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L’ottava meraviglia (perduta) neozelandese e il lago di Nemi

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L’ottava meraviglia (perduta) neozelandese e il lago di Nemi

L’ottava meraviglia (perduta) neozelandese e il lago di Nemi
giugno 16
16:35 2017

In un interessante articolo di Giacomo Talignani su la Repubblica del 15 giugno 2017, il riferimento agli studi e ai tentativi di Guido Ucelli negli anni ’30 sul lago di Nemi.

In Nuova Zelanda ritrovata l’ottava meraviglia scomparsa: «Le piscine rosa sono qui». Individuate a 15 metri di profondità le Pink and White Terraces: incastrate tra lago e vulcano, fino al 1886 attirarono migliaia di turisti. Poi una eruzione le cancellò

ROMA. Immaginate enormi piscine di pietra rosa e bianca disegnate con maestria dalla natura, perfettamente rotonde, incastrate fra terrazze infinite di silice da cui scendono le acque termali che cadono nel grande Lago Rotomahana. Dietro, splendenti cascate che sgorgano dalle montagne de il Signore degli anelli. Esistevano, ed erano l’ottava meraviglia del mondo.

Ma le Pink and White Terraces in Nuova Zelanda il 10 giugno del 1886 furono sommerse da lava e detriti del vicino vulcano Tarawera che eruttò uccidendo 150 maori e cancellando quel piccolo paradiso. Perduto per sempre? Non proprio. Quasi 131 anni dopo questo scenario magnifico potrebbe infatti tornare a risplendere. Due ricercatori, Rex Bunn e Sascha Nolden, sono certi di averlo trovato e a Repubblica raccontano: «È sepolto lungo il litorale, a 10-15 metri, da cumuli di cenere solidificata e fango. Dobbiamo solo scavare».

L’affascinante caccia al tesoro naturale delle Pink and White Terraces dura da anni: le terrazze dai colori strabilianti nell’Ottocento attiravano mille turisti europei all’anno e sono un sogno a cui è difficile rinunciare. Così, dopo svariati tentativi, nel 2011 gli scienziati della Geological and nuclear sciences neozelandese, con tecnologie simili a quelle per il ritrovamento del Titanic, annunciarono di averne individuato i resti: una tratta sommersa in fondo al lago. Cinque anni dopo però la smentita: «Con ogni probabilità sono andate distrutte, non sono qui». «Le cercavano nel punto sbagliato, non era quella la giusta latitudine e longitudine» racconta Bunn, uno dei due ricercatori che ora si dicono certi di sapere dove si trovano.

«Nel 2014 ho lavorato nel tentativo di abbassare le acque del lago di 30-40 metri, volevo vederle. Per farlo ho studiato il caso italiano del Lago di Nemi, vulcanico, dove negli anni Trenta Guido Ucelli sperimentò l’uso di idrovore per risucchiare acqua e portare alla luce due grandi navi romane. Ma da noi si presentò un problema”. Un’area magmatica sotto Rotomahana risultava infatti ancora attiva con il rischio di eruzione, i lavori vennero sospesi. Iniziava a sorgere il dubbio che non fossero lì. Bunn era bloccato, finché nel 2015 gli telefonò un bibliofilo, Sascha Nodlen: voleva mostrargli strani diari. Erano gli appunti del geologo e cartografo austro-tedesco Ferdinand von Hochstetter, partito da Trieste con una spedizione italiana. Questi scritti del 1859 «sono straordinariamente precisi e attendibili come mappe». I due incrociano dati e coordinate e pubblicano la loro ricerca sul Journal of the Royal Society of New Zealand : «Le terrazze si trovano sulla costa e non in fondo al lago, sono sepolte da strati di detriti e c’è la possibilità di recuperarne parti intatte». L’ottava meraviglia «non è distrutta per sempre. La probabilità che sia là sotto? Abbiamo prove convincenti della presenza di almeno tre terrazze». Per Bunn, il paradiso non può più attendere. «I lavori partiranno a breve. Le terrazze sono soltanto coperte e una volta recuperate tutti potranno finalmente vederle». (Immagine tratta dall’articolo su Repubblica.it)

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