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AMSI-UMEM-CO-MAI-AISC NEWS-UNITI PER UNIRE-RADIO CO-MAI INTERNAZIONALE SOSTENGONO IL “SÌ”

AMSI-UMEM-CO-MAI-AISC NEWS-UNITI PER UNIRE-RADIO CO-MAI INTERNAZIONALE SOSTENGONO IL “SÌ”
Giugno 03
14:07 2025

REFERENDUM CITTADINANZA, AMSI-UMEM-CO-MAI-AISC NEWS-UNITI PER UNIRE-RADIO CO-MAI INTERNAZIONALE SOSTENGONO IL “SÌ” PER UN’ITALIA PIÙ INCLUSIVA E GIUSTA.

PROF. FOAD AODI: “Siamo stati tra i primi, già nel 2003, a chiedere pubblicamente e istituzionalmente la riduzione del requisito di residenza da dieci a cinque anni per ottenere la cittadinanza italiana. Questa modifica è indispensabile non solo per garantire una reale integrazione sociale e culturale”.

ROMA 3 GIU 2025 – L’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), l’Unione Medica Euromediterranea (UMEM), l’Agenzia Mondiale AISC News – Informazione Senza Confini, e il Movimento Internazionale “Uniti per Unire”, con Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia) e Radio Co-mai Internazionale, a nome di tutte le comunità e associazioni aderenti in Italia e all’estero, esprimono il loro pieno e convinto sostegno al “Sì” al referendum sulla cittadinanza che si terrà l’8 e 9 giugno prossimi.

Ad intervenire è il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista internazionale, esperto in salute globale, Direttore dell’AISC News, membro del Registro Nazionale degli Esperti FNOMCeO, già quattro volte consigliere dell’Ordine dei Medici di Roma e docente presso l’Università di Tor Vergata, da anni attivo nella promozione della salute globale e dei diritti civili e sociali degli stranieri in Italia.

“La nostra posizione come AMSI, come AISC News, come Uniti per Unire, come Co-mai insieme a tutte le comunità e associazioni straniere che rappresentiamo, è chiara e inequivocabile: sosteniamo con forza il voto a favore del Sì, specialmente su questo referendum per la cittadinanza.

Siamo stati tra i primi, già nel 2003, a chiedere pubblicamente e istituzionalmente la riduzione del requisito di residenza da dieci a cinque anni per ottenere la cittadinanza italiana. Questa modifica è indispensabile non solo per garantire una reale integrazione sociale e culturale, ma anche per eliminare ostacoli professionali che penalizzano ingiustamente molti sanitari di origine straniera, impossibilitati a partecipare a concorsi pubblici a causa del mancato accesso alla cittadinanza.

L’Italia, rispetto ad altri Paesi europei, è arrivata più tardi ad affrontare le dinamiche migratorie, ma proprio per questo è urgente e necessario intensificare politiche di integrazione concrete e strutturate.

La cittadinanza deve rappresentare non solo un passaporto, ma un senso di appartenenza reale alla comunità nazionale, fondato su rispetto reciproco, diritti e doveri condivisi.

Questa battaglia per una “buona immigrazione” e una “buona sanità internazionale” la portiamo avanti da oltre vent’anni. La vera civiltà di un Paese si misura anche dalla capacità di includere e valorizzare tutti i suoi cittadini, a prescindere dalla loro origine.

Diciamo no alle strumentalizzazioni e a ogni forma di propaganda discriminatoria. Ribadiamo ancora una volta, come abbiamo sempre fatto, che l’Italia non è un Paese razzista, ma è anche vero che alcune slogan e proposte legislative trasmettono un preoccupante profumo di razzismo.

Noi continueremo a batterci per un’Italia più giusta, solidale, interculturale, e per un sistema sanitario che riconosca il merito e la professionalità di tutti, italiani e stranieri, nel rispetto della Costituzione e dei diritti umani”.

Il referendum in programma chiede agli elettori se vogliono abrogare la parte dell’articolo 9 della legge 91/1992 che impone il requisito di 10 anni di residenza per i cittadini extra UE che desiderano ottenere la cittadinanza. In caso di approvazione, si tornerebbe al requisito dei cinque anni. A beneficiarne sarebbero decine di migliaia di cittadini stranieri con permesso di soggiorno di lungo periodo, compresi numerosi professionisti sanitari, i cui percorsi lavorativi sono spesso ostacolati da norme troppo rigide.

Le associazioni guidate dal Prof. Aodi sostengono da sempre una riforma della legge sulla cittadinanza, anche attraverso lo ius scholae e lo ius culturae, per valorizzare il contributo delle seconde generazioni e di chi ha dimostrato con i fatti di essere parte attiva e integrante del tessuto sociale italiano.

Aodi ricorda che il 65% dei professionisti della sanità di origine straniera non possiede la cittadinanza italiana e, per questo motivo, è penalizzato: non può partecipare ai concorsi pubblici, nonostante – secondo la normativa italiana ed europea – l’accesso al lavoro e le disposizioni in materia di immigrazione prevedano la possibilità di concorrere anche senza cittadinanza. Purtroppo, questo grande numero di professionisti viene escluso, nonostante la grave carenza di personale sanitario che affligge il sistema.

Inoltre, per le nuove generazioni, ogni giorno si presentano ostacoli: difficoltà burocratiche e limitazioni per chi non ha la cittadinanza italiana, anche se è nato in questo Paese, si sente italiano a tutti gli effetti e rispetta ogni legge.

Aodi, a nome delle associazioni e dei rispettivi direttivi, dice no agli slogan e alla propaganda politica: il referendum sulla cittadinanza ha un valore che va ben oltre gli interessi dei singoli partiti. In gioco c’è la crescita culturale e sociale del nostro Paese.

 

 

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