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La favola del cacciatore “presuntuoso”

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La favola del cacciatore “presuntuoso”

luglio 09
07:36 2018

C’era una volta un cacciatore che viveva in una casa nel bosco. Un po’ distante dalle altre case di legno degli altri cacciatori, faceva una vita solitaria. Tutto il giorno a lustrare i suoi archi, coltelli, ecc. Quando scendeva al villaggio, era tutto un gradasso: smorfie di onnipotenza, “sguardi dall’alto in basso”, petto in fuori, smorfie e sbuffi al passaggio dei suoi “villani”. Passando un giorno innanzi alla bottega del maniscalco, iniziò una “filippica” a se stesso. Perché a se stesso? Perché si chiamava Filippo. Filippo “il gran cacciatore!” Così si faceva chiamare dai ragazzini del villaggio. Anche quelli, dopo un po’ di “panzane”, stancava. <<Io sono andato l’altrieri a caccia di fischioni e ne ho beccati tutti!>>. Così, all’improvviso, iniziò a “ragliare” contro il maniscalco intento nel suo lavoro, facendolo sobbalzare. Al che il maniscalco replicò: <<Tutti? Tutti quanti?>>. E il cacciatore: <<Tutti!>>. Il maniscalco, capendo l’antifona, gli disse: <<Bè, allora…dammene un po’!>>. E Il cacciatore: <<Un po’? Un po’ quanti?>>. Il maniscalco allora fulmineo disse: <<Uno!>>. Il cacciatore, sentendo un numero così “abbordabile” (ma non ne aveva presi tutti?) disse: <<Uno? E uno sia!>>. Sentendo questa risposta e vedendo innanzi a sé un uomo spaventato dalla vita o invidioso o volenteroso a modo suo, il maniscalco tra sé e sé disse: <<Mi accontento anche di una piuma! Non ha mai preso niente. Se non avesse cittadini solidali. Purtroppo la ratio è traballante, addirittura parla una lingua tutta sua…>>. Il cacciatore disse: <<Ora, come vedi caro il mio lavoratore, me ne vado passeggiando. E come sai, se passeggio, passeggio e non mi “pavoneggio” con la mia cacciagione! Mica sono un vanitoso, io!>>. Il maniscalco rispose: <<Facciamo che per cena mi fai assaggiare la tua cacciagione affinché io possa decantare la gloria delle tue gesta!>>. Sentendo quelle parole, e non interpretandole, il “gran cacciatore” gli disse: <<Questa sera, tu mangerai! Mangerai cosi tanto che, come i leoni, sarai sazio per almeno una settimana!>>. Disse tali parole con una voce che spaventò i cittadini circostanti perché più che voce di uomo, sembrava un ruggito! Al maniscalco invece, sembrava un rutto! Detto ciò, questo bello zotico “alzò i tacchi” e si dileguò veloce come un lupo. Il maniscalco tra sé pensò: <<Ha fretta? E dove deve andare? A caccia?>>. Arrivato nel suo boschetto, il “signorino cacciatore” disse tra sé e sé: <<Tenghe un pard de sei ore alle otto de seira, so mezzodì, pe portaie nu fischiò!>>. Tornato a casa, prese l’arco e iniziò a scagliare frecce su tutto ciò che si muoveva. Risultato? Prese una coppia “de sorci”! Disse tra sé: <<E che de è sta robbe? Non parria nu fischiò!>>. Stanco di “seminare frecce” -sembrava ci fosse una gara di tiro con l’arco nel bosco-, decise di fare una trappola! Il solito cappio messo in terra e ricoperto con fogliame. <<Va che chiappò…e qua ce reggeria no somaro! Ha, ha!>>. Pensando al “becchime” -o il formaggio?- da mettere all’interno del cappio, per sbaglio ci infilò il piede e…zac! Si ritrovò accalappiato! Nell’albero di fronte, uno scoiattolo si gustava tutta la scena mentre mangiucchiava una ghianda. All’improvviso, passò un leone che, vedendo “l’insaccato”, se lo mangiò! Lo scoiattolo tornò, “a panza piena”, nel fare quello che doveva fare e del cacciatore non ci rimase niente, mentre il leone stette anch’egli a pancia piena, ma per una settimana! Naturalmente anche il maniscalco andò a dormire sazio. Appena successo l’accaduto, volò sul posto il re dei moscerini a “cavallo” di un moscone e quest’ultimo disse: <<Adieu mon ami!>>. Dall’alto, l’aquila che si era vista tutta la scena, tornò al suo nido. Uno dei due topi, disse all’altro: <<Non si è neanche accorto che fingevamo di essere morti…e comunque, a differenza nostra…lui certamente, ora, non potrà più fare il furbo!>>. L’altro gli rispose:<<Hai visto il leone? Gli guardava il sedere! Lo prendeva per il sedere -per i fondelli-, non potendogli parlare…per dirgli che? E’ la sua natura…ha aspettato il momento propizio. A caccia di fischioni qui, nel bosco…>>. Il gufo, appena posato su di un ramo, disse: <<Che caos è successo?>>. Lo cercarono, ma di lui neanche una traccia! Eccetto frecce e qualche impronta. Il resto, sono “chiacchiere da villani”. Certo, a volte, il consiglio va dato giusto. Il maniscalco non dormì tranquillamente per qualche notte, forse un’indigestione per avere mangiato troppo… Solidarietà.

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