quale centralità ricopre l’autore dell’Eneide nella Divina Commedia, oltre quella di Maestro, Duca e Guida dell’Alighieri?

R – Prima di tutto, desidero ringraziare Aldo Onorati per la consulenza sempre assicurata, da par suo, al Comitato di Roma, in tema di manifestazioni dantesche. Aggiungo che in questo campo Onorati è un punto di riferimento per tutta la “Dante”, come dimostra la recentissima pubblicazione del suo volume Canto per canto. Manuale dantesco per tutti nell’ambito del progetto editoriale “Enciclopedia infinita”, promosso dalla Presidenza Centrale. Operazioni di questo genere non sono possibili, se non alla luce di una perfetta conoscenza del capolavoro dantesco.
Per quanto riguarda, poi, la sua domanda, vorrei riprendere una valutazione di Cesare Segre che, analizzando le opere medievali considerate, per il tema del viaggio nei regni dell’oltretomba, una sorta di anticipazione della Commedia, osserva che ad esse, comunque, “mancano tre elementi fondamentali dell’invenzione dantesca: Virgilio, la filosofia, la realtà”.
C’è, da un lato, il personaggio Virgilio, con tutte le sue valenze simboliche, ma anche con tutta la sua concretezza, e dall’altro, c’è Virgilio autore dell’Eneide “la qual mamma//fummi e fummi nutrice poetando://sanz’essa non fermai peso di dramma” (Purg., XXI, 97-99). Sono parole che vengono pronunciate da Stazio ma che rispecchiano fedelmente il sentimento di riconoscenza del poeta Dante nei confronti del poeta Virgilio.
Ma di tutte queste cose, e di altre, ci parlerà Onorati nell’incontro di apertura del ciclo, il prossimo martedì 10 ottobre.

D – Avete dato, da quanto leggo, preferenza alle fonti classiche latine, una occitanica e tre contemporanee a Dante. Riserverete un prossimo corso alle fonti vetero e neotestamentarie, patristiche, islamiche e teologiche? D’altronde, quest’anno il titolo è chiaro: “I poeti di Dante”, quelli che incontra nel suo viaggio ultraterreno e ai quali si è più o meno ispirato.

R – Nella “libreria” di Dante erano, ovviamente, ben presenti le Sacre Scritture, i testi patristici, quelli della letteratura medievale di carattere religioso, le opere di filosofi e di teologi; sicché il ciclo di quest’anno risulterebbe monco senza un successivo corso dedicato agli autori e alle opere di questi settori; e ciò, per portare a termine il progetto di comporre un quadro il più possibile completo (ma, per doverosa modestia nei confronti di questo “gigante” della cultura e della poesia, dovrei dire “il meno possibile incompleto”) delle letture, degli studi, delle convinzioni, delle scelte letterarie maturate da Dante nella sua complessa esperienza di uomo, di cittadino, di letterato, di intellettuale, di poeta, di cristiano.
Per quanto riguarda le fonti islamiche, devo ricordare che un paio di anni fa abbiamo già trattato, in un incontro specifico, il tema dei possibili rapporti della Commedia con Il libro della scala di Maometto, a partire dalle tesi di Miguel Asín Palacios, ma l’argomento è talmente affascinante e ricco di implicazione che non potremo non tornare su di esso.

 


Giovanni Di Peio (Roma, 1938), è stato per quarant’anni docente e preside negli istituti statali di istruzione media-superiore dell’ordine professionale, tecnico e liceale, coltivando contemporaneamente le ricerche e gli studi storico-letterari, iniziati all’Università “La Sapienza” di Roma con maestri quali Federico Chabod, Natalino Sapegno, Aurelio Roncaglia e Alberto M. Ghisalberti.
Ha collaborato al Dizionario Biografico degli Italiani e alla rivista «Il Veltro».
Nel 2006 ha pubblicato per la casa editrice Effatà il volume Teresio Olivelli – Tra storia e santità, un’ampia e documentata biografia di un giovane martire della Resistenza, ora prossimo ad essere proclamato beato.
Dopo una lunga militanza nella Società Dante Alighieri, iniziata negli anni ’70, è stato eletto nel 2013 Presidente del Comitato di Roma.
È collaboratore della rivista scolastica «lavori in corso», nella quale ha pubblicato per l’aggiornamento dei docenti diversi saggi, tra i quali si segnalano “La letteratura dei nuovi italiani” (2013) e “Il Manifesto di Ventotene – Per un’Europa libera e unita” (2015).

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