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Adriano Sofri ha presentato a Velletri ‘Una variazione di Kafka’

Adriano Sofri ha presentato a Velletri ‘Una variazione di Kafka’
Settembre 03
13:42 2018

Adriano Sofri ha presentato a Velletri ‘Una variazione di Kafka’: dubbi, indagini e nuove certezze sulle Metamorfosi

Il genio di Kafka e l’esperienza del saggista che incontra un’anomalia leggendo l’opera principe di Franz con il testo originale a fronte: questa la genesi dell’ultima fatica letteraria di Adriano Sofri, giornalista e scrittore, che ha pubblicato con Sellerio Una variazione di Kafka. Nella prima delle tre date finali di “Velletri Libris”, rassegna ideata e realizzata dalla Mondadori Bookstore Velletri in collaborazione con la FondArC, un tutto esaurito nell’Auditorium della Casa delle Culture e della Musica per un altro incontro interessante e particolare. Il saggio è stato definito un trattato di “storia e filologia letteraria” più che un giallo, e nasce da una lettura attenta delle Metamorfosi di Kafka: un qualcosa, nel testo, ha lasciato Sofri perplesso. Una traduzione forse avventata, questo il primo pensiero del lettore, ha trasformato il “lampione” in “tram”. Da qui l’interrogativo di base che ha scatenato l’indagine e la ricerca: come è possibile un errore tanto grossolano? Adriano Sofri si è dunque spinto ben oltre il semplice dubbio, dando un seguito al quesito con ricerche meticolose che hanno toccato, oltre alle letteratura e alla critica, anche una storia delle traduzioni per capire se a correre sulle pareti della stanza di Gregor fossero i riflessi della luce dei lampioni o della luce del tram. Cercando varie edizioni critiche, Sofri è riuscito a risalire alla prima traduzione – con l’unico obiettivo di appurare l’equivoco – e con un viaggio sia fisico che virtuale, tramite internet, ha individuato e appurato che nel 1925 in Spagna apparse una prima trasposizione del testo kafkiano passata del tutto inosservata rispetto a quella del 1938 firmata dall’autorevole Borges. La sua curiosità e la sua convinzione, dunque, sul fatto che non fosse possibile uno “strafalcione” così eclatante si sono trasformate in certezze comprovate dai documenti (il manoscritto originale di Kafka è custodito ad Oxford e visionabile on line). Una ricerca molto interessante su uno dei capolavori della letteratura mondiale, che Sofri ha presentato con grande cura e senza addentrarsi troppo nel particolare per lasciare al pubblico il gusto della lettura. La seconda parte dell’incontro, invece, si è trasformata in un piacevole dialogo ricco di aneddoti, che a partire dalla letteratura e dall’importanza della precisione nella cultura, ha poi virato sul valore educativo della cultura stessa nella società civile. “Ricordo sempre una mia amica intima” – ha dichiarato il giornalista, spesso interrotto dagli applausi e molto apprezzato per la sua cortesia e la sua acuta ironia – “Carla Melazzini, scomparsa nel 2009, che da ottima insegnante e pedagogista ha creato un’attività di maestri di strada nei quartieri malfamati di Napoli, andando alla ricerca dei bambini che la scuola aveva disperso e riportandoli sulla retta via. Una donna integerrima, che pure si lega a questo libro: infatti” – ha raccontato Sofri – “Carla leggeva le Metamorfosi ai bambini, e per stimolare la curiosità gli chiedeva quale fosse il principale personaggio, o il vero protagonista a cui volevano più bene nel libro di Kafka. La loro risposta era: ‘o scarrafone, perché ogni scarrafone è bella a mamma soja”. Un’ilarità spensierata e spontanea, specchio di uno spaccato d’Italia ancora attuale. Ma a cinquant’anni dal 1968, cosa pensa Adriano Sofri? La risposta è stata pronta e fulminea: “Sono grato di questa domanda, perché alla fine del 1968 ho detto che non avrei più parlato di quegli anni fino agli inizi del 2019”. Un intervento sulla più stringente attualità, però, Sofri lo ha riservato, senza moralismi ma con una lucida analisi di quanto sta accadendo nello scenario politico, nazionale e internazionale: “Io continuo a leggere e a scrivere perché ho il desiderio di capire come è il mondo in cui vivo.  Al momento mi pare ripugnante. Sono molto felice di essere qui e di vedere realtà meravigliose come Velletri, ma al fondo della sostanza è prezioso spostarsi per comprendere certe cose”. Il cenno è alle recenti esperienze in Congo o a quelle precedenti in Kurdistan, che hanno donato al giornalista e saggista la consapevolezza dell’esistenza di rapporti speciali dal punto di vista umano. “Come la gente a Velletri sotto il bombardamento del 1944 capiva magari poco di ciò che succedeva ma instaurava rapporti incomparabili con il proprio prossimo, così avviene all’estero”. L’Italia al momento è, secondo Sofri, “orrenda e fatua”. “Credo che non si possa fare a meno di nessuno di questi due aggettivi. Non abbiamo superato” – ha aggiunto l’autore – “la soglia della tragedia, ma ci siamo incamminati. Il termine ‘fatuo’ lo utilizzo perché mi sembra inconcepibilmente superficiale e stupida questa epoca, ma del resto ogni tragedia attraversa un purgatorio inimmaginabile. Ecco perché sempre più spesso di fronte a quello che accade ci chiediamo ‘Come è possibile?’. La cosa più grave, però, è che i nostri simili cominciano a diventare dissimili da se stessi. Sto scrivendo un altro libro, che spero di presentare anche a Velletri, in cui analizzo dal punto di vista sociologico l’Italia odierna. Adesso credo che il nostro popolo sia diviso in due macro-fazioni, una che pensa ‘Posso dire quello che voglio’ e l’altra che dice ‘Come fanno certe persone a tirare fuori determinate affermazioni?’. Dopo un passaggio sulla vicenda delle ONG, a suo avviso spartiacque per il periodo storico, e la constatazione amara di una lungimiranza avuta anni fa quando scrisse su un giornale che un accordo tra Cinque Stelle e Lega sarebbe potuto nascere proprio sui migranti a seguito dell’infelice frase sui “taxi del mare”, Sofri ha concluso con una riflessione: “La classe dirigente ci ha autorizzato a dire cose di cui prima l’italiano medio si vergognava. Se prima gli operai si sentivano attori di un cambiamento, auspicato o in forma radicale o in forma graduale, adesso è una lotta a vedere se gli ultimi ce l’hanno con gli altri ultimi”. Diverse domande, prima del firma-copie, hanno chiuso una bella serata, priva di retorica e di pregiudizi, e utile a riflettere ascoltando uno scrittore e saggista che ha portato un contributo molto importante per qualità e quantità di informazioni. “Velletri Libris 2018”, intanto, si prepara al rush finale: Giancarlo De Cataldo (lunedì 3 settembre), Fortunato Cerlino, Giovanni Allevi, Manlio Castagna e Marco Giallini (domenica 9 settembre) concluderanno una grande rassegna, indimenticabile e mantenuta su livelli altissimi. L’appuntamento con la letteratura è, come sempre, alla Casa delle Culture.

 

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