Notizie in Controluce

Madonna del Castagno

Dal libro di Mirco Buffi – “Momenti Monticiani” edito dall’Associazione Culturale Photo Club Controluce

98-EPSN0029Settembre
Se c’è una festa popolare alla quale nessuno vuole mancare, a Monte Compatri, questa è quella in cui si celebra la commemorazione della Madonna del Castagno. Della sua immagine, di ciò che rappresenta per i monticiani, si è scritto tanto, ed anche in questo stesso volume, nel III capitolo, padre Ennio, priore della comunità dei Carmelitani Scalzi dell’Abbazia di San Silvestro, ne fa una esauriente e toccante illustrazione. Cercherò ora, pertanto, di descrivere e dare il significato ai festeggiamenti che vengono effettuati, in suo onore, da oltre un secolo.

È del 1889 la costituzione dell’associazione della Madonna del Castagno con lo scopo di raccogliere i fondi necessari a celebrare ogni anno, l’undici settembre, la festa in questione. Questo fa pensare che i festeggiamenti si effettuassero anche in precedenza e chissà da quando. Tra i promotori e i fondatori dell’Associazione citiamo il sindaco di allora, Giovanni Felici, ricordato ancora oggi come il Primo Cittadino più benefico che abbia avuto Monte Compatri e i cui discendenti hanno sempre proseguito la tradizione iniziata dal loro avo. A portare avanti quel lavoro ora c’è il pronipote, il simpatico e instancabile Fabio, da tutti conosciuto come Giollino (ma non lo chiamate così davanti alla mamma, perché lei si arrabbia), il quale insieme ad un nutrito gruppo di amici: Filippo, Giuseppe, Silvio, Roberto, Stefano, Massimo, Mauro, Enrico, Fausto, Armando, Giancarlo, Emanuele, Cesare e Americo, che purtroppo il destino se l’è portato via il 28 giugno 2002 (ciao Americo, sei nel cuore di ognuno dei tuoi amici) tutti monticiani, mantengono in vita e attivo il Circolo di S. Antonio, che ha assorbito l’associazione della Madonna del Castagno e prosegue la tradizione popolare.

97-EPSN0198La festa oggi dura tre giorni e si conclude la prima domenica di settembre; sporadicamente viene rinviata o anticipata di una settimana se esigenze del convento lo richiedono. La sua antica tradizione fa si che mantenga tuttora quelle caratteristiche proprie della civiltà contadina, sia dal punto di vista divertimento, sia, e soprattutto, da quello di fede. Infatti, inizia il venerdì, con il Triduo di preparazione religiosa, il sabato si svolge la processione, immancabilmente preceduta dalla nostra banda musicale: Corpo Folkloristico Musicale Compatrum. Partenza nel primo pomeriggio dal Duomo e dopo un percorso di poco più di due chilometri, e dopo essere passati davanti alla chiesetta della Madonna del Castagno, dove si rende il dovuto omaggio alla santissima Madre, si arriva alla chiesa di San Silvestro e si partecipa alla celebrazione della Santa Messa. La domenica, infine, è dedicata ad altri atti di fede.

Ma poiché la Madonna del Castagno è venerata, come già detto, per aver aiutato i monticiani in tante occasioni, è ricordata sempre con gioia, è cioè un momento da festeggiare e non solo da celebrare: per cui il modo più naturale, spontaneo, è quello di dare libero sfogo al divertimento. È per questo che nei giorni di sabato e domenica si organizzano giochi e tavolate nelle quali si possono gustare i piatti tipici dei Castelli Romani e dove un bicchiere di vino, di quello buono, non viene rifiutato da nessuno, neanche dagli astemi più incalliti, che si arrendono incondizionatamente quando sentono il profumo di una Romanella appena stappata.

La manifestazione si svolge sul pratone prospiciente il convento, meta, durante tutto l’anno, di amanti di passeggiate e footing; di appassionati di mountain bike; di gitanti domenicali che nella bellezza e sobrietà del sito trovano il luogo ideale per i loro pic nic.

I giochi organizzati sono per tutti, dai più piccoli ai più grandi; si va così dalla pilaccia alla corsa con i sacchi; dal mini golf ad un gigantesco gioco di quelli che si gonfiano per la gioia infinita dei bambini che ogni volta vi perdono litri e litri di sudore. Poi vengono organizzate rappresentazioni sportive, mostre fotografiche, esposizioni pittoriche e di arte in genere, pesche, lotterie, una gara di tiro con l’arco che vede impegnati i borghi del paese, concerti musicali, ed ogni anno viene proposto sempre qualcosa di nuovo.

Ma i momenti più importanti sono tre. Quello più elettrizzante è senz’altro rappresentato dal palo della cuccagna. È incredibile vedere quanta foga mettono i concorrenti, divisi in squadre di cinque elementi, nel tentativo di arrivare ad agguantare il prosciutto e i salumi posti in cima al palo, alto ben 9 metri. Per curiosità diciamo che sul palo vengono cosparsi 10 chili di grasso: arrivare su in cima sembra impossibile, i ragazzi che ci provano dopo uno, due, tre tentativi sono sfiniti, ma la sfida li rende sempre più forti e cercano energie nascoste chissà dove nei loro corpi e soprattutto nel loro orgoglio; finché, complice anche il fatto che il tanto provare e riprovare ha quasi raschiato via del tutto il grasso, qualcuno finalmente riesce, quasi per magia, ad aggrapparsi alla ruota posta in testa al palo e a staccare gli agognati premi.

Secondo momento affollatissimo della festa, è l’ora del mangiare: a pranzo e a cena lo stand gastronomico si riempie all’inverosimile. Pasta e cicerchie, penne all’arrabbiata, rigatoni all’amatriciana, salsicce, trippa e chi più ne ha più ne metta, sono i piatti che vengono serviti, dietro modica spesa, e che vengono divorati come se a mangiare non fossero esseri umani, ma “bestie fameliche” (scusate l’abbinamento, ma l’intendo come aspetto simpatico e non il contrario).

La domenica sera, infine, e purtroppo o finalmente (secondo i punti di vista), a concludere la manifestazione ci sono i fuochi artificiali che, per me, come ho già avuto modo di affermare altre volte in passato, sono tra i più belli che si possono vedere nel circondario, sia per la ricchezza e la qualità dei fuochi stessi, sia per lo scenario intero.

Poi l’ultimo dei tre botti chiude tutto. Un po’ tristemente, un po’ felici per la bella giornata, un po’ infreddoliti, un po’ pensierosi per il lunedì lavorativo, ci si avvia tutti a casa, chi a piedi, chi in auto, ma tanto la velocità è la stessa, tanta è la gente che defluisce.

È il momento per gli organizzatori di stappare l’ultima Romanella: “Allora? Come è andata?”. “La gente si è divertita”. “L’anno prossimo…”

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