Notizie in Controluce

La recente testimonianza sulla civiltà contadina

 Ultime Notizie

La recente testimonianza sulla civiltà contadina

La recente testimonianza sulla civiltà contadina
agosto 02
17:57 2017

Intervista ad Aldo Onorati
a cura di Armando Guidoni

Ho curato, per la mia editrice, il recente libro di narrativa di Aldo Onorati, l’autore di cui Domenico Rea dice: «I Castelli esistono, esistono le loro leggende. Ma a renderli credibili e abitabili, a fermarli vividi nel tempo, sono le parole dello scrittore Onorati». Forse nessuno, come Aldo, ha espresso liricamente la civiltà della gente del cono vulcanico che generò Alba Longa. Egli è stato comunque il primo a scoprire l’antropologia culturale di un popolo e a racchiuderla in un capolavoro da tutti riconosciuto: La sagra degli ominidi, tradotto in varie lingue, oggetto di tesi di laurea, giunto, dopo varie ristampe, alla settima edizione.

Il nuovo libro (pp. 216, E. 12,00, Controluce ed.) si intitola “Il mondo comincia a San Rocco e finisce alla Stella – svortenno pe’ Cellomaio e i Sampàveli”.

Le presentazioni sono del sindaco di Albano Nicola Marini, dell’assessore Alessio Colini e del sottoscritto. Abbiamo concordato, inconsapevolmente, sul punto centrale dell’opera: da questi ricordi si coglie la realtà intima delle cittadina, con le sue atmosfere ancora vive. È un inno alla sacralità della vita, alla nobiltà del lavoro tramite gli esempi di molti cittadini alcuni dei quali non sono più tra noi… C’è il senso sacrale dell’esistenza e finalmente una parola chiara sulle disprezzate osterie, dove l’autore ha imparato la civiltà atavica che ha generato il tronco della storia. Insomma, non è un’opera di strapaese, né una nostalgica rivisitazione del recente passato, bensì un trattato di filosofia dell’esistenza, basata sul solco di tante vite, nella logica tolstojana, pascaliana e oraziana  del «Se vuoi essere universale parla del tuo villaggio»; ma Onorati aggiunge pure un pensiero di Proust: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi». Infatti, è con occhi diversi  che Onorati descrive le atmosfere. Ma facciamo parlare l’autore.

D.- Cosa significa il titolo?

R.- I nostri avi asserivano che tutto il mondo si racchiude ad Albano perché essa, secondo loro, è la città più bella. Parte da Porta San Rocco e termina alla Stella, poco prima di Ariccia. Io non ho dato questo senso alla frase. Di fatto, ho aggiunto, in dialetto, svortenno pe’ Cellomaio e i Sampàveli, il che significa più cose: Albano non si esaurisce nella lunghissima striscia del corso principale, ma ha, come due ali, la zona antica di Cellomaio costruita sui ruderi severiani e il Tridente di san Paolo, in cui la gente autoctona ha vissuto come se appartenesse a un altro pianeta. Perciò, Albano, per quanto bella, non è la migliore del mondo, bensì, poiché è complessa e racchiude varie fasce sociali, può benissimo sintetizzarlo, e questo lo posso affermare per esperienza diretta.

D.- Perché dici che è l’ultima tua opera sui Castelli?

R.- Primo, perché ho 78 anni e la cifra la dice lunga; secondo, perché ormai ho esaurito ogni argomento sulla culla che mi ospitò dal primo vagito. Terzo, perché mi occupo a tempo pieno di Dante: la mia più recente opera è il Manuale della Divina Commedia canto per canto per tutti, (edito dalla Società Dante Alighieri) che il prefatore, il prof. Paolo Peluffo, definisce – e gli sono grato – una “monumentale sinossi critica”. Infine, perché vorrei mettere mano ai pacchi di appunti e inediti che, se lasciati manoscritti, andrebbero a finire al fuoco, essendo la mia grafia incomprensibile, mista fra la regola e la stenografia: una scrittura inventata da me quando facevo le interviste senza registratore.

D.- Nella tua attività di operatore culturale, quanti personaggi hai portato ai Castelli?

R.- Tanti. Non li ricordo nemmeno più tutti. Ho sempre considerato la vera cultura non come un’esaltazione delirante di se stessi, ma come un’osmosi di molte voci. Solo nella coralità dei pareri si formano le culture. Il fine non è stato per me far conoscere e portare le opere e la sapienza altrui qui da noi, per trarne profitto come di un lungo e variegato viaggio. Ti dirò di più: le persone anonime che descrivo e ricordo nei miei libri, sono importanti per me quanto i grandi nomi che hanno onorato i Castelli. Senza i numerosi sconosciuti passati nel silenzio, io non sarei né scrittore né dantista, e questo l’ho scritto nell’ultimo libro.

D.- Citami qualche nome dei personaggi che nei decenni sei riuscito a farci incontrare.

R.- Li dico alla rinfusa, non cronologicamente. Carlo Levi, Giorgio Bàrberi Squarotti, Giorgio Saviane, Enzo V. Mormorale, Piero Angela, Armando Armando, Han Yeong Kon, Gorge Popescu, Francisco Bendezù Prieto, Evgenij Solonovich, Solange De Bressieux, Alberto Angela, Umberto Eco, Luciano de Crescenzo, Corrado Augias, Dacia Maraini, Pasolini, Domenico Rea, Sergio Quinzio, Marshal McKeon, Bruno Fabi, Elena Clementelli, Walter Mauro, Antonio Spinosa, Paolo Pinto, Luigi Volpicelli e cento altri…

D.- Come vedi la cultura dei Castelli Romani oggi?

R.- Mi sembra un po’ chiusa all’io che non tiene conto del dialogo e confronto con altri operatori culturali nazionali e internazionali. Ognuno per sé, purtroppo… ma l’albero si riconosce dai frutti, e staremo a vedere che frutti produrranno i tempi…

Le foto:
Aldo Onorati con il critico Letterario Giorgio Bàrberi Squarotti ad Albano
Aldo Onorati con Piero Angela a Palazzo Chigi di Ariccia
Aldo Onorati con Jean-Jacques Annaud regista de “Il nome della rosa” a Penne (Pescara)
Aldo Onorati con l’editore Armando Armando

 

Articoli Simili

0 Commenti

Non ci sono commenti

Non ci sono commenti, vuoi farlo tu?

Scrivi un commento

Scrivi un commento

Archivio

Le Notizie per Data

agosto: 2017
L M M G V S D
« Lug    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031