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Olimpiadi etiche? Ma quando?

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Olimpiadi etiche? Ma quando?

Olimpiadi etiche? Ma quando?
agosto 16
13:55 2012

BhopalQuando leggerete queste righe le Olimpiadi a Londra saranno in pieno svolgimento e ognuno se le godrà come più gli piace. Voglio però ricordare in un momento di euforia e di ubriacatura sportiva le tante piccole (!), ma poi non troppo, contraddizioni che sono legate a questo evento storico. Queste non dovevano essere le “olimpiadi più etiche di sempre”? Il comitato organizzativo della manifestazione sportiva, Locog, ha fatto delle pari opportunità e del rispetto dei diritti umani ed etici l’obiettivo principale della sua missione. Prima polemica resa publica è stata la scelta della Dow Chemical Company per fornire un telone decorativo.

La Dow durante la guerra in Vietnam divenne la maggiore produttrice di Napalm e realizzò per prima “Agent orange”, componente chimico defoliante altamente tossico che l’esercito statunitense utilizzò in grandi quantità sulle regioni del Vietnam del Sud, del Laos e della Cambogia, causando tumori, malattie e deformazioni sia nella popolazione vietnamita che nei veterani americani; nel 2001 ha assorbito la Ucc, società responsabile nel dicembre 1984 della strage di Bhopal, India. All’epoca decine di sostanze chimiche letali fuoriscirono dallo stabilimento di pesticidi della Union Carbibe (Ucc); subito morirono tra le 7.000 e le 10.000 persone, mentre altre 15.000 morirono nei mesi e negli anni successivi. Ancora oggi a Bhopal si nasce deformi e si muore per inquinamento del terreno e delle falde acquifere: il sito non è mai stato bonificato. L’Adidas, partner ufficiale di London 2012, si serve di varie fabbriche “delocalizzate” in Indonesia per produrre scarpe e abbigliamento sportivo con il suo marchio. Kathy Marks, corrispondente dal sud est asiatico per il quotidiano britannico The Indipendent si è recata ad aprile di quest’anno a Tangerang, Indonesia, nelle fabbriche “adidas” e ha scritto: «…..una serie di fabbriche dove mancano i basilari diritti: i lavoratori sono sfruttati, lavorano fino a 65 ore la settimana per paghe da miseria, subiscono abusi verbali e fisici, sono costretti a fare straordinari anche non pagati e vengono puniti se non raggiungono gli obiettivi di produzione». Sicuramente l’Adidas per le divise olimpiche degli atleti britannici avrà avuto un bel profitto, ma i lavoratori indonesiani vengono pagati meno di 50 centesimi l’ora. In un comunicato stampa la multinazionale tedesca a queste accuse ha risposto che le condizioni di sfruttamento sono un’eccezione e non la norma, e che gli straordinari degli operai devono essere “volontari”. Come dire per raggiungere un fine, qualsiasi mezzo è lecito…
Inquinamento da petrolioAltri sponsor di questo evento che supportano la Locog: la British Petroleum, responsabile nel 2010 della marea di greggio nel Golfo del Messico, la Rio Tinto, multinazionale mineraria anglo-americana, accusata di inquinamento acquifero e atmosferico in Australia, Stati Uniti e Mongolia. Anche prodotti e oggetti di merchandising legati alle Olimpiadi di Londra 2012 sono stati realizzati in condizioni di sfruttamento e con margini di guadagno irrisori per gli operai (poco più di sette euro al giorno), nonostante le promesse degli organizzatori di rigore e trasparenza. In un recente rapporto pubblicato da Students and Scholars Aganist Corporate Misbehaviour (Sacom), organizzazione che lotta per i diritti dei lavoratori con base a Hong Kong, come riportato anche da AsiaNews, ci sono decine di testimonianze di operai e dipendenti delle aziende cinesi, che producono i gadget legati all’evento sportivo. Nella denuncia emergono inoltre condizioni di lavoro “critiche”, con personale esposto a prodotti chimici e solventi o costretto a orari “fino a tre volte” superiori al consentito. A Shiwei nello Shenzhen, i lavoratori erano costretti a comprarsi da soli le maschere protettive e il loro salario veniva decurtato del 50% se arrivavano con cinque minuti di ritardo al lavoro. Fra le aziende soggette a indagine vi è anche la Xinda nel Guangdong, che ha curato la produzione di 25 milioni di pupazzetti di plastica rappresentanti le mascotte ufficiali dell’evento londinese, Wenlock e Mandeville. Pessime le condizioni ambientali nei reparti di verniciatura: gli operai esposti a sostanze tossiche “sospese nell’aria” lasciavano la fabbrica ricoperti di vernice e persino la loro saliva cambiava colore, mentre altri erano soggetti a malanni o stanchezza cronica. Le «crescenti violazioni», sottolineano gli attivisti Sacom, «mostrano che gli attuali regolamenti sono inefficaci.» Il Cio (Comitato olimpico internazionale) «dovrebbe adottare un codice di condotta per i fornitori» che regoli i compensi, l’orario e le condizioni di lavoro.

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