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La Vergine di Petrella Guidi e quello sguardo…

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La Vergine di Petrella Guidi e quello sguardo…

La Vergine di Petrella Guidi e quello sguardo…
agosto 21
18:16 2018

Nella chiesa di S. Apollinare, in quel di Petrella Guidi, pieno Montefeltro che accoglie il visitatore fra boschi incantati, torri Malatestiane e questo villaggio medievale dalle alte case, con un Balcone di Piero della Francesca, ossia la veduta ‘vera’ davanti la quale l’artista immaginò Il Battesimo di Cristo (1440-1460), ci riceve il vetusto affresco della Vergine di S. Apollinare al Castello, appunto. L’immagine appartiene al muro d’un oratorio e fu trasportata qui nel 1700 in quanto creduta miracolosa e sistemata alla meglio, forse pressappoco come oggi appare, neppure ben centrata nella cornice lignea che dovrebbe contenerla, due piccole statue d’angeli custodi ai piedi. Dell’icona colpisce la semplice perfezione del volto di Maria, bianca e rosea e longilinea eppure modesta come una donna del popolo, con la pelle che splende tra il manto azzurro, la veste rossa che accompagnano con virtù la figura; una bella spilla che chiude la cappa e una corona di fattura più rozza dell’insieme ingentilita dal velo bianco trasparente che tutto le incornicia il volto. Come in un’altra meraviglia di Antonello da Messina, La Vergine nell’Annunciata di Palermo, anche questa Maria guarda obliquo e non verso il pubblico con benevolenza, né al cielo, né a terra, né verso il Gesù Bambino, che per dire è assente così come in quella dell’artista messinese (la quale guarda anche lei un oltre obliquo dimostrando, però, di star certo pensando qualcosa). La Vergine di Petrella, invece, guarda obliqua ma con un che di distratto e alieno, quasi sorpreso e ingenuo (che la modella fosse un’adolescente quasi bambina?) e alla fine lo sguardo sfuggente (capolavoro, ma di chi, qualcuno lo sa? Non ne esistono foto nitide) e tanta grazia evasiva sono temperati appena da un sorriso perfetto e buono che accompagna sottile e rosato, e bilancia, le ali  snelle delle sopracciglia e un naso poco poco morbido in tale nobile sembianza. Lo sguardo e il sorriso sembrano suggerire, di questi giorni, temperanza fra i lutti gravi e gli scontri d’una lunga estate che promette forche e forconi davanti ad ogni bestialità tutta umana. Senza rispettare con un po’ di silenzio chi ha subito gli affronti dell’opera fallace degli uomini, quelli della natura che è incapace di pensare se stessa, figurarsi noi che la attraversiamo imbelli; quelli della bestialità, ancora umana, che nessuno ci ha mai comunicato si sia estinta ma nessuno ci vieta di indignarcene o combatterla col sapere che abbatte il pregiudizio e con l’empatia che accorcia la distanza con l’altro. Ecco: uno sguardo obliquo, senza cattiveria né disinteresse sospende il giudizio, sarà più divino che umano, almeno nell’intenzione, ma si potrebbe almeno provare ad imitarla quella intenzione benevola, che non è né buonismo (termine tornato tristemente di moda) né disinteresse ma solo un altro modo di guardare il mondo, di pensarlo, distanti dai giudizi affrettati, dai processi sommari, dagli odiatori social. (Il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca – immagine web) (Serena Grizi)

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