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Monticiani in divisa

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Titolo:      Monticiani in divisa
Autori:      Tarquinio Minotti
ISBN-10(13):      978-88-95736-07-5
Editore:      Edizioni Controluce
Data pubblicazione:      Aprile 2010
Edizione:      I edizione
Numero di pagine:      386
Formato:      240 x 320 (copertina cartonata)
Collana:      Fotografia

 

Descrizione

 

Quando nei primi anni ’80, iniziammo la raccolta di vecchie fotografie, chiedendo a conoscenti ed amici di metterci a disposizione il materiale fotografico che avevano riposto nei cassetti di casa. Non tutti, inizialmente, ci diedero fiducia, preoccupati di perdere ricordi di famiglia. La pronta riconsegna degli originali, subito dopo averli rifotografati, diede fiducia anche ai più riottosi. Fu così che poco a poco il nostro archivio si è arricchito fino all’inverosimile, dandoci la possibilità, nell’arco degli anni, di poter effettuare diverse mostre fotografiche e di editare alcuni libri fotografici.
Quest’ultima fatica è stata possibile grazie al lavoro di raccolta svolto negli anni passati e alla generosa partecipazione dei cittadini di Monte Compatri che, rispondendo alla nostra ultima richiesta di materiale fotografico, hanno capito che quanto stiamo facendo va ad arricchire la memoria storica di Monte Compatri e che il nostro lavoro rimarrà stimolo per le nuove generazioni.
Nel ringraziare ancora una volta la cittadinanza per la generosità con cui ha messo a disposizione il materiale fotografico, ci scusiamo e ci rammarichiamo per le molte fotografie che, archiviate nei primi anni della nostra ricerca, hanno perso nitidezza e per le quali a poco a poco è valso recuperare contrasto e luminosità con i nuovi prodotti tecnologici.
Tarquinio Minotti
L’occhio della memoria storica e umana
Poche parole per introdurre un’opera che non ha bisogno di parole: parlano le immagini.
Monticiani in divisa è un lavoro che travalica i confini di casa e nazionali, documenta oltre un secolo di storia, a partire dal colonialismo del primo ‘900, passando per i vari disastri e le due guerre mondiali fino ai giorni nostri.
Si partiva in divisa per la guerra gonfi di patriottismo e di propagandati ideali; si partiva per il servizio di leva, che spesso rappresentava la prima – molto spesso unica – opportunità di conoscere altre parti dell’Italia ed allargare gli atavici orizzonti; si partiva volontari per andare a combattere in terre lontane e straniere, per sfuggire la miseria delle campagne e inseguire un sogno di benessere allargato a tutta la famiglia. E partendo, farsi forte di una motivazione per quegli addii più o meno forzati ma sempre dolorosi.
Poche parole, è la storia che parla ed i suoi protagonisti. I suoi testimoni diretti: la gente comune che fa la storia.
La storia delle guerre che ha sempre il volto di giovani vite immolate per l’assurdità omicida a cui la nostra specie sembra incline, senza mai ravvedersi fino in fondo, senza mai trarre insegnamento dai propri ingiustificabili errori.
Sono i volti e gli atteggiamenti di questi nostri ragazzi in divisa che più delle rassegne degli storici o dei resoconti dei cronisti, e ancor più delle arti figurative e degli accenti dei poeti, ci raccontano la storia vera, quella umana, fatta di momenti creduti eterni ma labili allo stesso tempo. Come la memoria se non è coltivata.
È una storia non scritta, passata attraverso le attese – troppe volte vane – delle madri e delle spose e la mai manifesta sofferenza dei soldati, nel loro mettersi in posa per la foto da mandare a casa, cercando le migliori e più tranquillizzanti espressioni.
Fieri e convinti, impettiti e sorridenti, in atteggiamenti scherzosi e virili, soli o in gruppo, con le fasce o i gambali, in divise striminzite e logore o con quelle da parata, i soldati in divisa nulla lasciavano trasparire di loro patimenti, privazioni e paure. E alle loro spalle gli scenari più vari, come così diversi sono i territori che li vedono impegnati nelle tante campagne di guerra o nel momento dell’addestramento alle armi o nel quotidiano svolgimento della vita militare. Poche parole, ma diventano sempre troppe di fronte alla sintesi di una raccolta fotografica, per dire ancora una volta grazie a Tarquinio Minotti per questo suo lavoro – già si prepara al prossimo – frutto, come i precedenti, di una paziente ricerca e di tanto sentimento. Riportare e mantenere in vita tanti nomi e volti altrimenti destinati a scomparire con la consunzione della foto che li ritrae – spesso l’unico ed ultimo ricordo che resta – ribadisce, sulle ultime pagine di questa splendida pubblicazione, il discorso di continuità con le giovani generazioni in divisa, con gli inevitabili cambiamenti che la modernizzazione comporta.
Monticiani in divisa di ieri, l’altro ieri e di oggi: per un racconto epocale senza fratture che si proietta, oltre l’attuale scenario, verso la visione di un mondo che solo indossa divise per un compito di pace e di solidarietà fra i popoli.
Maria Lanciotti

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