Notizie in Controluce

L’erba sotto l’asfalto – Storie dalla piana dei Castelli dal ’55 al ‘75

10,66

 

Titolo:      L’erba sotto l’asfalto – Storie dalla piana dei Castelli dal ’55 al ‘75
Autori:      Maria Lanciotti
ISBN-10(13):      978-88-95736-00-6
Editore:      Edizioni Controluce
Data pubblicazione:      Dicembre 2007
Edizione:      I edizione
Numero di pagine:      336
Formato:      144 x 222  inserto di 72 pagine di fotografie
Collana:      Narrativa

 

Descrizione

 

Un’opera che ricostruisce, tessera su tessera, il variegato mosaico di storie e personaggi della nostra città. La descrizione del periodo che va dagli anni ’50 agli anni ’70 è supportato da immagini fotografiche nelle quali molti ciampinesi riconosceranno la loro storia e quella dei loro genitori… Dalle pagine di questo nuovo lavoro … emergono le storie personali, si sprigionano i profumi misti di “parietaria e mentuccia”… e ci si immedesima nello stupore provato dai ragazzini della Folgarella…
Walter Enrico Perandini
Sindaco di Ciampino

 

Un viaggio lungo venti anni
Sovente emerge in noi la sensazione dell’impossibilità di rivivere il passato. Sentiamo che la memoria progressivamente si sfalda. Troppo devastante sembra la forza del tempo che incalza. Ma è luminosa la meraviglia quando le sensazioni preziose del vivere l’illusione del ricordo divengono percezione positiva dell’armonia dell’uomo con la natura, divengono scoperta della comune umanità che lega tutti gli esseri al di là della distruttività degli eventi. Quando questa meraviglia riaffiora nell’anima creativa di uno scrittore, si trasforma in stimolo letterario e culturale. La meraviglia si trasfonde nel lettore che la fa propria, da qualunque luogo o tempo provenga.
Maria Lanciotti, preziosa collaboratrice della nostra rivista “Notizie in… Controluce”, ha descritto uno spaccato di storia che si apre in un arco di tempo di circa venti anni, dal ’55 al ‘75. Una serie di “immagini” vissute da una giovane Maria aperta ad accogliere con ingenuità il “boom economico” del dopoguerra e le aperture della trasformazione culturale del “sessantotto” e poi sgomenta dal “riflusso” che ha annullato le aspettative di un proseguimento nel tempo di quella tendenza. Maria ha rivisto quel periodo riassorbendo stimoli e informazioni, viaggiando attraverso la storia presente, passata e quella del futuro che, come in una linea inesauribile tracciata da una penna, ha costituito la spinta per tramutare in pagine scritte le percezioni e le suggestioni vissute. In questa dimensione si muovono i ricordi, le considerazioni su una generazione sradicata ma affacciata al futuro.
Dal libro di Maria emerge una raccolta di osservazioni che, pur trattando una materia coincidente con l’autobiografia, si presenta quasi come un pretesto per riflettere sulla complessa natura umana: è la vasta e ricca storia della gente di Ciampino sottesa alla sua personale visione della società e della politica. L’autrice ha spostato il mondo delle sue idee su un piano sociale spalmando nel romanzo non solo le sue esperienze, ma anche quelle dei personaggi che ne hanno caratterizzato il cammino. Si è proposta di mettere in luce e di analizzare la presenza del forte influsso popolare nella propria produzione letteraria. I caratteri essenziali dello stile del romanzo sono da individuare nella “spontaneità” del discorso narrativo e nella vivacità con cui l’autrice esprime nei dialoghi il tono del modo di parlare popolare.
…La domenica, mare e ballo. Vicino alla ferrovia di Frascati c’era un campo di vellutello che era una pista magnifica per ballare; c’era una specie di sorgente dove ci si rinfrescava, l’acqua si poteva bere…
I ricordi apparentemente sembrano scritti senza un ordine preciso, in realtà è la stessa scrittrice che rappresenta il legame posto tra i diversi pensieri (il narratore interno) che cerca di raccontare, secondo le proprie opinioni, il mondo che ha vissuto. E ciò avviene all’interno del suo “viaggio” riproiettato sullo schermo della memoria alla luce di innumerevoli “flash” dove “ciò che era” è più che mai vivo, dove il nuovo non è riuscito a coprire le tracce della sua storia. Maria è riuscita a ritrovare, sotto l’asfalto, l’erba che, mai morta, ha caratterizzato i suoi passi:
….Camminare per le vie di Ciampino è come fare un volo radente sul prato rimasto sempreverde sotto asfalto e cemento. Mi capita a tratti di vedere non quello che c’è, ma quel che c’è stato…
E in questo luogo, punto franco e nuovo, una grande estensione libera (La Piana dei Castelli) dove molti anni fa hanno trovato accoglienza “intelligenze sradicate in cerca di nuova collocazione”, è stata prodotta una ricchezza umana le cui tracce, per Maria, emergono scintillanti al suo passaggio e danno il senso della grande opportunità per un avanzamento innovativo “di questa realtà urbana tutta ancora da inventare e apparentemente già conclusa”.
Un avanzamento che deve ripartire dal luogo iniziale:
Come per chiudere un cerchio, i passi mi riportano verso l’imponente complesso del Sacro Cuore e l’antico collegio […] …una pianticella di ortica striminzita tenta la scalata ma si ferma a un palmo da terra, tra fondi di bottiglie e schegge di vetro. Qualcosa mi dice che è da qui che bisogna ripartire, dal punto che più di ogni altro mostra l’abbandono senza ritorno, la fine di qualcosa che fu l’orgoglio di una Ciampino non ancora nata e che non ha più senso nella Ciampino odierna.
Armando Guidoni

 

 

 

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