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Madonna del Castagno

https://i0.wp.com/www.controluce.it/vecchio/images/stories/Monte_Compatri/monumenti/castagno2.jpg?resize=475%2C356 L’Associazione Culturale Photo Club Controluce sta portando avanti, ormai da anni, una continua ricerca su tutto ciò che riguarda la Storia, il Costume e la Cultura di Monte Compatri. Nel corso di tale lavoro, il presidente Stefano Carli ha recuperato un minuscolo opuscolo del 1892 intitolato “Brevi cenni storici della Miracolosa Immagine di Maria SS. detta del Castagno” scritto da P F Francesco Saverio di S. Giuseppe, stampato a Roma dalla Tipografia Agostiniana e pubblicato in occasione del 25° anniversario della peste che nel 1867 flagellò Monte Compatri. Questa pestilenza, dopo aver arrecato numerosissimi lutti in tutte le famiglie monticiane, cessò improvvisamente, “miracolosamente”, come fu riconosciuto anche dagli scettici del tempo, dopo rinnovate preghiere e invocazioni, per intercessione della Madonna, detta del Castagno. Questo libricino che il Photo Club Controluce ripropone a 105 anni dalla sua pubblicazione è una breve storia della SS.ma Immagine dalle origini al 1892; vi è contenuta, tra l’altro, una ricostruzione del periodo della pestilenza ed è messa in risalto la venerazione che da sempre i monticiani hanno avuto per Lei.

Il Photo Club Controluce a 130 anni dalla succitata pestilenza, certo di far cosa gradita ai cittadini di Monte Compatri, propone la ristampa dell’opuscolo, integrato da quanto scritto sull’argomento in questo secolo da Saturnino Ciuffa nel suo “Montecompatri e i Castelli limitrofi” (1927), da Giuseppe Cia ffei in “Montecompatri profilo storico” (1974) e in ultimo da una descrizione, fatta da Ercole Petrarca, del ciclo pittorico degli affreschi della cappella realizzati dal maestro Lucio Garofalo (1987) con il quale ha collaborato.

Tarquinio Minotti

castagnoFu il Tuscolo una delle più celebri ed antiche città del Lazio, e finchè questo soggiacque all’impero di Roma, tenne essa municipio e diede origine a parecchie illustri famiglie romane, fra le quali si annoverano la Mamilia e la Porzia. Forte per la guarnigione e per le mura resistette ad Annibale, sopravvisse all’impero e si resse co’ propri Conti fino alla fine del secolo undicesimo. Sennonché essendosi Confederata con Federico detto Barbarossa, e separatasi dalla soggezione dei Romani, fu da questi soggiogata e distrutta. Sulla cima di uno dei monti circonvicini al Tuscolo, eravi un tempio dedicato a S. Silvestro papa, il quale, come è fama, spesso si recava su questo monte a confortar, colla divina parola, e amministrazione de’ Sacramenti alcuni primitivi cristiani, che per fuggire le furiose tempeste delle persecuzioni dei tiranni, si erano nascosti dentro le caverne di questo monte. Nella distruzione del Tuscolo, restò distrutto anche questo Tempio. Venuto S.Francesco in Roma e proclamando per ogni dove il suo Istituto si portò anche a Monte Compatri e dimorò, com’è tradizione, in una grotta che tuttora esiste, ov’è al presente il pubblico Campo Santo, e appunto per questo prima di ridursi a tal’ uso era chiamato il Romitorio.

112-EPSN0056Pregato da quei paesani a fondare colà un Convento, scelse per luogo il vicino Monte S. Silvestro. Ed ivi a qualche distanza del primitivo demolito Tempio cioè presso la parte detta comunemente dei cipressi, a ponente, vi eresse una delle sette Custodie con Tempio dedicato al medesimo S. Silvestro ed attigua abitazione. Secondo alcuni storici tal Custodia non fu fondata propriamente dallo stesso S. Francesco, ma da’ suoi compagni per ordine suo. Che debba credersi di ciò, certo si è che per quel tempo che vi dimorarono i suoi religiosi diedero esempi di singolari virtù e santità. Fra gli altri sono ricordati ed encomiati fr. Angelo di Monte Leone, fr. Rinaldo da Rieti, ed un terzo di Parma, a cui qualche storico da il nome di Sante.

Provincia Romana habet septem custodias, così nel codice del Convento D’Aracaeli, foglio 152, locum sanctae Mariae de Aracaeli: locum Montis Compatrum, in quo sancti Patres plures fuerunt, et praeclpue fr. Angelus de Monte Leone et fr. Raynaldus de partibus Reatinis, qui cum multisaliis in eodern loco quiescunt: e nel libro delle conformità di S.Francesco al foglio 77 si legge: In Monte Compatrum jacet sancti Patres, videl: fr. Angelus de Monte Leone pauperrimus et despectus….., sanctus fr. Raynaldus de partibus Raatinis vir perfectionis et sanctitalis….., et quidam sanctus de Parma, qui quali esset meriti apud Deum ostendit Salvator…

111-EPSN00441Ci è ignota come la causa così l’epoca precisa dell’avere lasciato i figli del serafico d’Assisi questo luogo; ma per la loro partenza passando il Tempio e l’attiguo convento in dominio di vari signori, col succedersi venne in possesso degli Annibaldi della Molara che nel 1448 ne fecero dono ai canonici regolari Lateranensi.

Di essi ci vien riferito che trovando abbastanza piccola la Chiesa per l’esercizio del loro Ministero non che il Convento per il numero dei religiosi, si rivolsero all’Imperiale Colonna consorte del principe di Salerno, prefettessa di Roma e Signora di Monte Compatri ed ottennero in dono dalla medesima due rubbia di terreno e così ampliarono Chiesa e Convento; anzi, abbandonando il Convento e Chiesa de’ francescani, eressero di nuovo l’uno e l’altra più oltre la cima del Monte sull’antico posto e nell’area occupata presentemente, però circa un secolo dopo, cioè nell’ anno 1532, essendo stato fatto vescovo di Alba sul Tanaro il celebre P. Marco Girolamo Vida, ch’era Priore e amministratore perpetuo di quel Monastero, fu rassegnato quel luogo, trasferendosi altrove i religiosi, alla S. Sede; che tennelo con titolo di Commenda e di Abbazia e lo passò a vari prelati e porporati di S.Chiesa, i quali ristaurarono e abbellirono il tempio e vi fabbricavano per loro diporto un magnifico palazzo. Troviamo scritto che la fel. mem. di Paolo III della casa Farnese, quasi in ogni estate qua veniva a passare alcun tempo, dimorando nel detto palazzo e celebrando nella Chiesa di S. Silvestro.

I paesani di Monte Compatri nelle loro feste che celebravano, quando facevano il giuoco delle corse, doveano cominciarle dalla Forcella e terminare al palazzo di S.Silvestro, ove il Papa dalle finestre di detto palazzo stava con piacere a rimirarle. In questo palazzo esistevano due lapidi, una del Card. Umberto Gambara che lo fabbricò, ed un’altra del Card. Pisano, nobile Veneziano, che ornò la fabbrica. Queste due lapidi non esistono più e nemmeno l’altra che lo stesso Card. Gambara fece scolpire in memoria della dimora fatta in questo palazzo dal ricordato Paolo III.

Per la morte del Card. Gian-Francesco Gambara, nipote del lodato card. Umberto Gambara, che avea avuto in commenda la detta chiesa col palazzo di S.Silvestro, per ordine del Sommo Pontefice SistoV, fu conferita al Card. Innico d’ Aragona, sostituito il titolo di Abbazia a quello di Commenda, come consta dalla Bolla Pontificia emanata nel 1588. E il suddetto Card. d’Aragona vi prese possesso nel 1588; ma poco dopo, essendo passato agli eterni riposi, l’Abbazia suddetta fu da ultimo ceduta al suo nipote Mons. D. Tommaso d’Avalos.

Desiderando il N. Ven. P. Pietro della Madre di Dio, Commissario apostolico per l’erezione della nuova Congregazione dei Carmelitani Scalzi in Italia, ai tre Conventi già fondati e decentemente stabiliti in Genova, in Roma, in Napoli di erigerne un’altro, che però fosse affatto separato dai secolari e libero da ogni strepito di mondo, affinché i suoi religiosi si potessero ritirare fra l’anno per attendere a se soli e a Dio; e manifestando questo suo desiderio con il cardinal Baronio, di cui era amicissimo, questo gli suggerì il Monte S.Silvestro al Tuscolo, ove evvi una Chiesa dedicata al medesimo Santo Pontefice, e una abitazione capace con vigna e selva, luogo ameno e acconcissimo per meditare, raccogliersi ed elevare la mente e il cuore a Dio, “assicurandolo che facilmente l’avrebbe potuto ottenere, essendone l’attuale possessore un nobilissimo piissimo prelato della Famiglia degli Avalos”. E difatti colla mediazione ancora di esso Cardinale, Mons D.Tommaso, inteso il santo fine della dimanda, si mostrò pienamente soddisfatto e inclinato a privarsi di quel luogo di diporto per far ricreare nello spirito i servi del signore. Pertanto esso stesso supplicò il Sommo Pontefice, affinché si degnasse colla sua autorità apostolica di confermare la fatta cessione in favore dei Carmelitani Scalzi: e l’anno 1603, dodicesimo nel pontificato di Clemente VIII ai 18 di dicembre, ne fu spedita la Bolla che incomincia: Inter curas multiplices etc. Sua Santità ordinò quindi al medesimo Ill.mo Mons. Tommaso d’Avalos di passare il possesso dell’Abbazia suddetta al Ven. P. Pietro della Madre di Dio. Il che eseguì personalmente ai 20 di Febbraio del 1604, consegnando al medesimo ancora tutti i mobili tanto della Casa che della Sacrestia. Il E Pietro aduuque prese possesso di S. Silvestro in nome del nostro Sant’Ordine per gli atti di Pier Paolo Ennio Romano notaio pubblico, e vi celebrò la santa Messa, e vi fece pubblicare dal suddetto notaio la Bolla Pontificia in italiano al popolo; e nell’anno medesimo ai 23 maggio giorno di Domenica, fu pubblicata inter missarum solenznia nella chiesa di Santa Maria dell’Assunta in Monte Compatri, come ancora nella Domenica seguente nella Cattedrale di Frascati. Accomodato poi il palazzo in monastica abitazione, l’anno seguente 1605 ai 17 di aprile, in cui cadea la domenica in Albis, ed aperta al pubblico la chiesa e posto il SS. Sacramento, il suddetto P. Pietro della Madre di Dio assegnò la Comunità religiosa, che doveva in quel nuovo Convento giorno e notte servire il signore, sotto il regime e la cura del P. Alberto del SS. Sacramento da poco eletto all’ufficio del Priore. In questo modo i Carmelitani Scalzi vennero ad abitare il Convento di S.Silvestro al Tuscolo, che poi fu restaurato nel 1660, quando fu fabbricata dai medesimi la presente Chiesa di S.Silvestro, e fatta più grande per essere l’antica insufficiente al concorso dei popoli. A memoria di che fu coniata una medaglia nel cui dritto in mezzo busto presentasi in abiti pontificali S.Silvestro Papa, coll’iscrizione intorno:

S.SILVESTRO. P. DICAT. ECCLESIAM. CARM. EXC.

B. MARIAE V. MDCLX.

e nel rovescio il Cardinale di Frascati in mozzetta coll’iscrizione intorno:

ANTONIUS BARberinus S. R. E. CARdinalis CAMerarius EP1scopus

TUSculanus REGIS GALLiae Magnus ELEEMosinarius

E’ ignoto il luogo preciso ove fosse l’antica Chiesa, ma sembra che occupasse la sacrestia e l’attigua sala; quella sala in cui si trattenne il Sommo pontefice Pio IX di venerata memoria, quando nel 1865 si degnò visitare questo Convento. Leggesi sulla porta di detta sala:

QVOD

PIVS. IX. PONT. MAX.

PRID. ID. AVG. MDCCCLXV.

HAS. AEDES

PRAESENTIA. MAIESTATIS. IMPLEVERIT

FF. CARMELITAE. EXC.

GESTENTIS. GRATI. QVE. ANIMI

MONUMENTUM

 

Origine della Madonna del Castagno

Nell’interno del palazzo fabbricato dal Cardinale Gambara, esisteva, per comodo dei Papi che venivano a passare l’estate, e dei Porporati e Prelati

di Santa Chiesa, a cui apparteneva la Commenda, un divoto e ben decorato Oratorio dedicato alla SS. Vergine, rappresentata col Divino Infante nelle braccia. Questa immagine èdipinta sopra una tavola di legno dell’altezza circa di un palmo e mezzo, e larga uno. Non si sa precisamente chi ve la pose, ma probabilmente vi fu posta dal medesimo Cardinal Gambara. Questo domestico Oratorio era accessibile anche agli estranei; e i buoni compatresi salendo a visitare la Chiesa di S.Silvestro, passavano quindi a salutare ed ossequiare la detta Immagine di Maria Santissima. E siccome la madre di Dio ha sempre gradito e beneficiato chi la onora e la prega, così molto compiacquesi della divozione verso di lei del popolo di Monte Compatri, e in segno di tal gradimento cominciò a fare grazie ed anche aperti miracoli, e specialmente se invocata per la liberazione degli ossessi o ammaliati dal Demonio.

Per tal prodigi la Madonna dell’Oratorio del palazzo si acquistò il nome di miracolosa: il che fu motivo che crescesse sempre più la pietà e venerazione verso di essa ed i fedeli accorressero frequenti per impetrare quelle grazie di che avean bisogno.

Ma entrati in possesso di S.Silvestro nell’anno 1605 i Carmelitani Scalzi, ed avendo dovuto porre nell’abitato la clausura giusta i decreti Apostolici, rimase interdetto l’ingresso degli estranei al detto Oratorio. I compatresi e quanti erano stati graziati dalla Vergine, benchè con allegrezza ricevessero i religiosi, non poterono pero a meno di sentire altamente questa privazione di visitare la celeste loro benefattrice. Ne mossero quindi vive e pie doglianze presso quei religiosi, i quali trovando giusto il lamento trasportarono il quadro dell’Immagine di Maria Santissima sopra un albero del viale detto di poi della contemplazione. Però la frequenza dei visitatori, il rumore, i gridi che facean nel chiedere le grazie alla Vergine Sacrosanta, e si dopo averle ricevute, essendo di non poco disturbo al severo silenzio de’ Carmelitani Scalzi, mossero i medesimi ad allontanarla ancora più dal Convento e porla nel confine della clausura sopra il tronco di un grosso albero di castagno, dove con maggior compito dei concorrenti e senza l’inconveniente accennato potea venerarsi: e da quest’albero e da quel giorno l’Immagine prese il titolo o aggiunto del Castagno.Quindi di poi affinché i divoti della Vergine avesser più agio di trattenersi innanzi la miracolosa Immagine, fu costruito intorno al detto albero un riparo od una cappella in legname ed ancora un altare per poter-vi celebrare il divin sacrificio. Ma non andò guari che coll’elargizioni raccolte si potessero sostituire alle pareti di legno quelle ben salde di muro ed erigere infine una stabile e capace cappella con accesso per i religiosi dalla clausura e per gli estranei dalla porta che guarda la pubblica via. E questa cappella è quella che tuttora si vede con altare marmoreo, sopra del quale per una grande apertura semicircolare spicca nel bel mezzo e sopra l’albero di castagno la portentosa immagine di Maria Santissima. Il signor Lorenzo Ciuffa, divotissimo della Madonna del Castagno, la dotò nel 1796 di un fondo fruttifero, affinché ardesse continuamente innanzi all’augusta Signora una lampada e vi si celebrasse nei Mercoledì di tutto l’anno il divin sacrificio, come si raccoglie dalla lapide che tuttora esiste, e leggesi a lato sinistro nell’interno della detta cappella, e dice così:

D.O.M.

ANTE HANC BEATISSIMAE VIRGINIS ICONEM

VT QVOTIDIE LAMPAS PERPETVO ARDEAT

ET QVAELIBET FERIA QVARTA TOTIVS

ANNI MISSA PERPETVO CELEBRETVR, D.

LAVRENTIS CIVFFA MONTIS COMPATRVM

VOLVIT ASSIGNATO FVNDO, ET ONERE

ASSVMTO A RR. PATRIBVS DISCALCEATIS

HVJVS CAPPELLAE PATRONI, VT LATIVS

CONSTAT EX INSTRUMENTIS D. FRANCISCI

GRILLI NOT. TVSCVLI DIE 23 JAN. 1796

ET MAJI 1797 NE HVIVS MEMORIA EXCIDAT

P.M.P.

Questo fondo fruttifero però più non esiste perché fu disgraziatamente ed ingiustamente indemaniato a tempo di Napoleone I. Tuttavia i devoti e graziati dalla Vergine non lasciarono di somministrare dell’olio e del danaro per la lampada suddetta, di far celebrare delle Messe all’Altare della S.Cappella, di adornar questa con spontanee largizioni; e per dirne, nel 1867 il signor Nicola Romanelli vi fece fare il pavimento di marmo, e nel 1881 il signor Giovanni Ciuffa la fece guarnire di pitture e decorazioni. In queste occasioni, ed a memoria ancora della segnalatissima grazia ottenuta dalla popolazione di Monte Cornpatri nel 1867, di cui a suo luogo parleremo, vi furono poste due lapidi, l’una situata alla destra parete dell’altare, e l’altra sopra la porta d’ingresso, e sono le seguenti.

La prima dice così:

NEL GIORNO 8 SETTEMBRE 1867

INFIERENDO L’ASIATICO MORBO

QUESTA PRODIGIOSA IMMAGINE DI MARIA SS.

FU CON SOLENNE SUPPLICAZIONE

TRASPORTATA ALLA CHIESA DI S. SILVESTRO

ED ESPOSTA ALLA VENERAZIONE DEI FEDELI

A SUA POTENTISSIMA INTERCESSIONE

CESSO’ L’OSTINATO MALORE

NICOLA ROMANELLI

AVANTI A QUESTA IMMAGINE SS.

ELESSE PER SE E PE’ SUOI IL SEPOLCRO

ED ORNO’ QUESTA S.CAPPELLA

CON MARMOREO PAVIMENTO

La seconda dice così:

MARIAE

VIRGINIS DEI MATRIS

OMNI AETATEA CIVIBVS MONTIS COMPATRUM CVLTAE

CIVIVM SEMPER MISERETAE AERVMNAS

AEDES

AD NOVVM DECVS REVOCATA EST

PIETATEIOHANNIS LUDOVICI F. CIUFFAE

ANNO MDCCCLXXXI

CARMELITAE THERESIANI

HAEC MARMORI COMMENDARVNT

Di alcuni insigni e venerandi personaggi che visitarono la miracolosa Madonna del Castagno; e delle Indulgenze e privilegi concessi dai Sommi Pontefici.

Prima di entrare a parlare della venerazione e pietà che dimostrarono verso questo Santuario di Maria SS. parecchi e insigni e venerandi personaggi, anche di remote regioni; non è a passar sotto silenzio quanto ci viene riportato nel c. 45 de/libro III della Storia generale del N. Ordine sotto gli anni 1605 – 1610 ad ulteriore manifestazione di quella tenera divozione che professarono e professano i devoti compatresi. Oltre agli atti interni ed esterni di virtù e mortificazione a loro solo palesi, co’ i quali si studiava d’ossequiare la Vergine SS. del Castagno; solevano taluni, uomini e donne, dedicarsi alla medesima con modi di penitenza, i quali insinuavano nei riguadanti non poca compunzione.

Fra gli atti, che esercitavano all’avvicinarsi della Festa di Lei, è ricordato quello di portare al collo un pesante sasso per tanti giorni, secondo che aveano a Essa promesso. In tal tempo si astenevano da ogni giuoco e conversazione e conducevano una vita piuttosto solitaria ed assai sobria. Terminati poi i giorni stabiliti di un atto si umiliante e penitente con quel senso di tenerezza, che mai potessero, venivano a gettarsi a piedi di Maria SS. del Castagno e togliendosi dal collo il sasso lo depositavano innanzi alla portentosa di Lei Immagine, o l’appendevano al suo albero.

Ma un tal modo di pubblica umiliazione, che narra lo storico esercitassero ed anche comunemente e frequentemente i divoti di Maria per esibirle una prova della loro fiducia, del loro affetto, andò con l’andar del tempo in disuso, ossia, a dir vero, si sostituì e cambiò in altri ossequi meno patenti, e forse più graditi alla Vergine. E ciò con saggio consiglio per non dare motivo ed ansa all’empia incredulità, che a’ giorni nostri va potentemente crescendo, di screditare, di deridere, di osteggiare quanto v’è di più santo e di più equo nella religione; ben potendo per altra via, come sappiamo, prestare a Dio, alla Vergine, ai SS. onore e servitù, nello spirito e nella verità. E questo spirito e questa verità, che animano la pietà e la fede de’ buoni compatresi son dessi che accrescono a cento doppi nei loro cuori quella ben radicata divozione che hanno inverso l’augusta Signora. E questo spirito e questa verità, mosse insigni e venerandi personaggi anche di remote regioni a venire essi pure a codesto Santuario di Maria per contestare la loro venerazione, fiducia e pietà. Per nulla dire dei nostri più illustri Padri e Superiori che ritirandosi di quando in quando in questo Convento di S. Silvestro diedero bene a divedere quanto si fossero affezionati a questa gran Madre del bell’amore. E’ riferito che il Ven. P. Giovanni di Gesù M. già preposito generale dell’Ordine, il cui corpo incorrotto in urna ben guadata conservasi a dritta del coro inferiore di questa Chiesa, trattenevasi spesso in orazione innanzi la miracolosa Immagine e vi celebrò più volte il divin sacrificio. Il Ven. P. Domenico di Gesù e Maria, compagno del suddetto P. Giovanni, pur egli passava le molte ore innanzi a questa cara Immagine ogni qual volta aveva occasione di venire in S.Silvestro. Il Ven. P. Pietro della Madre di Dio che fondò, come vedemmo, questo Convento, parimenti n’era divotissimo e tutti que primi religiosi che vennero ad abitare questo luogo presero sempre parte alla divozione dei paesani e li eccitavano sempre più e coll’esempio e colle parole.

Ben si sà, secondo l’attestazione del Baronio e delle memorie dell’Ordine, qualmente il marchese deVillenas, ambasciatore di Spagna si portò quì a supplicare Maria SS. del Castagno per disporre l’anima ed il cuore all’incarico addossatogli di Vicerè delle Sicilie. Oltre molti Prelati, Vescovi, Cardinali, illustrarono di preziose visite il Santuario di Maria, non pochi Sommi Pontefici e Paolo III, come si disse, e Clemente VIII, e Paolo V, e Urbano VIII, ed Alessandro VII, ed altri. Ogni anno poi, sia nell’occasione della Festa della Madonna del Castagno, che si celebra per otto giorni, sia nell’estate specialmente, esimii personaggi tanto ecclesiastici che secolari, religiosi, collegiali e forastieri di ogni condizione, vengono continuamente a visitare la miracolosa Immagine, e molti ne partono ringraziando la Vergine per le grazie ricevute. Venendo a parlare delle indulgenze e dei privilegi di che i Sommi Pontefici decorarono questa miracolosa Immagine, Paolo V concesse 40 giorni d’indulgenza ai fedeli ogni qual volta la visitassero divotamente. La quale indulgenza fu poi confermata dal fel.mem. di Urbano VIII quando questo Sommo Pontefice si degnò venire a visitare questo nostro Convento di S.Silvestro, come apparisce da un Decreto che si conserva nel nostro Archivio, e dalla seguente lapide esistente sul limite esterno del frontespizio della S.Cappella, espressa in tali termini:

INDULGENZA

DI QUARANTA GIORNI CONCESSA DA PAPA

PAOLO V E CONFERMATA DA

URBANO VIII A TUTTI I FEDELI

DELL’UNO E L’ALTRO SESSO PER OGNI VOLTA

CHE VISITERANNO QUESTA

SACRA IMMAGINE DELLA SANTISSIMA

VERGINE DEL CASTAGNO

Il medesimo Paolo V ad istanza del Card. Capponi, mentre era in Mondragone, ernanò una Bolla, nella quale concesse l’immunità in perpetuo duratura ai PP. Carmelitani Scalzi di S.Silvestro da qualsiasi visita Apostolica o Diocesana, come consta dalla medesima Bolla che si conserva nell’Archivio di questo Convento; quale immunità si estende ancora alla Cappella della Madonna del Castagno, come appartenente al medesimo Convento. Anche il Sommo Pontefice Pio IX, che nell’anno 1865 si degnò venire in S.Silvestro a visitare la Madonna del Castagno, concesse 300 giorni d’indulgenza in perpetuo a chiunque visitasse detta Santissima Vergine nella cappella e di più indulgenza plenaria nelle festività principali della Beatissima Vergine Maria, come rilevasi dalla lapide a perpetua memoria posta sopra il medesimo limitare eterno della S.Cappella, ed è la seguente:

PIO PAPA IX PONT. MASS.

A CHIUNQUE VISITERA’ DIVOTAMENTE

LA SS. VERGINE MARIA

IN QUESTA CAPPELLA DEL CASTAGNO

CONCESSE IN PERPETUO

INDULGENZA DI 300 GIORNI

E NELLE FESTIVITA’

DELLA PURIFICAZIONE, ANNUNZIATA, ASSUNTA

IMMACOLATA CONCEZIONE, NATIVITA’

E DEL SS.NOME DI MARIA

PREMESSE LA CONFESSIONE E COMUNIONE

INDULGENZA PLENARIA

Da ultimo il regnante Sommo Pontefice Leone XIII volle accordare dei privilegi e delle indulgenze a questa S. Cappella, cioè che ogni sacerdote secolare o regolare che celebrerà la Messa all’altare della Madonna del Castagno per l’anima di qualche fedele defunto, questa consegua per i meriti di Nostro Signore Gesù Cristo, della Beata Vergine Maria Immacolata e di tutti i SS. a lei applicati la liberazione dalle pene del Purgatorio, se ivi ritrovasi e così a Dio piaccia.

(Ex Decreto pontificio sub. die XXI junii 1892). Ricorrendo in quest’anno 1892 il vigesimo quinto anniversario dalla liberazione del morbo asiatico ottenuta nel 1867 dalla popolazione di Monte Compatri per intercessione della medesima Madonna del Castagno, la stessa S.S. concede indulgenza plenaria e remissione di tutti i peccati a coloro che confessati e comunicati visiteranno l’Immagine suddetta della Madonna del Castagno, esposta nella Chiesa di S.Silvestro, cominciando dal 14 agosto fino a tutto l’il di settembre, in un giorno a libera scelta, purchè preghino per la concordia dei principi cristiani, l’estirpazione dell’eresie, la conversione dei peccatori, e per l’esaltazione della S.Madre Chiesa. Di più concede cento giorni d’indulgenza ogni volta a tutti coloro che con cuore contrito visiteranno come sopra la suddetta Chiesa e l’Immagine ivi esposta. Tanto l’indulgenza plenaria, che le singole altre indulgenze sono applicabili alle anime sante del Purgatorio.

Di alcuni furti fatti nella S. Cappella della Madonna

Ricca era un tempo la Cappella della Madonna del Castagno di voti, ori, gemme, pietre preziose, tutti segni della più alta gratitudine, offerti dai devoti e dai graziati, alla Vergine SS. Ora pero chi vi entra la vede poco men che priva di questi oggetti, che innumerabili verano colà appesi. Jiempietà che ogni giorno più và crescendo nel mondo, giunse pure a mettere le mani sacrileghe anche su questi sacri oggetti, dedicati alla Regina del cielo. Più volte fu derubata la S. Cappella, e quantunque benigna e pietosa soffrì la Vergine le mani rapaci dei sacrileghi; pur tuttavia volle alcuna volta miracolosamente mostrare il suo alto sdegno contro i profanatori delle cose sante, come avvenne ad un ladro, che avendo di notte tempo tolti e staccati i voti, e gli altri preziosi oggetti, e radunateli tutti in sull’altare, per fame un sol fardello, e così portarli via; per quanto si sforzasse non gli fu possibile allontanarsi, e camminare oltre il circuito dell’altare, sentendosì colà trattenuto da forza superiore; onde la mattina preso dalla giustizia fu severamente punito. Per tal modo furono salvati e rimessi i voti, gioie ed oggetti preziosi al suo luogo. Ma se Iddio, in tal occasione punì quel profanatore, altre volte, pei suoi giustissimi fini, che a noi ora non ci èdato conoscere, permise che la sua madre fosse spogliata e derubata; come accadde l’anno 1887 nella notte dal 21 al 22 d’ottobre, in cui i ladri scassinando e rompendo una ferrata delle due piccole finestre situate al frontespizio della Cappella, poterono entrare di notte tempo, ed uscirne incolumi portando via tutti i voti, ori, gemme preziose, e perfino la corona che adornava il capo dell’Immagine della Madonna e del S.Bambino.

Pel che bisognò rinforzare la porta e munire le dette finestre di doppia ferrata, e di sportelli di ferro, ma che giova tutto questo contro la crescente astuta empietà? Gli antichi cristiani non avcan bisogno di serrare i tesori offerti al Signore, perché l’unanime fede e pietà, servivano loro più di qualunque forte chiavistello; ma per certi moderni cristiani, che appunto di cristiani hanno il solo nome, le più forti serrature a nulla giovano; poichè essi non potendo alcuna volta usare la forza, mettono in esercizio tutta la loro diabolica astuzia per riuscire all’empio disegno. Tutto il paese di Monte Compatri esecrò sempre nelle diverse occasioni, che fu derubata la 8. Cappella, il sacrilego attentato, e specialmente nel rubamento fatto nel 1887, in che volle addimostrare in special modo la sua venerazione verso la Madonna del Castagno, riadornando la Vergine di oggetti e di voti. Pur tuttavia noi dobbiamo su ciò piangere, mi si conceda il paragone, come piangevano i seniori degli Ebrei della ristaurazione fatta del tempio di Gerusalemmme a tempo de’ Maccabei, pensando quanto il nuovo tempio fosse diverso e povero da quell’ antico fatto da Salomone; poichè nella S.Cappella verano oggetti e pietre preziose di gran valore, e fin quì non paragonabili a quelle di molto inferiori, che ora si veggono. A rendere però in qualche modo un’onorevole ammenda allo sfregio ed oltraggio alla Vergine arrecato, fu celebrato un solenne triduo nella Chiesa di S.Silvestro nei giorni 10, 11 e 12 del novembre 1877 con messa cantata, comunione generale, analoghe preghiere, discorso di circostanza, Inno Ambrosiano, e benedizione col SS. In tale occasione Sua Santità Leone XIII accordò l’indulgenza di sette anni e di altrettante quarantene per ciascun giorno del Triduo e la Plenaria nell’ultimo giorno a tutti fedeli che confessati e comunicati avessero fatto qualche preghiera nella detta Chiesa di S.Silvestro secondo la sua intenzione.

Delle grazie e miracoli operati dalla SS.Vergine del Castagno

Fin da quando l’Immagine della Madonna del Castagno si venerava nell’Oratorio del palazzo del Card. Gambara, la Vergine si degnò fare molte grazie e miracoli, liberando specialmente, come abbiamo notato, gli ammaliati, e gli ossessi dal Demonio. Ma molte più grazie Ella fece quando fu rimossa per i Padri Carmelitani Scalzi da quel luogo recondito del palazzo, ed esposta alla pubblica venerazione sopra un albero nel viale della Contemplazione; poichè, come abbiamo accennato, quei religiosi furono costretti ad allontanare la Santa Immagine dal Convento pel disturbo che ne aveano dalle genti, che venivano quotidianamente a visitare la Vergine, e ad alta voce e con grida la pregavano a far loro grazia. Posta finalmente sull’albero del Castagno, sembrò che Maria avesse colà innalzato trono di beneficenza. Imperocchè qualsiasi grazia, che i devoti con fiducia domandavano alla loro Benefattrice, Maria graziosa-mente concedeva loro. Innumerabili quindi furono le grazie e i miracoli operati da questa portentosa Immagine del Castagno. Tutti questi miracoli e grazie venivano scritti in un libro apposito che si conservava nell’Archivio del Convento di S.Silvestro, ma disgraziatamente questo libro è andato perduto. Non ci è possibile adunque raccontarli, come avremmo desiderato; contuttociò ne noteremo alcuni pochi, che ci sono stati raccontati da alcuni che ne furono testimoni e da altri che si deducono dalle tabelle votive, che tuttora esistono appese nella S.Cappella. Fra gli altri è celebre il miracolo avvenuto ad un povero vetturale, che sventuratamente cadendo dal cocchio, gli passò sopra la testa una ruota, e all’invocazione che egli fece della Madonna del Castagno, si alzò sano e salvo senza alcuna lesione.

Fra gli oggetti che si trovano nella S.Cappella, vi si scorgono pure diversi fucili, schioppi, e pistole rotte e trovano nella S.Cappella, vi si scorgono pure diversi fucili, schioppi, e pistole rotte e sconquassate, e per intercessione della Vergine furono liberati da certa morte quei che li adoperarono poichè nello spararli, si fracassarono loro nelle mani, o sparati contro di essi non li colsero, o non presero fuoco. Vi si trovano pure due stampelle, ed è fama che appartenessero ad un certo storpio, il quale devotissimo della Madonna del Castagno veniva ogni giorno a visitarla, e a pregarla di fargli la grazia di raddrizzarlo; ed un bel giorno che con più fervore La pregò, si sentì tutto libero e risanato in tal guisa che lasciate sul limitare della 8. Cappella le due stampelle tutto giubilante e festoso se ne tornò alla propria casa. Si ammirano ancora in un quadretto di data non lontana, dei lacci, delle furcinelle, dei chiodi, che ricordano qualmente una giovinetta di Monte Compatri dopo molte contorsioni, svenimenti, stravaganze, infine per intercessione di Maria SS. del Castagno potè espellere dallo stomaco e senza lesione di sorta gettare dalla bocca: argomento non indubbio di qualche diabolico maleficio per un pomo da lei mangiato. Ma una delle grazie più strepitose che fece la Madonna del Castagno fu quella fatta nel 1867 a favore di tutto intiero il paese di Monte Compatri e che ci piace narrare un poco diffusamente. Il morbo asiatico invaso avea gran parte dell’Europa, dell’Italia e fieramente inveiva specialmente in Roma e in Albano Laziale, in cui fra le moltissime vittime, vittima del morbo e di carità cadde quel degnissimo ed illustre Porporato di S.Chiesa, l’Eminentissimo Card. Altieri Vescovo di Albano; e sui primi d’agosto anche Monte Compatri sperimentò i luttuosi effetti di questo terribile malore, il colera.

Non si può nel vero suo essere descrivere l’orrore, la costernazione, l’avvilimento, il silenzio malinconico che sovrappreso avea gli abitanti nel vedere la morte che s’aggirava inesorabile per le case, e mieteva la vita de’ loro cari. Il cielo fatto di bronzo ne accresceva la desolazione e lo spavento. Ma nella moltitudine de’ mali che l’affligea, la popolazione volgea il guardo fidente a Colei, che Madre si appella di misericordia, e che all’ombra di quella pianta del Castagno, ove come sopra un trono di pietà siede Regina, è collocata e sta ivi a difesa dei paese. Ma l’angusta Cappella non potendo soddisfare alla divozione de’ numerosi fedeli, che supplichevoli vi accorrevano; fu divisato dal R.P Eustachio Maria di S. Giuseppe, allora superiore del Convento, di trasportare con divota processione l’Immagine di Maria SS. dalla Cappella del Castagno alla Chiesa di S.Silvestro. Parata sontuosamente a festa tutta la Chiesa e con corone di lampadari, fu stabilito il giorno 8 settembre, sacro al Nascimento della SS. Vergine, per la solenne traslazione. Radunatisi pertanto in detto giorno verso le cinque pomeridiane i principali possidenti del paese, in numero di oltre sessanta, nella sagrestia di S.Silvestro, e vestiti colla divisa della Confraternita del SS.Sacramento, convenuto tutto il clero del paese, e indossati dal signor Arciprete D. Giuseppe D’Antonio gli abiti sacri, assistito da ministro in tonacelle, mosse con devoto raccoglimento la processione dalla Chiesa di S.Silvestro alla Santa Cappella coll’ordine seguente: precedevano due tamburi, poi le Confraternite del SS. Sacramento, il concerto municipale, la Croce in mezzo a due accoliti, il clero secolare, i religiosi di S.Silvestro, e finalmente il celebrante co’ ministri seguito da un immenso popoio accorso alla solenne traslazione.

Giunti alla S. Cappella ed incensata l’Immagine SS., che già era stata collocata sull’altare in apposita macchina, ed intuonato l’inno “Ave Maria Stella” suonarono tutte le campane si del Convento come del paese, al suono delle quali si unirono quelle di Rocca Priora e di Monte Porzio, e quindi tra lo sparo e prolungate salve di mortari, e sinfonie del concerto, si mosse con bell’ordine la processione dalla Cappella. Il popolo commosso dalla pietosa cerimonia ad una voce incominciò a gridare: “Grazia, o Maria; fateci la grazia, Madonna SS. del Castagno, fateci la grazia” e Maria dal Cielo volgeva uno sguardo benigno sopra quel devotissimo popolo. Uscita la processione dalla S.Cappella giunse a quella del SS.Crocifisso, innanzi alla quale era stato preparato un arco trionfale con sotto un’altare, ove venne posata la macchina della venerata Immagine, ed ivi recitate analoghe preghiere si benedisse con essa il paese. Quindi ritornando la processione per la medesima via giunse alla Chiesa di S.Silvestro, ove collocata l’Immagine SS. di Maria nel mezzo di una raggiera sull’altare maggiore, ivi si lasciò alla pubblica venerazione per quindici giorni. Il Mercoledì seguente un buon numero di giovinette di Monte Compatri bianco-vestite, accompagnate dal sig. Arciprete venne processionalmente a visitare la 8. Immagine, ed ascoltata la Messa, si accostò alla sacra mensa. La sera poi del medesimo giorno si diede principio ad un solenne Triduo coll’esposizione del Venerabile; in quel giorno medesimo si portò ancora processionalmente cantando le litanie dei santi, e ad assistere alla funzione la Confraternita della SS.Concezione, e poscia intonato il Rosario fece ritorno alla Chiesa del paese, seguita da numeroso popolo, ch’era venuto in S.Silvestro a supplicare la SS. Vergine per ottenere la grazia della liberazione dal colera. Nel secondo giorno del Triduo si portò parimenti processionalmente la Confraternita del SS.Sacramento, e nel terzo giorno quella del Caravita.

Nella vigilia poi del SS. nome di Maria venne il Clero processionalmente, e all’ora stabilita furono intonati dal sig. Arciprete i primi Vesperi. Nella festa del SS. Nome di Maria (15 settembre) alla mattina si cantò la Messa solenne, accostandosi gran numero di popoio a ricevere la SS. Comunione. Nel pomeriggio cantati i secondi Vesperi, il predetto sig. Arciprete eccitò il popolo con fervente discorso a ricorrere a Maria per calmare l’ira del Divin suo figlio, e finalmente fu impartita la Benedizione col SS. Sacramento. In tutto poi l’ottavario seguente, cantata ogni mattina la Messa, e alla sera le Litanie Lauretane, si terminò colla Benedizione della Reliquia della Madonna. In tutto questo ottavario era commovente il vedere questa buona popolazione di giorno e di notte portarsi a visitare la S.Immagine, e molti a’ piedi scalzi dalla piazza dei prati salivano a S.Silvestro, ed altri venivano in ginocchio dal principio della salita fino a questa Chiesa. In tutte le notti altro non si sentivano che pie riunioni di persone, che recitando per la via il Santo Rosario si portavano a S.Silvestro ad impetrare la grazia della liberazione dal terribile flagello per intercessione potentissima di Maria, e Maria dal suo trono di misericordia ascolto le voci supplichevoli, ed i gemiti del suo popolo, e pregò per loro il suo Divin figliuolo, il quale le suppliche accogliendo della benedetta sua Madre, comandò all’Angelo della morte di rimettere nel fodero la spada della sua giusta vendetta. Difatti fin dal primo giorno del Triduo cessò subito nel paese di Monte Compatri il flagello, e quei che erano stati presi dal colera nei giorni innanzi tutti si guarirono. Miracolo fu questo manifestissimo, poichè da quei medesimi, i quali poco o nulla aveano il cuore di fede, non si potè negare.

Conosciuta perciò la grazia ottenuta, nel giorno dell’ottava di SS. Nome di Maria, dopo intuonato nella Chiesa di S. Silvestro l’Inno Ambrosiano in ringraziamento della  Vergine, fu riportata con il medesimo ordine, col quale era venuta, processionalmente laSanta Immagine, e giunta nella Cappella del Santissimo Crocifisso, fu ribenedetto il paese, e fra lo sparo dei mortari ed il suono del concerto, e delle campane s’avviò alla S. Cappella, e fu riposta la prodigiosa Immagine nel suo Santuario sull’albero del Castagno; vero albero di vita, e sorgente perenne di benedizioni. In riconoscenza della grazia ricevuta la popolazione seguitò a celebrare con grande solennità la festa della Madonna del Castagno nel dì sacro al Santissimo Nome di Maria; ma in quest’anno 1892, ricorrendo il vigeslmo quinto anniversario di tale segnalatissimo favore, si stà preparando per solennizzarlo colla più grande pompa, onore e trionfo ad onor di Maria. Sarà quindi riportata trionfalmente in processione la bell’Immagine nella Chiesa di S.Silvestro, il 14 agosto, ove rimarrà esposta fino agli 11 settembre giorno della sua festa per dare agio alla popolazione di ringraziare la possente benefattrice che la liberò dall’asiatico morbo nel 1867. In tal tempo vi saranno Pontificali, Messe solenni, Panegirici, Comunioni generali e feste popolari, che verranno accennate in apposito programma.

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