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#Nonleggeteilibri – La mia battaglia – La morte del padre

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#Nonleggeteilibri – La mia battaglia – La morte del padre

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giugno 10
10:55 2018

La morte del padre (titolo originale: Min Kamp. Fǿrste Bok) di Karl Ove Knausgård, Feltrinelli 2017 traduzione di Margherita Podestà Heir € 11,00 isbn 9788807887130 e-book € 6,99 disponibile al prestito inter bibliotecario SBCR www.consorziosbcr.net

Forse la più grande dote di Knausgård è creare atmosfere, far sentire il gelo della strada norvegese di notte, a Capodanno per esempio, camminando da soli ai bordi d’una carreggiata, mentre nevica, con due sporte di birre “illecite” come fa il giovane Karl Ove che vuole fare l’adulto, e poi far sentire il tepore lasciato dal camino spento al rientro a casa. Quella notte possiede la stessa epica di quella in cui N. Lilin in Educazione Siberiana (Einaudi), racconta il giorno (dilatato a dismisura) del compleanno del protagonista ma qui l’autore lavora con elementi apparentemente banali e alla portata di tutti compiendo miracoli. Il romanzo in realtà è diviso in due grandi blocchi: infanzia e adolescenza dell’autore e ritorno nella cittadina natale di Kristiansand per i funerali del padre assieme al fratello maggiore Yngve. Knausgård deve scrivere del padre, odiato (?) e almeno per parecchie decine di pagine di questo odio non ce n’è traccia. La Critica di serie A, tutto sommato, non ha bocciato il libro per questo, considerando che l’autore fa tutto il contrario di quello che insegnano nei corsi di scrittura creativa: scrivendo a ruota libera di se stesso senza nascondere d’essere il protagonista del romanzo (così vuole farci credere?) e adombrando la genesi dello scritto fra le pieghe degli anni della formazione quale giornalista di fanzine musicali e giornale del liceo. Lo sguardo e la presenza del padre, però, intridono anche le assi del pavimento della confortevole casa che divide solo con lui per qualche anno al limitare d’una foresta, la sua sola fisicità lo terrorizza a tratti, ne avverte l’inquietudine nella sua estrema sensibilità caratteriale, così come si renderà conto della dipendenza dall’amato fratello Yngve tanto che l’allontanamento provvidenziale di questi sarà fondamentale per la maturazione definitiva dell’autore. Nell’infanzia e nell’adolescenza il protagonista sopporta diverse durezze fatte di silenzi, solitudine e cene fredde quando prima il fratello e poi la madre s’allontanano per studiare e lavorare (quest’ultima poi divorzierà definitivamente dal padre). Nella adolescenza sempre intento a pianificare strategie per piacere a qualcuno, gli amici le ragazze, per essere considerato, anche se le cose per molto tempo continueranno a non andare per il verso voluto pur non intaccando il suo entusiasmo di giovane sportivo. Realtà. Come la vita. È così che l’autore è capace di trascinare per decine di pagine sui particolari di giornate in cui bisogna farcela, sempre, anche quando tornando al paese d’origine per seppellire il proprio padre riconosce nella casa in cui il genitore viveva con l’anziana madre, dimora trasformata in una discarica di cibi vecchi e montagne di spazzatura, la disfatta d’una esistenza che credeva vissuta, seppure non felicemente, quasi nella normalità, eventualmente incomprensibile solo per le distanza mentali che lo dividevano dal genitore. Cercherà anche qui le motivazioni giuste per ripartire, lui che è un uomo con le lacrime in tasca, la sensibilità a fior di pelle. Come suggerisce il titolo originale, questo è il primo libro d’una saga di sei volumi quasi del tutto tradotta in italiano se non, forse, per l’ultimo libro. Il titolo ammiccante a La mia battaglia d’un altro, tristemente noto, autore non è stato considerato ben accetto per il nostro Paese. Lo scrittore, in foto, sembra il tipo del belloccio maledetto nonostante la sopraggiunta mezza età (da ragazzo gli dicono che somiglia a Tadzio di Morte a Venezia di Luchino Visconti dal romanzo di T. Mann) ma che non ci s’inganni, la sua è letteratura! (Serena Grizi)

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Educazione siberiana

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