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Machiavelli, Hillary Clinton e altre cose che ci riguardano

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Machiavelli, Hillary Clinton e altre cose che ci riguardano

Machiavelli, Hillary Clinton e altre cose che ci riguardano
settembre 27
09:40 2016

Machiavelli, Hillary Clinton e altre cose che ci riguardano

In una scena del cartoon statunitense ‘Futurama’ – ambientato in un futuro fantascientifico dai toni satirici –, si vede uno dei protagonisti parlare nientedimeno che con Dio (una voce incorporea che risuona nello spazio, fra i pianeti e le galassie). A un certo punto il Supremo, con il Suo eloquio solenne, conclude il discorso dicendo: « Quando fai le cose per bene, nessuno sospetterà che tu abbia fatto realmente qualcosa » – ovviamente, riferendosi alla Propria opera suprema, e alle critiche che l’umanità spesso e volentieri le rivolge.
Niccolò Machiavelli, verosimilmente, non credeva in Dio. Ma su un piano terreno, credeva sicuramente che qualcosa di superiore al destino d’ogni singolo uomo – in questo caso, la politica – dovesse comunque far “le cose per bene”: ovvero, consentire alla maggioranza degli esseri umani di poter vivere in pace, sicurezza e prosperità. Qualcosa di assai importante; addirittura vitale. Eppure, non c’è stato autore nella storia della Letteratura (a parte forse de Sade) più calunniato di Ser Niccolò… Termini in uso in diverse lingue come ‘machiavellico’ o ‘machiavellismo’ non son certo lusinghieri, essendo perlopiù sinonimi di cinismo, o ambigua scaltrezza. Sinistri simboli di quel genere di riflessione storico-politica secondo cui anche le azioni più controverse sul piano morale, diventano lecite quand’è in gioco la salvezza dello Stato.
«Mariuolo sì, ma profondo» era definito Machiavelli dal manzoniano personaggio di Don Ferrante nei ‘Promessi sposi’. E nella coscienza collettiva, quel “mariuolo” alla fine ha prevalso.
Il punto è che l’utopia – sognare un mondo in cui trionfino la virtù e la giustizia per tutti – non appartiene soltanto ai giovani. Contrariamente a quanto si crede, anche tra chi è avanti cogli anni, è assai raro incontrar qualcuno che non ne abbia conservato un seppur minimo barlume nel profondo dell’animo. Almeno nella parte di mondo in cui ci troviamo, le generazioni vissute negli ultimi cinquant’anni hanno guardato con disappunto non soltanto le guerre (atteggiamento, in effetti, a cui è arduo fare obiezioni), ma anche tutto ciò che avesse a che fare con le armi, gli eserciti, e in generale la difesa d’una nazione. Tuttavia quando Machiavelli, nel suo ‘De Principatibus’ (più noto come ‘Il Principe’, 1513), scrive che « E’ principali fondamenti che abbino tutti li stati … sono le buone legge e le buone arme » [Prin., XII, 1], sembra solo ricordare – a noi del ventunesimo secolo – che anche mentre dormiamo al sicuro nelle nostre città, possiamo farlo perché c’è qualcuno che sorveglia i nostri cieli: velivoli militari che proteggono lo spazio aereo da eventuali incursioni nemiche, o non autorizzate. Perché i nemici e le minacce esterne – ci piaccia o meno – comunque esistono; non occorre esser ‘militaristi’ per appurare tale verità. E anche se non abbiamo più un ‘principe’, ma dei governi democratici, la necessità che vi sia qualcuno a governare i nostri popoli – e a fare, auspicabilmente, ciò che è meglio per essi – è rimasta immutata.
Machiavelli sosteneva anche (come molti già sanno) che chi governa, per far fronte alla suddetta necessità, può anche spingersi a derogare a certe norme prescritte dall’etica comune, pur di conseguire il bene d’uno Stato. Nondimeno, ha commesso un errore chi, pur in buona fede, ha ipotizzato che la riflessione storico-politica del Nostro fosse da ritenersi ormai ‘superata’, con l’avvento delle moderne democrazie liberali.
Pensiamo, per esempio, a questi anni di angoscia diffusa a causa del terrorismo internazionale. E ricordiamoci degli accordi segretamente stipulati, negli anni ’70 del secolo scorso, tra il governo italiano e alcuni esponenti della ‘lotta armata’ palestinese – che in quei decenni organizzava attentati ovunque.
In base a tali accordi (passati alla storia come “lodo Moro”, dal nome del famoso statista democristiano), in cambio della garanzia, da parte dei capi terroristi, di non compiere attentati contro il nostro Paese, si provvedeva a chiudere un occhio su alcune attività da costoro svolte sul suolo italiano, ad esempio il transito d’armi. Ebbene: tutto ciò sarà pur discutibile sul piano morale (difatti, la gente comune nulla ne ha saputo, fino a oggi)… Tuttavia, è un dato di fatto che a partire da quell’accordo l’Italia – Paese situato al centro del Mediterraneo, con nazioni del mondo islamico vicine alle sue coste – per decenni non ha subito attentati arabi sul proprio suolo (con la sola eccezione, purtroppo, di obiettivi ebraici, in quanto ritenuti collegati a Israele).
Nel complesso, dunque, un lavoro fatto “per bene”, se in tal modo s’è riusciti a evitare a molti italiani dei terribili lutti, e sangue sparso tra gente innocente – in un periodo, durante il quale già ‘bastarono’ i lutti inferti dal terrorismo nostrano, rosso o nero che fosse.
Sempre a mo’ di esempio, consideriamo un altro celebre (e inquietante) passaggio del ‘Principe’ [Prin., VII, 8]. Quello in cui si racconta di come il condottiero rinascimentale Cesare Borgia, volendo pacificare la Romagna da lui conquistata, ne avesse affidato il governo a un proprio emissario, tal Ramiro de Lorqua (« uomo crudele ed espedito »), il quale – con metodi risoluti – riuscì nell’intento. Accortosi però che tali maniere spicce avevano attirato su Ramiro anche degli odii, il Borgia, scovato un pretesto, una mattina fece trovare il suo ministro brutalmente ucciso sulla pubblica piazza, « con un pezzo di legno e un coltello sanguinoso a canto ». Insomma… un ‘modus’ diabolico con cui il Potere comunica al popolo: “A esser iniquo non sono io: semmai lo era il mio emissario. Ma ora, come vedete, giustizia è stata fatta!”.
Ebbene, è difficile non cogliere in tutto questo un’analogia con ciò che negli ultimi anni è accaduto in Nordafrica. Qui – in Tunisia, in Egitto, in Libia – il nostro Occidente ha appoggiato e mantenuto al potere, per la durata di decenni, alcuni leader politici non proprio democratici – e nondimeno utili a ‘tenere a bada’ le sacche di integralismo islamico che covano in quei Paesi, non distanti dall’Europa. Dopodiché – quando tutti quei “Ramiro” non gli sono più stati utili, o con la loro corruzione hanno passato il segno – l’Occidente li ha liquidati, lasciandoli in pasto ai loro rispettivi popoli e alle cosiddette Primavere arabe.
Un fatto è certo, comunque: i molti turisti che per anni si son recati in vacanza a Tunisi o Sharm el-Sheikh, raramente si sono chiesti come mai, grazie a cosa quei paesi, pur musulmani, fossero in fondo dei posti tranquilli…
Chiaramente, alle volte, succede anche che questo gioco di far fare il ‘lavoro sporco’ a qualcun altro non vada a buon fine.
È ciò che ha ammesso di recente, con un candore invidiabile, il candidato alla presidenza degli Stati Uniti Hillary Clinton (da anni attiva nella politica del proprio Paese).
Riguardo a quel che sta accadendo nel sanguinoso conflitto in Siria – e al pericolo che rappresenta per tutti noi l’avanzare dell’ISIS –, l’ex first lady ha raccontato di come Washington, in principio, abbia addestrato e foraggiato truppe di ribelli islamici affinché combattessero per far cadere il dittatore Assad. Peccato che, successivamente, la fedeltà di tali ribelli si sia volta – e in grandi numeri – a favore dello stesso ISIS: che è nemico giurato dell’America e dei suoi alleati.
Ecco dunque che ritorniamo a ciò che diceva la ‘voce di Dio’ nel cartone animato satirico ‘Futurama’: « Quando fai le cose per bene, nessuno sospetterà che tu abbia fatto realmente qualcosa ». Ma appunto, quando le fai bene…
Quando invece – specie in politica – si commettono degli errori, ciò può avere conseguenze anche molto gravi sulle genti e gli equilibri dei vari Paesi… E a quel punto lo si nota eccome!
Il resto, è storia di questi ultimi anni.

Edoardo Monti

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