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Roma: Arte, Mario D’Imperio partecipa a “NOTHING BUT ART”

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Roma: Arte, Mario D’Imperio partecipa a “NOTHING BUT ART”

Roma: Arte, Mario D’Imperio partecipa a “NOTHING BUT ART”
maggio 09
17:11 2018

Roma: Arte, Mario D’Imperio partecipa a “NOTHING BUT ART”
In gara con le opere “Il frutto proibito” e “Cavalcata degli amanti”

Sabato 12 aprile, l’artista Mario D’Imperio prenderà parte alla mostra collettiva “Nothing but Art” nella splendida cornice di Palazzo Velli in Piazza S. Egidio 10 a Roma.
La rassegna, giunta alla seconda edizione, è curata dalla gallerista Anna Isopo di Arte Borgo Gallery e dal critico d’arte Monica Ferrarini di M.F. Eventi ed è patrocinata dalla Regione Lazio e dal I Municipio di Roma Capitale.
Nel corso della cerimonia di apertura, prevista per sabato 12 maggio alle 18.00, una giuria tecnica decreterà i vincitori del Premio d’arte internazionale, collegato all’esposizione.
Mario D’Imperio partecipa alla retrospettiva con due opere inedite: “Il Frutto proibito” e la “Cavalcata degli amanti”.
Nel “Frutto proibito” D’Imperio reinterpreta il celebre episodio del peccato originale, narrato nelle Sacre Scritture, facendo riferimento al frutto del fico, in aperta contrapposizione con il termine “pomum” della versione latina che fece nascere e radicare la convinzione che il frutto proibito fosse da identificarsi con una mela. Eppure il dolce e succoso frutto estivo del fico, che rimanda all’idea della fertilità, dell’abbondanza e della sessualità, era ben conosciuto nel Medioevo e il suo mitico albero fu protagonista anche della leggenda della fondazione di Roma con una pianta sacralizzata sul Colle Palatino.
Il nome scientifico “ficus ruminalis” pare derivi dal latino “ruma”, ovvero mammella. Se spezzato in una qualsiasi delle sue parti, quest’ albero produce un liquido bianco, simile al latte, che richiama anche visivamente l’idea di maternità e nutrimento.
Nella cultura giudaico cristiana il fico, in qualità di “albero che allatta”, finì per assumere una connotazione simbolica legata all’istinto e alla tentazione, quindi a una sessualità colpevole, evidente nel concetto biblico, di caduta da uno stato di grazia ad uno stato di colpa e di espiazione.
“E’ davvero interessante scoprire” afferma D’Imperio “che l’uomo e la donna del medioevo erano ancora a conoscenza di questa visione simbolica, e che fu solo nei secoli successivi al XIV secolo che la mela finì per prendere il posto del fico nel giardino dell’Eden”. E conclude: “Anche nella cripta del Peccato originale a Matera, nel ciclo degli affreschi datati tra l’VIII e il IX secolo, è presente un fico come rappresentazione del peccato”
Nella “Cavalcata degli amanti” lo studio del movimento diventa energia allo stato puro, creata dall’immediatezza del gesto pittorico. Guardando l’opera si riesce a percepire lo scalpitio degli zoccoli del cavallo nell’urgenza della corsa incalzata dai cavalieri – amanti e l’esasperazione furiosa e selvaggia si può davvero “…avvertire il ritmo organico di tutte le cose…sentirne l’intima vita palpitante”, come scriveva Franz Marc, nel 1910, a proposito della rappresentazione degli animali nell’arte e dei cavalli in particolare.
La mostra resterà aperta al pubblico con ingresso gratuito da domenica 13 a giovedì 17 maggio dalle 12 alle 19.
Lo comunica in una nota Emanuele Pecoraro, addetto stampa dell’artista Mario D’Imperio.

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