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ALBANO LAZIALE. UNA CITTA’ CHE NON SI TRASFORMA E MUORE

ALBANO LAZIALE. UNA CITTA’ CHE NON SI TRASFORMA E MUORE
Agosto 24
21:24 2025

In una recente intervista Francesco Rutelli, già sindaco di Roma degli anni Novanta, ha affermato: “Le città vivono se si trasformano, un po’ come le lingue che muoiono se rimangono statiche”. “L’idea di rimanere immobili è sbagliata, ci vogliono a volte drastiche trasformazioni”.

Partendo da queste premesse ci si può interrogare: qual è il futuro di Albano Laziale guardando alle principali trasformazioni avvenute nel passato?

L’innovazione fondamentale è avvenuta nel secondo secolo dopo Cristo con la costruzione dei Castra albana: un piccolo borgo è diventato un fortilizio animato dai legionari della Seconda Legione Partica.

Nel Diciottesimo secolo la città ha conosciuto una trasformazione radicale con la realizzazione del Tridente barocco e la costruzione di residenze signorili.

La terza trasformazione è quella del boom edilizio avvenuto dopo la Seconda Guerra Mondiale che ha visto un aumento della popolazione da 14.000 abitanti agli odierni 40.000. Nel dopoguerra la parola d’ordine è stata non soltanto ri-costruire, ma costruire-costruire. La città si è trasformata: nel centro storico si è proceduto ad una edificazione intensiva su aree di uliveti e di orti (Villa Ferraioli, Miramare, ecc.) senza una reale pianificazione e senza la realizzazione di adeguate infrastrutture. L’abusivismo edilizio tollerato e troppo spesso giustificato come di necessità (“devo costruire la casa di mia figlia che si sposa”), è stato di fatto il leit motive dello sviluppo delle frazioni di Cecchina e Pavona dove oggi risiede la metà della popolazione e che vivono tutti i disagi delle periferie urbane. Il piano regolatore generale approvato nel 1974, e incredibilmente ancora vigente, prevede un’espansione demografica possibile di 60.000 abitanti. In mezzo secolo la “politica” di Albano Laziale non è stata in grado di aggiornarlo.

Il quarto momento topico è quello attuale, quello dell’occasione sprecata del PNRR. Il Comune di Albano Laziale, vista l’opportunità di acquisire e gestire fondi purchessia, ha presentato una serie di progetti per una cifra enorme sotto la dizione di “Rigenerazione urbana”, ma non c’è stata alcuna rigenerazione urbana. In assenza di un piano di sviluppo urbano, sono state estratte dai cassetti vecchie proposte inopinatamente approvate per un totale di 22 milioni di euro (che dovranno essere in larga parte restituiti dai cittadini all’Europa). I progetti, invece di attuare un disegno innovativo per affrontare i problemi attuali e futuri, sono stati utilizzati per l’ordinaria manutenzione della città: il rifacimento di Piazza Carducci (600.000 euro); la pista ciclabile (306.000 euro); la ristrutturazione di  Palazzo Savelli (2,5 milioni di euro); il percorso  di congiungimento Cisternoni-Anfiteatro romano (200.000 euro); gli alloggi comunali (4,9 milioni di euro); la rotatoria su via Nettunense (1,9 milioni di euro); e così via. Il PNRR avrebbe dovuto essere utilizzato per realizzare infrastrutture fisiche (irreggimentazione delle acque piovane con serbatoi, piantumazione di alberi, cattura dell’energia solare, riqualificazione del Tridente barocco di fatto abbandonato, infrastrutture per l’accoglienza dell’infanzia (asili nido, ecc.) e delle persone anziane che nel futuro aumenteranno in modo esponenziale), e infrastrutture sociali (sicurezza legata alle migrazioni e al contrasto alla criminalità organizzata, efficientamento della struttura burocratica del Comune che necessita una profonda revisione con investimenti nella formazione del personale utilizzando anche strumenti come l’intelligenza artificiale, equilibrio tra esseri umani e animali in una realtà in cui questi sono in numero analogo a quello dei neonati).

Nello stesso periodo il Comune di Roma ha deciso di costruire l’l’inceneritore di Santa Palomba. L’impianto, che brucerà 600.000 tonnellate all’anno di rifiuti indifferenziati, inquinerà ulteriormente il territorio di Albano Laziale – e degli altri Comuni, compresa Roma – con un pesante impatto sulla salute e sull’economia locale e con conseguente riduzione dei valori delle aree, delle abitazioni, e la compromissione delle attività agricole di pregio.

Albano Laziale è ormai entrato in un tunnel. Rifacendosi alle riflessioni di Rutelli, la città è destinata a cessare di vivere, non essendo grado di rinnovarsi; una città con un personale politico inadeguato, una classe dirigente invisibile, un territorio ormai largamente sfruttato, che non è in grado di richiamare o accogliere risorse provenienti dall’esterno visto che quelle gestite del Comune riescono a malapena a mantenere l’ente locale in vita e che nella città non sono disponibili capitali privati di significative dimensioni. C’è da osservare tuttavia che, quando c’è un progetto forte e condiviso, le risorse si trovano: un esempio virtuoso è rappresentato dalla città di Ariccia che è stata capace di acquisire Palazzo Chigi e l’area di Colle Pardo sottraendola alla speculazione edilizia.

Albano Laziale sta procedendo seguendo in modalità “finché la barca va”. Ciò non è più sostenibile: la città o si trasforma o muore. La sfida è epocale e da far tremare i polsi.

E’ necessario, ma non sufficiente, che la così detta “lotta politica” non continui, diversamente dal passato, a ruotare sul numero di preferenze alle urne e sulle alleanze tra un numero spropositato di liste a cui di fatto non corrispondono veri partiti politici, ma che il dibattito produca un programma che consenta di uscire dal tunnel nella riaffermazione dei valori fondanti di una civiltà millenaria e della Costituzione.

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