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Quella santa dei miracoli impossibili

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Quella santa dei miracoli impossibili

Quella santa dei miracoli impossibili
maggio 14
06:33 2018

Il 22 maggio in molte chiese si festeggia Santa Rita da Cascia. Una santa dalle molte particolarità che stranamente si coniugano con la normalità della sua vita, specie di quei tempi, prima come sposa e madre, poi come vedova e infine come monaca agostiniana. Una santa evocata nei casi difficili perché “Santa dei casi impossibili, avvocata dei casi disperati”.
Tutto inizia, si presume, intorno all’anno 1381 quando a Roccaporena, un villaggio presso il comune di Cascia in provincia di Perugia, nasce Rita da Antonio Liotti e Amata Ferri, una famiglia economicamente media, decorosa e tranquilla di credenti in Dio, una famiglia abbastanza normale.
Come si usava a quei tempi, Rita ancora giovanissima, circa 13 anni, una ragazza che aveva intenzione di farsi suora, fu promessa in sposa a Paolo Ferdinando Mancini, un uomo conosciuto per il suo carattere rissoso e brutale. Rita, abituata al dovere non oppose resistenza e sposò quindi l’ufficiale.
Cominciarono così le sofferenze sempre più accentuate da episodi luttuosi che avvennero nella sua famiglia: il marito fu assassinato e nel giro di poco tempo anche i figli lo seguirono nella tomba.
In questa dolorosa situazione, ella, non si abbandonò al rancore, alla vendetta ma, anzi, perdonò gli assassini adoperandosi con tutta se stessa a riappacificare la famiglia del marito con coloro che lo avevano ucciso interrompendo cosi la spirale di odio che si era creata.
Ormai sola, (aveva circa 30 anni) chiese invano di entrare come monaca nel Monastero di S. Maria Maddalena, ma per ben tre volte non fu ammessa, in quanto vedova di un uomo assassinato. La leggenda narra che Rita riuscì a superare tutti gli sbarramenti e le porte chiuse grazie all’intercessione di S. Giovanni Battista, S. Agostino e S. Nicola da Tolentino che l’aiutarono a spiccare il volo dallo ” Scoglio” fino al Convento di Cascia in un modo a Lei incomprensibile. Le monache convinte dal prodigio e dal suo sorriso, la accolsero fra di loro e qui Rita vi rimase per 40 anni immersa nella preghiera.
Santa Rita, 15 anni prima di morire, mentre era in contemplazione e preghiera davanti al Crocefisso, ricevette la singolare “spina” di quella piaga che le si stampò dolorosa sulla fronte, che incessantemente le procurò i terribili dolori e le sofferenze inaudite della coronazione di spine. Ma a questa aggiunse anche il cilicio ed altre mortificazioni come dormire per terra fino alla fine quando si ammalo e rimase inferma negli ultimi anni della sua vita.
S. Rita prima di chiudere gli occhi per sempre, ebbe la visione di Gesù e della Vergine Maria che la invitavano in Paradiso. Una sua consorella vide la sua anima salire al cielo accompagnata dagli Angeli e contemporaneamente le campane della chiesa si misero a suonare da sole, mentre un profumo soavissimo si spanse per tutto il Monastero e dalla sua camera si vide risplendere una luce luminosa come se vi fosse entrato il Sole. Era il 22 Maggio del 1447 ma ci vollero ben 180 anni perché fosse proclamata santa.
La storia di S. Rita fu ricolma di eventi straordinari. A circa 5 mesi dal trapasso di Rita, un giorno di inverno con la temperatura rigida e con la neve, una parente le fece visita e nel congedarsi chiese alla Santa se desiderava qualche cosa, Rita rispose che avrebbe desiderato una rosa dal suo orto. Tornata a Roccaporena la parente si recò nell’orticello e grande fu la meraviglia quando vide una bellissima rosa sbocciata, la colse e gliela portò. Cosi S. Rita divenne la Santa della “Spina” e la Santa della “Rosa”.
Si racconta che, nella sua prima infanzia, Rita, forse lasciata per qualche momento incustodita nella culla in campagna mentre i genitori lavoravano la terra, fu circondata da uno sciame di api. Questi insetti ricoprirono la piccola ma stranamente non la punsero. Un contadino, che nel contempo si era ferito alla mano con la falce e stava correndo a farsi medicare, si trovò a passare davanti al cestello dove era riposta Rita. Viste le api che ronzavano attorno alla bimba, prese a scacciarle ma, con grande stupore, a mano a mano che scuoteva le braccia per scacciarle, la ferita si rimarginava completamente.

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