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I Tre Varchi

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Titolo:      I Tre Varchi
Autori:      Gian Luca Pieri
ISBN-10(13):      978-88-95736-14-3
Editore:      Edizioni Controluce
Data pubblicazione:      Aprile 2012
Edizione:      I edizione
Numero di pagine:      238
Formato:      170 x 240
Collana:      Narrativa

 

Esaurito

Descrizione

 

Quel giorno… la nebbia. Tutto era diverso, indistinto… Mi sentivo osservato… stranamente osservato… un cane accucciato all’angolo della strada era un mendicante e questo una fontana di ghiaccio e la strada ricoperta dalle foglie degli olmi oramai quasi spogliati da un autunno che stava concludendo il suo cammino: la strada ingiallita dalle foglie. Il vociare degli impiegati, tranvieri, elettricisti, imprenditori, disoccupati, servi e padroni, diveniva sempre più confuso. Tutti rientravano nelle loro case. Alto il volume delle televisioni con i telegiornali, le guerre del mondo e Gabriele Sandri ucciso su un’autostrada e la sospensione del campionato di serie B e di serie C, e lo straripare dei fiumi e le inondazioni e le donne aggredite, violentate e uccise, e i colpevoli impuniti. I furti e gli scioperi e l’auspicato aumento dei salari e il desiderio di far diminuire la disoccupazione e i fiori all’Altare della Patria per ricordare i soldati italiani uccisi a Nassiriya il 12 novembre 2003, e la Ferrari vincitrice del campionato piloti di Formula 1 con Räikkönen… e nuove veline per nuovi calciatori. Due bambini morti in Pakistan, e il nuovo Partito Democratico e la nuova Destra, e il crollo a Matera di una casa rurale dove muore un bimbo di sette anni, e un medico a Milano ucciso durante una rapina, e il nuovo calendario di Keyla Espinoza, e le hostess in bikini per beneficenza, e la bomba atomica dell’Iran, e la Fiat 500 auto dell’anno 2008, e le temperature in forte diminuzione e la “Terza madre” di Dario Argento. Il pianoforte di Ludovico Enaudi da una radio accesa e le note dell’estate di Bruno Martino e poi Chet Baker… il vago melodiare attorno alle finestre velate di fumo e sudore di un locale chiamato Le Vie dei Canti.
Sugli stipiti di pietra, a destra e a sinistra del primo cancello, campeggiavano due poesie; quella di sinistra riportava una poesia di Rilke dei suoi sonetti a Orfeo:

Tacito amico delle lontananze,
senti? gli spazi accresci col respiro.
Nel buio ceppo campanario lasciati
risuonare. Quel che ti consuma

diventerà una forza, con tal cibo.
Va’ fuori e dentro nella metamorfosi.
Quale esperienza ti fa più soffrire?
T’è amaro il bere? E tu vino diventa.

Sii, in questa notte d’eccesso, magia,
nell’incrocicchio dei tuoi sensi il senso
del loro incontro arcano.

E se all’oblio il mondo t’abbandona,
all’immobile terra di’: Io scorro,
e all’acqua fuggevole: Io sono.

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