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Lo smaltimento dei rifiuti

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Lo smaltimento dei rifiuti
settembre 20
22:00 2011

L’inceneritore di BresciaIn Italia non esiste un piano razionale per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Per questo succede che ad Albano, Manfredonia e Parma i cittadini si oppongano e lottino contro la costruzione degli inceneritori, mentre a Colleferro, Benevento e Tergu, i comuni, talvolta in accordo con i privati, decidano di puntare tutto sul riciclo dei rifiuti. La Comunità europea conferisce al riciclo, la sola pratica di smaltimento dei rifiuti alla quale concede incentivi a fondo perduto, fino al 90% agli enti pubblici e fino al 60% dei costi di realizzazione ai privati in accordo con il Comune e le aziende, in entrambi i casi previa autorizzazione della Provincia. Il costo di realizzazione di un sistema basato sui centri di riciclo è decisamente inferiore a quello di un impianto di incenerimento e alla gestione di una discarica, che mediamente hanno un costo 3-4 volte superiore per i cittadini. Un’analisi svolta nel 1997 dall’ASM sull’inceneritore di Brescia ha rivelato che le materie bruciate sono tutte predestinate al riciclaggio (30% di umidità, 25% di ceneri, 28% di carta, cartone e legno, 7% di plastiche, 8% di metalli, inerti e vetro). Gli inceneritori vivono grazie al denaro pubblico sotto forma di incentivi per le energie rinnovabili (Cip6) ma non producono nemmeno la metà del calore di una moderna centrale turbogas a ciclo combinato (a Brescia vengono bruciate 800.000 tonnellate di rifiuti per soddisfare circa un terzo del fabbisogno di calore della città ovvero 193.000 abitanti). Quindi, anche sul piano energetico, lo spreco è evidente perché il riciclo ha un vantaggio tre volte maggiore (studio Ambiente Italia e The Environmental & Economic Waste Caused by Incineration). Il punto di partenza è una raccolta differenziata spinta porta a porta ed estesa a tutti i comuni, che renderebbe possibile stabilire una quota fissa di costo per i cittadini. A Capannori (Lu), comune di 46.000 abitanti, dal 2005 è stata potenziata la raccolta porta a porta e in poco tempo si è raggiunto l’82%. I cittadini guadagnano in base a quello che portano all’isola ecologica e solo nel 2010 il Comune ha risparmiato 1.900.000 euro e li ha impiegati in parte per assumere 50 operatori, per sistemare la via dell’acqua – 15 fonti che si traducono in 100.000 bottiglie in tre anni in meno (5 .000 kg di plastica) – e per costruire case popolari con pannelli solari e impianto geotermico, nel pieno rispetto della natura. In provincia di Bergamo, a Montello, è attivo un impianto di compostaggio che trasforma i rifiuti organici in biogas, energia elettrica, termica e in compost (fertilizzante) e che ricicla cinque milioni di bottiglie di plastica al giorno, genera utili e occupa 240 operai mentre il centro di riciclo di Carla Poli a Vedelago (Tv), pluripremiato dall’Unione Europea, rappresenta l’alternativa alle discariche dove i rifiuti marciscono e agli inceneritori che li bruciano avvelenando l’aria. Ogni giorno 100 tonnellate di rifiuti si trasformano in una risorsa e vengono riciclati, rimane uno scarto finale del 3% di rifiuto stabilizzato contro il 30% di scorie dell’inceneritore e le uniche emissioni del centro derivano dal lavoro dei macchinari. San Francisco, che spera di raggiungere la meta Rifiuti Zero entro il 2020, smentisce chi ritiene che il riciclo sia applicabile solo a piccole realtà perché con il solo centro di riciclo Pier 96, il 75% dei rifiuti solidi urbani prodotti ogni anno da 800mila abitanti viene riciclato. Il confronto con il riciclaggio non regge, perché incenerire è pericoloso per l’ambiente e la salute, e comporta enormi sprechi di natura economica ed energetica, mentre la raccolta differenziata e il riciclo assicurano vantaggi economici, energetici e ambientali indiscutibili. È necessario scardinare “il mercato dei rifiuti”, perché le tecnologie attuali consentono di produrre con processi e materiali studiati per il riciclo e permettono di intercettare a valle attraverso i centri di riciclo tutti i materiali. Il rifiuto in natura non esiste, è qualcosa che ci è servito e che può ancora servire, ma che noi percepiamo come scarto, materia che ha terminato la sua funzione e che arbitrariamente e ingiustamente trasformiamo in spazzatura.

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