Esistono nel territorio di Genzano, poco distante dall’Appia Antica, i resti di un antico Castello, quello di San Gennaro, eretto intorno al XIII secolo su una cisterna romana risalente al IV secolo a.C. Attualmente proprietà privata, il rudere, denominato Il Castellaccio e il terreno circostante sono stati messi in vendita. Così alcuni consiglieri comunali di minoranza, Flavio Gabbarini, Piergiuseppe Rosatelli, Cristian Di Veronica e Rosario Neglia si stanno muovendo perché possa essere acquistato dal Comune e diventare patrimonio pubblico: questo l’oggetto dell’interessante conferenza pubblica, accolti da Samuel Nocera, che ha avuto luogo sabato 24 maggio 2025 presso il Centro Studi “A. De Gasperi” a Genzano, grazie ai dotti interventi del Dott. Alberto Silvestri, della Dott.ssa Maria Cristina Vincenti e il Dott. Luigi Ciotti. Ciascuno di loro ha messo in evidenza l’importanza storica di questo bene archeologico che abbraccia diversi periodi storici e trasformazioni dall’epoca romana a partire dal IV-III secolo a.C., a una villa romana con cisterna e ambienti termali risalenti fino al I sec. d. C. e infine la realizzazione del castello, attribuito alla famiglia Annibaldi, nel XII secolo.
Curiosità vuole che s’apra e si sfogli il II volume della Campagna Romana del Tomassetti che scrive e documenta – ne riporto alcuni stralci sparsi – di un castello diruto detto di San Gennaro, da un’antica chiesa scomparsa esistente nel XIII secolo. E’ stato un importante centro lanuvino in contatto con Roma e un sito fortilizio strategico nel Medioevo. Si presenta – scrive sempre Giuseppe Tomassetti – imponente quantunque rovinato. Si nota, tra i ruderi una piscina romana che alimentava una villa antica. Le torri sono rettilinee, ma irregolari, diverse tra loro: alcune in piedi, una conservata, ma senza piani interni; vicino una specie di chiesa e grossi parallelepipedi di peperino. Una vigna posta all’interno – scrive ancora lo storico – ha guastato tutto.
All’esterno numerosi pozzi destinati a contenere frumento e altri prodotti agricoli. Dai Savelli agli Annibaldi, passando per il monastero di Sant’Eufemia, il castello venne distrutto nel 1303 e Benedetto XI, già vescovo veliterno assolse i Velletrani dalle irregolarità contratte nella devastazione fatta contro gli Annibaldi: signori del castello erano Giovanni, figlio di Trasmondo e Riccado di Giacomo Annibaldi.
Nel Medioevo il tenimento era immenso, riferisce sempre il Tomassetti, 456 rubbia, ma in più occasioni fu diviso: nel 1783 risultava frazionato in tre parti: del collegio di San Bonaventura, del cardinale Conti e del Capitolo Vaticano. Proprietari nel momento della ricerca dello storico (mancato nel 1911) risultavano essere il marchese Muti-Bussi in una parte, il principe Barberini in un’altra e numerosi proprietari di vigne.
Di questa fortificazione restano tratti di mura in blocchetti di tufo e ruderi di torrioni: da scavi per lavori agricoli, ancora oggi capita di rinvenire reperti dell’antica costruzione: frammenti di colonne sculture e altri elementi che confermano il valore storico del complesso che, se divenisse proprietà della città, darebbe maggiore pregio al patrimonio già esistente: più volte i consiglieri Gabbarini e Rosatelli, durante l’incontro, ne hanno sottolineato l’importanza per Genzano, che troverebbe nella nuova proprietà archeologica e storica, un valore aggiunto.
Un incontro, quello di sabato scorso, con duplice ricaduta per chi era presente: conoscere la storia e importanti aspetti del nostro territorio e del nostro passato e, per chi scrive, la speranza che anche a Rocca di Papa si consolidi una sensibilità volta al recupero e alla valorizzazione di quell’enorme patrimonio archeologico che si trova sulla vetta di Monte Cavo: pensare a quel luogo sacro nel tempo, bonificato dalle orribili antenne e restituito ai cittadini come preziosa sottolineatura d’importanza storico culturale, sarebbe veramente un grande dono per tutti gli abitanti dei Castelli Romani.






















































































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