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Incontri tra Arte e Scienza – Caos e immaginazione nell’arte e nella scienza

8,20

 

Titolo:      Incontri tra Arte e Scienza – Caos e immaginazione nell’arte e nella scienza
Autori:      a cura di Armando Guidoni
ISBN-10(13):      978-88-95736-04-4
Editore:      Edizioni Controluce
Data pubblicazione:      Novembre 2008
Edizione:      I edizione
Numero di pagine:      112
Formato:      150 x 210
Collana:      Scienza

 

Esaurito

Descrizione

 

L’argomento trattato da questa seconda conferenza è: Il caos e l’immaginazione nell’arte e nella scienza. L’associazione Photo Club Controluce, editore della rivista, ha organizzato l’evento invitando cultori dell’arte e della scienza i quali, insieme ai giornalisti, hanno trattato l’argomento prescelto. Con tale manifestazione si intende coinvolgere il pubblico in un processo di crescita culturale ed intellettuale. La presenza contemporanea nella sala di scienziati e giornalisti ha offerto uno scenario divulgativo all’evento.
Armando Guidoni

 

Introduzione
Caos e immaginazione. Un tema profondo, vastissimo, ancestrale. Le connessioni, le varie e possibili sinergie tra questi due elementi – tanto semplici quanto enormi – saranno ben argomentate dagli illustri oratori oggi intervenuti, pertanto non voglio né posso anticipare nulla di ciò che verrà trattato tra poco. Mi limiterò dunque a qualche considerazione introduttiva molto semplice, da vero profano qual sono. Qualcuno dirà: “Ma come, lei che è giornalista si dichiara profano?”. Certamente, e ad essi io rispondo che sarò pure giornalista ma non per questo sono un tuttologo, anche se fra i miei colleghi (specie televisivi) ce ne sono molti che pensano il contrario.
Ironia a parte, le mie considerazioni vogliono solo essere solamente quelle dell’uomo comune che si interroga. In effetti, nell’immaginario popolare il caos ha un valore talmente forte e anche dialetticamente efficace da assumere curiosamente dei significati diversi e spesso contrastanti. Da un lato esso è sinonimo di vuoto pneumatico, di assenza di materia; è il nulla cosmico per antonomasia. Dall’altro è esattamente l’opposto: è il tutto, è la materia informe e disordinata, anarchica, allo stato primigenio. E mentre le due accezioni sembrano fra loro del tutto inconciliabili, non è invece escluso che entrambe siano i due versanti d’una medesima verità. Nel nostro piccolo, anzi piccolissimo mondo quotidiano, però, il concetto di caos viene spesso ridotto a dimensioni invero modeste: è il traffico urbano, è la giungla delle leggi e dei regolamenti, è la società contemporanea con tutte le sue mode spesso stravaganti. Per me personalmente, invece, è anche il meraviglioso disordine ordinato che regna sulla mia scrivania, mentre l’immaginazione è lo sforzo che devo compiere per trovare le mie carte allorché mia moglie decide che quel caos deve essere infine ricondotto ad una realtà più rigorosa e simmetrica.
Ma a parte le battute, vorrei però cogliere un segno importante. Il caos, comunque lo si percepisca, non è mai disgiunto dalla immaginazione, e già la stessa coesistenza di accezioni così differenti – ancorché di basso profilo – sta lì a dimostrarlo. E’ un tema così grandioso che da sempre attrae inevitabilmente l’attenzione su tutta la sua potenzialità, e non importa se esso serve indifferentemente da supporto alle pure chiacchiere tra amici o alle introspezioni degli scienziati e dei dotti. E’ uno di quei macrosistemi o archetipi su cui si fonda l’intera nostra civiltà culturale, come ad esempio la fede, l’amore, o quant’altro.
Ora vorrei porgere due brevissimi e modesti spunti di riflessione. Se talvolta i temi del caos e dell’immaginazione possono forse sembrare concetti inafferrabili, astratti, mi permetto di proporre un piccolo esempio da vero profano quale ho già proclamato di essere. Al di là delle tematiche di fede, la Bibbia resta il Libro dei Libri, quello che ci racconta fra l’altro la storia simbolica della Creazione. La Scrittura comincia con le parole “In principio”, o altre secondo le lingue nazionali, o meglio ancora “Bereshit” in ebraico. L’espressione “in principio” segna perciò la cesura – ideale ma nel contempo anche visibile, sensoriale – che divide il caos dall’ordine del Creato, ecco allora che lo spazio bianco che precede la prima goccia di inchiostro tipografico può divenire ai nostri occhi l’immagine perfetta del caos primigenio, quel “tutto” dal quale ha avuto origine il mondo visibile quale noi lo percepiamo e che cerchiamo di rendere comprensibile proprio mediante l’immaginazione. Volendo ancora azzardare, è come il blocco di marmo – informe ma concreto – nel quale Michelangelo già “vedeva” o presagiva la scultura che ne avrebbe tratto.
Seconda e ultima annotazione. Il caos rappresenta quindi, per certi versi, la giovinezza nel suo senso più ampio: dell’universo e della materia, della scienza e della conoscenza. Un verde stato edenico e primordiale, innocente, giovane appunto. E dove, se non in un contesto così fresco e sorgivo, l’immaginazione può dunque esprimersi ed esercitarsi in tutte le direzioni, al massimo livello?

Vorrei quindi concludere con le parole d’un grande poeta del Novecento, Vincenzo Cardarelli, un poeta delicato e intimista, dimenticato come troppi altri. Chissà che un semplice cantore di versi non abbia anche lui intuito, magari meglio di altri, qualcosa del grande mistero. Sono i versi finali d’una poesia dedicata ad una giovane e capricciosa adolescente, nella quale però il poeta intuisce tutta la forza propulsiva dell’età acerba: “Ama il tempo / lo scherzo che lo seconda / non il cauto volere che indugia. / Così la fanciullezza / fa ruzzolare il mondo / e il saggio non è che un fanciullo / che si duole d’essere cresciuto”
Domenico Rotella

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