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“Qua vota” ‘n dialettu

8,20

 

Titolo:      “Qua vota” ‘n dialettu
Autori:      Anacleto Schina
ISBN-10(13):      978-88-95736-43-3
Editore:      Edizioni Controluce
Data pubblicazione:      Gennaio 2016
Edizione:      I edizione
Numero di pagine:      96
Formato:      170 x 240
Collana:      Dialetti

 

Descrizione

 

Sono amico di Leto da una vita. Eppure non ho mai sospettato di… avere un poeta per amico. L’ho scoperto per caso, mentre parlava con Tarquinio per la pubblicazione di questa raccolta di poesie nella collana di Controluce.
Per farmi perdonare questa mia colpevolissima ignoranza (non è ammissibile che di un amico non si conoscano vita morte miracoli e … poesie!) mi sono offerto di scrivere una breve presentazione.
A proposito, non sono un critico di mestiere, quindi prima di buttare giù queste righe le poesie le ho lette veramente. Trovando subito una piacevole sorpresa, il testo monticiano con a fianco il testo tradotto in italiano, che per quelli di noi che si sono lasciati imbarbarire per troppo tempo dalla vita di città, dimenticando di conseguenza lu monticianu strittustrittu, è un utilissimo sussidio per ritrovare la comprensione e il piacere della lingua natia.
Le ho lette ed anch’io, come già successe a un vecchio collega di Leto, mi sono illuminato di immenso.
Sono bellissime, profonde, sorprendenti, alcune addirittura fiabesche. Popolate di luoghi, di avvenimenti e di usanze che il progresso ha spietatamente cancellato, ma che Leto ci restituisce in forma quasi onirica, conducendoci per mano al ritrovamento del tempo perduto. In ogni poesia, qualunque sia l’argomento che tratta (la ciumaca, la fiera, lu sorellu, monde salomone…), c’è un soffio di quella vita genuina che un tempo aleggiava su Monte Compatri e sui paesi limitrofi, non ancora contraffatta dall’aggressione della cosiddetta civiltà dei consumi.
La scrittura semplice, lineare, priva di qualsiasi orpello intellettualistico è il vero valore aggiunto di questa raccolta e le conferisce quel tocco di schiettezza paesana che sembra quasi sbocciare dalla coscienza collettiva di tutti i monti ciani.
Per questo mi auguro che i lettori, anzi i degustatori, siano veramente tanti. Sono convinto che, come è successo a me, dopo lo stupore iniziale ognuno proverà il piacere e l’ebbrezza e il “desiderio di salire a bordo – nel veicolo del ricordo”, per scoprire che proprio la nostalgia, filo conduttore di tutta la raccolta, rappresenta (a dispetto dei rottamatori di tutte le epoche) l’unica ancora di salvezza del nostro futuro.

Gino Martorelli

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