Notizie in Controluce

Annele Janitza “la tedesca”

Dal libro di Mirco Buffi – “Momenti Monticiani” edito dall’Associazione Culturale Photo Club Controluce

anneleDa quando sono venuto ad abitare a Monte Compatri, nel dicembre del 1987, ho sempre sentito parlare con tanto affetto e venerazione di una donna: «la Tedesca». È per questo che ho deciso di dedicarle uno spazio e lo faccio riproponendo un articolo pubblicato sul giornale Notizie in… Controluce anno II, n° 1-2, pag. 9, che racconta in maniera più che approfondita la sua storia. Io non potrei aggiungere altro se non la commozione che ho letto negli occhi di qualcuno sentendola ricordare.

«Monte Compatri.

Nel Consiglio Comunale del 30.1.1993 è stata avanzata una mozione d’ordine dai consiglieri Celestino Martorelli e Fausto Bassani, sollecitati in questo da numerosi cittadini: si chiede al Consiglio, a nome dei cittadini di Monte Compatri, di donare alla signora Annele Janitza, per i meriti acquisiti dalla stessa nel periodo 1943/44, un piccolo monumento funebre simile a quello che ospita le spoglie mortali di don Bassani. Questo avendo la signora Annele espresso il desiderio di essere sepolta, alla sua morte, in Monte Compatri. La Redazione di Notizie in… Controluce, associandosi a questa iniziativa, cerca di illustrare a quanti non ne hanno memoria le attività di questo straordinario personaggio con le poche righe che seguono.

L’iniziativa che alcuni monticiani hanno intrapreso per un concreto riconoscimento da parte dell’Amministrazione Comunale e della cittadinanza tutta verso una piccola donna che, per quanto si dice, tanto ha fatto per Monte Compatri nella lunga notte tra l’autunno del 1943, e l’estate del 1994, che ha spinto a scrivere queste righe per porre alcune domande.

Saprebbero i giovani di oggi chi sono e come andrebbero collocati nelle loro dimensioni, nella loro cultura, nella loro fede i Placido Martini, i Mario Intreccialagli, i don Francesco, i don Brivio, Annele la Tedesca?

Vogliamo cominciare con la meno nota ma non meno cara agli occhi dei monticiani: la Tedesca, una figura piena di silenzioso impegno cristiano e civile a cavallo di un periodo storicamente cupo di Monte Compatri fra il 1943 e il 1994.

Truppe tedesche, infatti, erano piombate anche qui. Dopo aver occupato il paese, stabilirono il loro comando a Palazzo Graziani in via Cavour.

A Monte Compatri abitava da tempo presso un Istituto Religioso Annele Janitza, una figlia della Germania, nata a Ratibor nel 1910, all’epoca Prussia Orientale Alta Slesia e dopo gli eventi della Seconda Guerra Mondiale annessa alla Polonia, Annele è tutt’ora vivente.

Nell’ultimo periodo della guerra era una giovane donna nota a tutti i paesani come la Tedesca. Collaborò con le suore Sacramentine di Bergamo, che la ospitavano con due sue figlie, alla salvaguardia dell’Istituto e delle sue ospiti e, quando arrivarono le truppe tedesche, insieme a don Francesco e don Brivio cercò di rispondere con opere di pace all’asprezza e alla caccia all’uomo operata dai propri connazionali in divisa. Per Annele, infatti, Monte Compatri era una grande famiglia da salvaguardare anche a rischio della propria vita. Fu chiamata dal Comando Tedesco per un incarico difficile, quello di interprete e addetto presso gli Uffici Comunali per il lasciapassare e i documenti d’identità.

I giovani di Monte Compatri erano al fronte e rastrellare uomini anziani ancora in grado di lavorare, per spedirli alle trincee di Anzio o Cassino, era una delle frequenti occupazioni dei tedeschi. Annele impedì queste azioni avvertendo famiglie e ricorrendo all’espediente di far suonare le campane della torre come allarme all’intera popolazione, sempre con l’aiuto di don Francesco.

Scattava pure una spirale di delazioni, per cui il comando nazista ebbe ben presto in mano una lista di 35 nomi “sospettati” di attività sovversive. Con la collaborazione di persone di buona volontà, che improntarono una festicciola, e soprattutto del vino locale che annebbiava la mente del responsabile tedesco e dei suoi luogotenenti, Annele riuscì a far distruggere quell’elenco di morte.

Negli ultimi mesi della guerra si inaspriva il fuoco incrociato. Il bombardamento degli Alleati del 30 gennaio 1944 seminò morti e feriti nell’allora Corso Umberto I e nell’albergo Renzi. Annele, intanto, continuava a rilasciare decine di lasciapassare con identità false. Lo fece anche con gli ebrei della zona e con moltissimi altri che in incognito arrivavano da Roma.

Con uno stratagemma, la Tedesca fece liberare anche gli ebrei rastrellati dai nazisti e rinchiusi nel villino Di Bari. A tutti, uomini, donne e bambini, consegnava documenti per la fuga e la salvezza. Infine, Annele fu scoperta e con una delle sue figlie accompagnata da don Franceso, fuggì a San Silvestro, per raggiungere l’altra figlia, dove vivrà in clandestinità gli ultimi giorni prima della liberazione. Qualche tempo dopo il passaggio degli Alleati, don Francesco stilò uno splendido attestato per quello che aveva fatto Annele. Il 4 giugno 1983 il Comune di Monte Compatri e tutta la popolazione invitarono Annele ad una manifestazione a ricordo del suo impegno civile e dell’opera di don Francesco e di don Brivio.

Ai parenti dei sacerdoti, in loro memoria, e ad Annele Janitza venne consegnata una medaglia d’oro in segno d’affetto e di gratitudine».

Annele è deceduta circa tre anni fa e, come da lei desiderato, riposa nel cimitero di Monte Compatri.

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