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Rohingya: Save the Children, un bambino Rohingya su quattro in Bangladesh è malnutrito e a rischio di morte

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Rohingya: Save the Children, un bambino Rohingya su quattro in Bangladesh è malnutrito e a rischio di morte

Rohingya: Save the Children, un bambino Rohingya su quattro in Bangladesh è malnutrito  e a rischio di morte
novembre 02
17:05 2017

Quasi un quarto dei bambini Rohingya sotto i cinque anni scappati in Bangladesh negli ultimi due mesi soffre di malnutrizione acuta[1].
Secondo i nuovi dati di una ricerca effettuata da Save the Children in collaborazione con altre quattro organizzazioni[2], inoltre, circa un terzo di essi sono gravemente malnutriti, il che significa che hanno una probabilità di morire nove volte maggiore rispetto a quelli che non sono malnutriti, poiché sono decisamente più vulnerabili alle infezioni e alle malattie come diarrea e infezioni polmonari.
“La situazione è peggiore di quanto temessimo”, ha dichiarato da Cox’s Bazar Nicki Connell, operatrice di Save the Children specializzata in nutrizione in contesti di emergenza. “Numerosi bambini Rohingya stanno arrivando in Bangladesh già malnutriti. Qui sono costretti a vivere in contesti in cui ricevono un’alimentazione razionata per sopravvivere, dove gli standard di igiene sono carenti, dove è difficile avere accesso ad acqua potabile pulita e, conseguentemente, un sacco di persone si ammalano. Ogni giorno vediamo arrivare alle nostre cliniche bambini che per riuscire ad essere sottratti alla morte hanno un disperato bisogno di alimenti terapeutici”.
L’organizzazione evidenzia che non sono solo i bambini che soffrono. “È raro vedere questo livello di malnutrizione tra i bambini, anche in una crisi come questa, ed è ancora più raro che colpisca in questo modo anche gli adulti. Pochi giorni fa due uomini sono entrati in una delle nostre cliniche, uno pesava 32 kg e l’altro 34 “, ha continuato Connel. “Vedere casi come questo è segnale sicuro di una grande crisi di malnutrizione alle nostre porte. È essenziale che la comunità umanitaria intensifichi i suoi programmi di nutrizione per prevenire una vera e propria catastrofe in cui un gran numero di bambini possono morire”.
I dati preliminari raccolti nelle ultime due settimane, hanno messo insieme informazioni vitali sulle pratiche sanitarie e alimentari di bambini piccoli e donne in 405 famiglie in uno degli insediamenti in cui vivono i Rohingya, sia arrivati di recente che presenti da più tempo. Da tali analisi emergerebbe che i tassi di malnutrizione nelle aree dove si trovano solo i Rohingya appena giunti siano ancora più alti. Pertanto, Save the Children sta rapidamente potenziando il proprio intervento su salute e alimentazione, soprattutto per il trattamento e la prevenzione della malnutrizione.
L’Organizzazione, infatti, sta già operando in due cliniche che forniscono assistenza sanitaria primaria nelle periferie dei campi dove vivono le famiglie più difficili da raggiungere, mentre sono in fase di apertura altre sette cliniche per soddisfare le crescenti esigenze sanitarie. Inoltre, operatori specializzati stanno fornendo un supporto qualificato per l’allattamento al seno alle madri in difficoltà in apposite aree create per loro.
All’inizio di questa settimana Save the Children ha attivato un centro per il trattamento dei bambini malnutriti a fianco alla clinica dell’Organizzazione situata nel campo di Kutupalong e ha in programma l’apertura di altre strutture nel corso delle prossime due settimane. Bambini con malnutrizione acuta ricevono alimenti terapeutici per guadagnare peso e recuperare la salute persa, tuttavia al momento i servizi sanitari a supporto non sono sufficienti per tutti i minori bisognosi.
Nei campi nel distretto di Cox’s Bazar igiene di base e cibo sano sono assenti. Molte famiglie Rohingya faticano a sopravvivere, spesso con un solo pasto al giorno composto per la maggior parte da riso e lenticchie.
“Questa ricerca è lo spaccato più completo che abbiamo della condizione di malnutrizione tra i Rohingya in Balngladesh e dipinge un’immagine molto negativa. È un campanello d’allarme che risuona forte e chiaro. Non possiamo ignorarlo”, ha concluso Connell.

 

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