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febbraio 01
21:10 2018

La politica tende a giocare le sue carte su prospettive di breve termine, mentre oggi più che mai è necessario lavorare sul futuro. Con la scadenza elettorale in mente, tutto si sta schiacciando su un presente inacidito, tutto è funzionale a quei risultati, anche il numero di poveri e di disabili che sono tra noi. Per fortuna che ISTAT ci riporta alla realtà con i numeri, quelli veri, pubblicando lo scorso 27 dicembre i dati provvisori sulla Spesa dei Comuni per i Servizi Sociali relativi all’anno 2015,https://polser.files.wordpress.com/2018/01/29-12-17.pdf

Nel 2015 la spesa complessiva dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale, ammontava a circa 6 miliardi 932 milioni di euro, pari allo 0,42% del Pil nazionale. Si conferma quindi anche per il 2015 la tendenza alla ripresa della spesa per il welfare locale dei Comuni, singolarmente o in forma associata

La spesa di cui beneficia mediamente un abitante in un anno, pari a 114 euro a livello nazionale, è rimasta invariata dal 2013 al 2015. Restano tuttavia profonde differenze territoriali anche all’interno dei confini regionali e provinciali.

Nell’arco degli ultimi dieci anni la spesa è aumentata del 20,7% e si è gradualmente modificata l’allocazione delle risorse fra le categorie dei beneficiari: è rimasta invariata la quota di spesa rivolta alle famiglie con figli e più in generale ai servizi per l’infanzia, quali gli asili nido, il sostegno scolastico, ecc, mentre è aumentato il peso delle risorse destinate alla disabilità, che passa dal 20,4% del 2005 al 25,4% del 2015; la quota dedicata agli immigrati, pur rimanendo marginale, è in lieve aumento: dal 2,4% al 4,2%. Viceversa si è ridotto il peso dei servizi per gli anziani, dal 23,4% al 18,9% e in minima parte anche dei servizi e dei contributi rivolti alla povertà, al disagio adulti e ai senza fissa dimora: dal 7,4% del 2005 al 7% del 2015.

La principale fonte di finanziamento della spesa sociale rilevata sono le risorse proprie dei Comuni (60,5%) e delle associazioni di Comuni (7,1%). Le risorse rimanenti provengono dal fondo indistinto per le politiche sociali (9,2%), dai fondi regionali vincolati per le politiche sociali (14,8%), dai fondi vincolati statali o dell’Unione europea (4,5%), da altri Enti pubblici (2,5%) e da privati (1,4%).

Sarebbe opera buona per gran parte della cittadinanza se anche i tanti  che si candidano a governare le città ci informassero con i dati in loro possesso sulla spesa per i Servizi Sociali nel Comune per il quale si candidano e magari ci presentassero i loro programmi per aumentare tale spesa, nel tentativo di ricucire un tessuto sociale che si sta deteriorando giorno dopo giorno. Il compito di noi cittadini è quello di pungolarli con richieste precise.

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